Era già sotto le coperte e le smossi i capelli con la mano, andando poi al bagno.
Doccia veloce, boxer puliti e pantaloncini e tornai in camera da letto.
In silenzio, entrai sotto le coperte e mi misi dal mio lato del letto a pancia in su, con il braccio destro piegato ad angolo sotto la testa.
Poco dopo, lei si mosse e si voltò, avvicinandosi a me come faceva ogni notte.
Si rannicchiò sul mio petto abbracciando il mio braccio sinistro che era rimasto libero perpendicolare al mio corpo.
Lo alzò e si mise sotto, così da farsi abbracciare poggiando la testa sul mio petto.
Sorrisi a quel suo modo di sistemare il suo cuscino.
"Sei comoda?"
Le chiesi sottovoce.
"Kessa!"
Mi disse affermativamente, in Valyriano ed io sorrisi.
"Ah, siamo grandi però certe cose non le abbandoniamo eh?"
Le dissi per provocarla.
"Gno! Le cose belle no."
Rispose.
Sospirai e abbassai lo sguardo per guardarla.
"E il Valyriano è una cosa bella?
Le chiesi.
"Si, perché lo sappiamo solo io e te."
Rispose sbadigliando.
Le baciai la testa sorridendo.
"Buona Luna, piccolo Devasto."
Le sussurrai.
"Buona Luna, Orso."
mormorò piano.
Mi risvegliai da solo nel letto, di soprassalto.
Avevo imparato a risvegliarmi quando non percepivo più lei nel mio letto, questa cosa mi era rimasta da che era bambina e temevo che facesse qualche guaio.
Guardai l'orologio erano le 8:00 del mattino ed eravamo andati a letto solo poche ore prima.
Non sentivo trafficare in cucina quindi capì che Elara non era scesa per preparare la colazione, ma allora dove era finita?
"Elle? Dove sei?"
Chiesi con voce roca, ma non la percepii in bagno.
Mi misi a sedere nel letto, passando una mano sul viso per svegliarmi meglio, scrutando l'oscurità data dalle tende tirate nella stanza.
Un brivido mi percorse la schiena, un'inquietudine ormai familiare che mi accompagnava quando non sapevo dove fosse lei.
Mi alzai, allertando i sensi di lupo e la individuai in salotto.
Scesi le scale, silenzioso come un predatore e trovai le tende del salotto aperte, vidi due ombre sul divano e sentii delle voci.
Strinsi i pugni riconoscendo la voce di Elara assieme a quella di mio fratello Damiano.
Elle! Damiano! Che diavolo sta succedendo qui?
"Poi mi rivolsi a lui".
Ma guarda chi ci fa l'onore di venirci a trovare.
"Esclamai sarcastico."
Mike, io... noi... stavamo solo parlando.
Disse lei, guardandomi un po' preoccupata.
"Non ti sei vestita."
Le feci notare, guardando che indossava ancora la camicia da notte di ieri sera.
Damiano si alzò, mettendosi tra me ed Elara.
"Rigel, calmati.
Siamo solo qui a parlare."
Mi partì un ringhio dal petto.
"Parlare? A quest'ora? Con lei così? Non prendermi per stupido, Damiano, potevi presentarti in un'orario decente, è stato capodanno ieri era ovvio che ci avresti trovato ancora a letto."
"Ma guarda che non c'è niente di male, ho una pausa dal tour nordamericano e sono tornato a casa per un paio di settimane.
Ha compiuto 15 primavere e sono passato a portarle un regalo, com'è tradizione."
Mi disse indicando un pacchetto quadrato ben incartato.
"Le 15 primavera sono una data importante appunto, volevo solo renderle omaggio per salutare la lupa che è diventata."
Continuò guardandola di traverso e le fece l'occhiolino con la sua solita faccia da schiaffi e lei gli sorrise un momento, per poi tornare seria avendo capito che ero alterato.
"Ha quindici anni! È una ragazzina!
Non ne sa niente di cose che credi tu e che sicuramente sai tu."
Gli dissi senza pensare che forse l'avrei ferita.
Ma era vero, una parte di me non riusciva a vederla del tutto una donna, anche se il lupo che custodivo aveva di gran lunga superato questo valico mentale e dentro di me c'era un'eterna lotta tra prenderla, baciarla e possederla sul primo mobile libero o continuare a trattarla come una ragazzina.
Mio fratello scosse la testa.
"Perché tu l'hai rinchiusa in una torre inespugnabile quasi segregandola!
Per i lupi è adulta.
E comunque, non sono affari tuoi se passo a salutarla, lei è anche la mia di sorella.
E la conosco da prima di te.
Se Madre mi avesse ascoltato, sarebbe restata sotto la nostra protezione, non la tua!"
Sputò fuori colpendo un nervo scoperto."
Non provarci, Damiano!
Lei è...
🐺 NOSTRA!
....sotto la mia protezione.
Madre l'ha affidata a me, ci sarà un motivo no?
La smettere di parlare come se io non ci fossi?
"Urlò lei arrabbiata."
"Non sono un osso!"
Decretò.
"Ho quindici anni e voglio scartare il regalo di Damiano, Mike.
Smettila di trattarmi come se avessi cinque anni!
Damiano ha ragione, non mi fai uscire, non mi permetti di andare alla Rupe e ora non vuoi neanche che io veda Damiano!"
Sbottò lasciandomi senza parole, mentre sul viso di mio fratello si dipinse un'espressione soddisfatta.
Contai da uno a millecinquecento socchiudendo un attimo gli occhi e alzai le mani a mezz'aria.
"Ok. Ti chiedo scusa, Elle, ho esagerato.
Apri questo benedetto regalo e chiudiamo la questione."
Dissi guardando mio fratello con lo sguardo di chi aveva qualcosa in sospeso.
Mi trovavo con lei, una quindicenne con la voglia di sentirsi finalmente adulta e mio fratello, 23 primavere e ormoni ballerini e forse la cosa migliore era fingere di accettare la cosa piuttosto che apparire come il lupo cattivo della situazione.
"Che ne dici di assaggiare il pandoro di ieri? Se Logan ne ha lasciato ancora, intendo."
Chiesi a mio fratello, dichiarando che sarei stato in cucina e che non l'avrei lasciato da solo con un enorme sorriso sulla faccia.
"Come rifiutare una tale offerta."
Mi fece il verso lui sedendosi di nuovo sul divano, invitando con uno sguardo lei a fare lo stesso.
Entrai in cucina e presi un vassoio per preparare caffè e lassativo... no, caffè e latte al mio adorato fratellino e aprii il frigo.
"Ragazzi ma che fame stamattina!"
Sentii la voce di Logan provenire dal salotto."
"Buongiorno piccola Daisy! Damiano!"
Li salutò con tono allegro e sentii loro due salutarlo a loro volta.
"Che freddo, non trovi?
C'è il camino spento.
Mettila che poi ti ammali."
Disse avvolgendola in una coperta che la copriva da capo a piedi, nascondendo tutto quello che la camicia da notte lasciava in bella vista e poi venne in cucina da me."