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La Luna si sveglia: Regina dell'Ombra non si cela più!

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Il rombo dei tuoni non riuscì a coprire il suono del tradimento che proveniva dalla mia camera da letto. "È meglio con me o con Olivia?" chiese la voce di Clara. La risposta di Theodore, il mio compagno, l'Alfa, fu un pugnale nel cuore: "Lei è solo uno sfogo. Olivia è... diversa."

Diversa. Io, Olivia, che avevo rinunciato alla mia essenza, alla mia salute e al mio lupo per lui, per essere la sua Luna perfetta e madre di nostro figlio Leo.

In un istante, sei anni di dedizione svanirono. Il colpo finale giunse da Leo, nostro figlio, che promise gioielli a Clara se avessi taciuto.

Con mano tremante, composi un numero che avevo giurato di non usare mai più. Una sola chiamata, una sola parola, bastarono per mettere in moto il mio destino. Mi chiesi, con un senso di amaro distacco, quali maschere sarebbero crollate quando me ne fossi andata per sempre.

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Capitolo 1: La notte in cui cambiò tutto
Capitolo 1: La notte in cui cambiò tutto (Punto di vista di Olivia) Guardai il video porno del mio compagno, Alfa Theodore, e della tata di nostro figlio, Clara, per tutta la notte. Lo schermo del telefono brillava nell'oscurità della mia camera da letto, proiettando ombre nette sul mio viso. Le mie dita tremavano mentre riproducevo il video per la centesima volta. Ogni gemito, ogni spinta, ogni parola sussurrata si incidevano più profondamente nella mia anima come artigli d'argento. La notte scorsa un tuono mi aveva svegliata di soprassalto. La tempesta fuori corrispondeva al caos che si stava scatenando nel mio petto mentre mi allungavo sul letto, trovando il lato di Theodore freddo e vuoto. Il suo profumo aleggiava sulle lenzuola di seta, ma lui era sparito. Lo avevo cercato prima nel suo studio. Vuoto. Poi l'avevo sentito: un suono sommesso proveniente dal primo piano. I miei piedi nudi scesero silenziosamente la scala di marmo, seguendo il rumore come una falena attratta dalla luce. La porta della stanza di Clara era leggermente socchiusa. Una luce dorata filtrava attraverso la fessura, accompagnata dal suono inconfondibile di carne contro carne. Il mio cuore si fermò. Attraverso la fessura, lo vidi. Il mio compagno da dieci anni. Colui che era destinato a me, che mi amava profondamente sin da quando eravamo adolescenti, il padre del mio cucciolo Leo: Theodore; stava spingendo Clara contro il davanzale della finestra, penetrandola con violenza da dietro. La pioggia batteva violentemente contro il vetro, la sua uniforme da infermiera era arrotolata intorno alla vita. Si trattava forse di qualche strana perversione? "Oh, Alfa," ansimò Clara con voce grondante di soddisfazione mentre Theodore la inchiodava contro il davanzale della finestra. "Sei molto più grande di..." "Zitta," ringhiò Theodore, stringendole forte i fianchi mentre la scopava con violenza e brutalità. "Piccola troia, vestita così... vuoi solo che ti scopi fino a farti perdere i sensi, vero?" I suoni osceni del loro accoppiamento riempivano l'aria, ogni spinta bagnata era una pugnalata al mio cuore. "Dimmi," miagolò Clara, inarcando la schiena contro di lui, "è meglio con me o con la tua preziosa Luna?" Il respiro mi si mozzò in gola. Come osava... La mano di Theodore si spostò per afferrarle il seno, stringendolo con forza. "Non sei altro che un giocattolo, Clara. Una bambolina sexy da usare quando ho bisogno di sfogarmi. Non osare paragonarti a Olivia." "Allora perché la droghi ogni notte?" lo provocò lei, strusciandosi contro di lui. "Perché metti dei sonniferi nel suo prezioso tè se non preferisci me nel tuo letto?" Il mio sangue si gelò. "Perché è troppo debole per soddisfarmi," ringhiò Theodore, mentre i suoi colpi diventavano più violenti. "Da quando ha dato alla luce Leo, è fragile. Patetica. Ho bisogno di