Brasile, Stato di São Paulo – Litoral Sul Paulista. Città di Praia Grande, Sabato 18 maggio 2013 - “Origini del culto degli Orixas”
Prima di proseguire nel racconto, è bene che il lettore apprenda alcune notizie che gli serviranno per meglio capire il seguito, quando si parlerà di “Iemanjá”.
Si narra che i primi schiavi, importati dall’Africa, per il lavoro negli engenhos de açucar e per la costruzione delle fortificazioni della nuova città di Salvador da Bahia, fossero giunti già prima, del 1529. Nell’anno successivo gli arrivi degli schiavi africani, sbarcati con i polsi e le caviglie costretti dalle catene, erano molto consistenti. Quella che calpestavano con i loro piedi, incatenati, era la “Terra da Vera Cruz” sulla quale i marinai portoghesi, capeggiati da Pedro Alvarez Cabral, erano approdati il 22 aprile del 1500, prendendone possesso in nome di Sua Maestà Manuele I, della Casata Aviz-Beja, Re di Portogallo. Le navi negriere, con a bordo il loro carico di merce umana, facevano la spola con le coste dell’Angola, per sbarcarlo nella più grande colonia che il regno lusitano possedesse: la coltivazione della canna da zucchero aveva bisogno di braccia giovani e robuste. Le navi imbarcavano merce umana in Angola e la sbarcavano in Terra da Vera Cruz, dove caricavano prezioso “pau brasil” - l’albero della “Caesalpinia echinata”- da portare in Portogallo per la tintura dei tessuti. Con l’importazione degli schiavi negri - prigionieri di guerra tra tribù africane, venduti ai portoghesi dagli stessi loro fratelli di razza - venne importato anche il culto degli Orixas. I colonizzatori portoghesi, e neppure i primi padri gesuiti presenti nella colonia, potevano immaginare che il Candomblé, quel culto nato dalla religione africana, sarebbe divenuto parte importante dei quel semicontinente eppena scoperto.
La nascita e lo sviluppo della religione del “Candomblé” in Brasile, non sono recenti. Il Candomblé si sviluppò in Brasile dalle conoscenze dei sacerdoti e delle sacerdotesse africani giunti nel Nuovo Mondo come schiavi nel periodo che va dal 1529 al 1888. In questo arco di tempo i missionari cattolici convertirono in massa gli schiavi, i quali tuttavia mantennero sotterraneamente vive le loro tradizioni religiose. Fu allora che il culto degli “Orixas” venne associato a quello dei santi cattolici, per cui ancora oggi a ciascuna delle divinità del “Candomblé” corrisponde una figura del culto cristiano: ad esempio ad “Oxala” il dio della creatività e figlio della divinità suprema “Olorum” corrisponde “Gesù” mentre a “Omolu” il dio guaritore delle epidemie, corrisponde “San Lazzaro”. Gli schiavi brasiliani erano originari di svariati gruppi etnici, tra cui gli “Yoruba”, gli “Ewe”, i “Fon” ed i “Bantu” . I mercanti di schiavi li classificavano per porto di imbarco, pertanto la loro vera origine etnica poteva non essere esattamente corrispondente a quella che veniva loro riconosciuta. Siccome il “Candomblé” nacque in maniera quasi indipendente in ciascuna di queste diverse nazioni negre, si articolò in varie “sette”, assumendo spesso nomi che derivavano dal luogo di origine; per questo il termine “Candomblé” designa vari riti con differenti stili. È possibile distinguere queste nazioni fra loro, dal modo di suonare “l’atabaque”, il tamburo rituale che accompagna, con la musica l’intera cerimonia, ritmata anche con le mani o con le bacchette. Ma le si distingue, anche, dalla musica, dalla lingua usata nei canti religiosi, dai nomi delle divinità, dai colori e dalla foggia dei costumi, dal modo di ballare e da alcune diversità nel rituale. Nonostante ci sia un pantheon di divinità numeroso, il “Candomblé” non è propriamente una religione politeista; esiste una divinità primordiale chiamata “Olorun” dalla quale son nati gli “Orixas” ai quali ha delegato il suo potere. La maggior parte dei brasiliani lo identifica con Dio: quello cristiano. Il “Candomblé” cerca un rapporto armonioso fra tutte le parti che compongono l’essere umano, il cosmo e la società mettendo in equilibrio tutti questi aspetti. L’universo sacro è reale ed i fedeli partecipano al mondo invisibile, questo mondo sacro esiste, si può sentire e entrarvi in contatto. Generalmente chi lo pratica ha nei confronti del “Candomblé” una profonda fede nelle energie superiori della natura. Ogni persona è un frammento della divinità dalla quale ha ereditato le caratteristiche fisiche, psichiche ed energetiche. Nel suo complesso, il “Candomblé” rende omaggio ad un centinaio di divinità; tuttavia solo una decina di esse sono onorate nella maggior parte dei “terreiros” delle grandi città come Salvador da Bahia, Rio de Janeiro o São Paulo. Per ogni “Orixá” esiste l’abbinamento, oltre che con un santo cristiano, anche con determinati frutti. Ne sono un esempio: “ Iansã” con Santa Barbara ed il frutto “romã”, “Iemanjá” con la Madonna della Concezione ed il frutto “dell’arancio” - “Omolú” con San Rocco ed il “mais” - “Obalua” con San Lazzaro e la “cabaça” - “Oxalá” con il Signore dell’Universo ed il frutto del “cocco” - “Oxum” con N.S. delle Candele ed il frutto “pinha” - “Xangô” con San Geronino ed il “cacao” - “Ogun” con Sant’Antonio e la noce di “cajú” - “Oxossi” con San Giorgio e “l’abacaxí” - “Erê” con i Santi Cosma e Damiano, la “goiaba”.