11 Il risveglio aveva l’invadenza del trillo del telefono cellulare. Era ancora in terrazzo, coricato sul divanetto di rattan bianco. A terra era appoggiato il bicchiere ed a fianco la bottiglia di rum mezza vuota, segno che durante la notte non ne aveva abusato. Guardò il display: era Capurro. “Mi scusi dottore se la disturbo...” “Peppino... ma che ore sono?” “Quasi le dieci.” “Minchia, mi addormentai...” L’insieme di emozioni della sera prima gli aveva giocato un brutto scherzo, trascinandolo in una sorta di coma indotto. Era come se il suo fisico avesse deciso di reagire ad esse con la politica del sonno profondo, tanto intenso da non essere disturbato né dal sole che si levava presto, né dai rumori di fondo dell’ambiente circostante. Solo il maledetto trillo telefonico era riu

