Brasile, Stato di São Paulo – Litoral Sul Paulista. Città di Praia Grande, Domenica 19 maggio 2013 - “Una giornata festiva in casa lontano dai turisti”
Come in tutti i fine settimana, Learco evitava di mescolarsi con la bolgia dei paulistas e dei paulistanos che dall’interno scendevano a torme sul litorale. In quei due giorni di confusione turistica, il “Caipirinha” restava a riva ed egli era uso invitare qualche conoscente a pranzare, a casa sua, la Domenica. Era un’abitudine che aveva preso per passare il tempo, dilettandosi, dietro i fornelli e cucinando i tipici piatti della gastronomia italiana. Gli piaceva stupire i suoi invitati con quelle pietanze a loro sconosciute. Quel giorno, l’invitato di turno era Pedro - Pierre Louis Cartier - il pescatore bretone.
«Uhm… che profumino! Che cosa hai preparato di buono, genovese?» chiese Pedro, affacciandosi sulla porta di casa che dava direttamente nel soggiorno con l’angolo di cottura.
«È una peperonata con melanzane e patate… fritte» rispose Learco, sollevando il coperchio della padella. Lo spettacolo era invitante: un’insalata - se così la si può definire - di: melanzane fritte, peperoni gialli e rossi fritti con le patatine, il tutto affogato in salsa di pomodoro insaporito d’aglio, prezzemolo ed origano. I colori parevano posti con sapiente maestria così come Learco faceva sulla tavolozza, quando dipingeva.
«È una ratatouille di verdure!» esclamò il bretone, ponendo sul lavello di cucina un bel pesce, da lui pescato, nella notte precedente.
«No! Qui non ci sono le zucchine e neppure le cipolle e, poi, gli ingredienti sono differenti e tagliati a listerelle e non a rondelle» specificò Learco che, di cucina francese, se ne intendeva.
«Ah… se lo dici tu! Ma questo me lo cucini con riso bianco e salsa di cocco?» chiese Pedro.
«Salsa di cocco? Ma nemmeno se fossi matto…» rispose, indignato, Learco che poi aggiunse: «… la fine di un dentice come questo è al forno, servito con aglio e prezzemolo oppure, se proprio vuoi della salsa, te ne propongo due: salsa maionese rosata e salsa verde.»
«Mayonnaise? Oui, avec Mayonnaise… facciamolo così!» disse Pedro umettandosi il labbro superiore.
«Sta bene, ma la salsa maionese la preparo io… a mano, secondo il metodo antico» disse di rimando lo scrittore, prendendo le uova dal frigorifero per metterle a bagno in una soluzione disinfettante.
Poco dopo, mentre il forno faceva il suo lavoro sul pesce, quattro torli d’uova venivano, abilmente lavorati. Dopo circa tre quarti d’ora il dentice, sapientemente, mondato di pelle e spine, veniva impiattato e sia la maionese sia la salsa verde stavano lì accanto, in due salsiere, bell’è pronte.
«Uhm, che buona questa salsina verde… cosa ci hai messo dentro?» chiese Perdo, mentre, dimentico della maionese rosata, se ne spalmava un bel po’ sul pesce.
«È semplice: ho messo nel frullatore del prezzemolo, pinoli italiani, capperi, tuorli d’uovo cotti, mollica di pane inzuppata nell’aceto, olive verdi disossate, olio, aglio e… acciughe conservate sotto sale.» rispose Learco.
«Acciughe? Vuoi dire quelle che qui non esistono ma che chiamano alici?» chiese Pedro, meravigliato.
«Sì proprio quelle» confermò Learco, ridendo.
«Sono carissime: costano un sacco! Dove le hai prese?»
«Per le alici, ho usato la pasta d’acciughe in tubetto che ho portato, in gran quantità, dall’Italia. Anche i pinoli, che qua non esistono, vengono dal mio Paese» spiegò Learco, porgendogli il tubetto della pasta di acciughe. Era un normale tubetto come quello per la pasta dentifricia, ma il contenuto era, ovviamente, di sapore diverso. Pedro lo rigirò tra le mani e poi, svitato il tappo, ne volle assaggiare un po’.
«Genovese, è merveilleux… délicieux pâté de poisson!» disse Pedro, dopo averlo spalmato sul dito ed infilato in bocca.
«Dì un po’… com’è che assaggi le cose usando le dita?» chiese Learco.
«Non saprei… è così che si fa dalle mie parti, in Bretagna» rispose perplesso per quella domanda.
«In Bretagna, sanno mangiare ed assaggiare…» disse Learco, che continuò a spiegare: «…devi sapere che le salse si assaggiano sulla carne. Quando non se ne ha, a disposizione, si usa il dito.»
«Chi ha detto una tale corbelleria?» chiese, incredulo Pedro.
«Luigi Carnacina che è stato un cuoco e gastronomo italiano. Grande Chef, autore di numerosi libri di cucina internazionale» rispose Learco, ricordando un ciclo di lezioni di culinaria ricevute in quel di Firenze.
«Ah, tá bom!» rispose Pedro, questa volta in portoghese, abbozzando. Il pesce fu divorato con le due salse, prima con una e poi con l’altra, ma la stessa fine fece anche la ratatouille, come l’aveva chiamata Pedro. La lavatura dei piatti toccò al bretone mentre l’asciugatura fu a cura del genovese. Quella della lavatura a carico degl’invitati, era stata una tradizione “inventata” da Learco: lui cucinava e gli ospiti, dopo, lavavano i piatti. Si divideva così, equamente, il lavoro.