XVIL’oggetto alieno Un giovedì di fine marzo, Dario Morganti lo passò nelle chiuse a bruciare le frasche della potatura degli ulivi. Da più di un mese stavano sparse a terra a rinsecchire. Giorno dopo giorno rinviava quell’incombenza. Per un motivo o per un altro era sempre indaffarato: a dipingere, a viaggiare per presenziare alle inaugurazioni di mostre collettive, a visionare stampe e libri antichi da vendere ai mercatini dell’antiquariato. Così rinviava quel lavoro faticoso stancante impegnativo, eppure necessario. Gli ulivi erano sparpagliati alle falde del monte Cologna, e, nonostante le difficoltà che presentavano per la loro posizione erta e scomoda, Dario li coltivava con impegno e dedizione. Durante la raccolta si faceva aiutare da un paio di paesani in cambio d’olio. Anno dopo