te, troia, per scoparti." No. No, no, no. Il tè alla tuberosa. Quello che mi aiutava a dormire così serenamente ogni notte. Quello che Theodore preparava personalmente per me con tanta cura, dicendomi che mi avrebbe aiutato a riprendere le forze dopo il difficile parto di Leo. Era tutta una bugia. Mi aveva drogata. Da quanto tempo? Anni? Tutto questo per poter sgattaiolare qui e accoppiarsi con la tata di nostro figlio come un animale in calore. Le mie mani tremavano mentre tiravo fuori il telefono, le dita a malapena ferme per iniziare a registrare. Ripresi tutto: il loro spostamento dal davanzale della finestra al divano, poi finalmente al letto di Clara. Ogni spinta, ogni gemito, ogni sussurro d'amore che avrebbero dovuto essere miei. "Ecco, così," gemette Theodore, il viso contorto dal piacere mentre Clara gli avvolgeva le gambe intorno alla vita. "Prendilo tutto, piccola puttana." "Sì, Alfa," gridò lei, graffiandogli la schiena con le unghie. "Fecondami come hai fecondato la tua Luna." Quelle parole mi colpirono come pugni. Barcollai all'indietro, quasi lasciando cadere il telefono mentre la bile mi saliva in gola. Quando finalmente riuscii a tornare nella nostra camera da letto, la mia camera da letto, crollai sul letto e guardai di nuovo il video. E poi ancora. E ancora. Theodore non tornò più quella notte. Mentre l'alba faceva capolino dalle finestre, dipingendo tutto con sfumature dorate e rosa che un tempo mi sarebbero sembrate bellissime, presi la mia decisione. L'Olivia che aveva sopportato in silenzio, che aveva trovato scuse per la distanza del suo compagno, che si era incolpata per non essere all'altezza... quell'Olivia era morta con il sorgere del sole. Avevo chiuso. Theodore era sul punto di diventare il Re Alfa del Territorio Settentrionale. Poteva credere che io fossi intrappolata, indebolita dalla perdita del mio lupo durante il parto di Leo, dipendente dalla sua protezione e dal suo sostegno. Ma Theodore non sapeva chi fossi veramente. Quegli anni in cui pensava che io avessi trascorso a studiare all'estero in Europa? Mi ero allenata con l'organizzazione ribelle di Matthew Kane, diventando il suo braccio destro più fidato. La leggendaria “Cipher” non era solo una storia di fantasmi sussurrata tra i lupi del branco. Ero io. E ora, sei anni dopo, Matthew Kane regnava come Re Alfa del Territorio Europeo. Le mie dita tremavano mentre scorrevo i miei contatti fino a un numero che avevo memorizzato, ma che non avevo mai osato chiamare. Il telefono squillò una volta. Due volte. "Livvy? Sei tu? Finalmente mi hai chiamato." La voce di Matthew era esattamente come la ricordavo: calda, forte, rassicurante. "Sono io," sussurrai, con la voce rotta nonostante i miei sforzi per rimanere forte. "Matthew, io... ho bisogno di aiuto. Puoi tirarmi fuori di qui?" Il silenzio calò tra noi. Ero a disagio. Erano passati sei anni; lui aveva ancora bisogno di me? Senza il mio lupo, sembrava che non gli fossi più di alcuna utilità. "Certo," disse infine, potevo sentire il sorriso nella sua voce anche se il tono era velato di preoccupazione. "Ho aspettato sei anni per questa chiamata, Livvy. Dammi un mese per prepararmi. Sai che tipo di controllo ha Theodore sul Territorio del Nord adesso, dobbiamo stare attenti." Il sollievo mi invase con tale forza che quasi scoppiai a piangere. "Vorrei portare con me mio figlio Leo. È possibile?" "Due biglietti aerei," rispose Matthew senza esitazione. "Livvy, tra un mese verrò personalmente a prenderti per riportarti a casa." Casa. Quella parola mi sembrava straniera e meravigliosa sulla mia bocca. Terminai la chiamata e mi avvicinai alla scrivania, tirando fuori un calendario con mani che finalmente sembravano ferme. Cerchiai con un pennarello rosso la data di tra trenta giorni, un colore audace e provocatorio sul foglio bianco immacolato. Trenta giorni alla libertà. Il conto alla rovescia era iniziato.

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