CAPITOLO 10

676 Words
CAPITOLO 10 Uscita di corsa dal salotto, Natascia giunse sino alla serra. Quivi si fermò tendendo l’orecchio alla conversazione che si svolgeva di là e aspettando Borìs. Già cominciava a rodersi dall’impazienza, e, pestando i piedi, stava quasi per piangere perché egli tardava a uscire, quando udì i passi di lui non rapidi né lenti, ma risoluti. Natascia si nascose in fretta e furia dietro a grossi vasi di fiori. Borìs si fermò in mezzo alla stanza, diede un’occhiata, scosse via un granello di polvere da una manica della divisa e si accostò allo specchio, osservando il suo bel viso. Natascia, dal nascondiglio in cui si trovava, guardava attenta a ciò che stava per fare. Il giovane rimase per un momento davanti allo specchio, sorrise, poi si diresse verso la porta di uscita. La fanciulla fu lì lì per chiamarlo, ma dopo aver riflettuto un attimo, si trattenne. “ Cerchi, cerchi pure!”, disse tra sé. Non appena Borìs fu uscito, dall’altra porta comparve Sònja, tutta rossa in viso, mormorando tra le lacrime parole di collera. Natascia frenò il suo primo impulso che fu quello di slanciarsi verso di lei e rimase nel nascondiglio, come sotto un berretto magico che le permetteva di osservare non vista, ciò che accadeva nel mondo. Provava un piacere nuovo tutto particolare. Sònja, mormorando rapidamente qualcosa, teneva lo sguardo rivolto alla porta del salotto; sulla soglia comparve Nikolàj. - Sònja! Che hai? E’ possibile?... - disse egli, correndo verso la fanciulla. - Niente, niente, lasciatemi - esclamò Sònja, singhiozzando. - No, so di che si tratta... - Benissimo; allora, se lo sapete, andate pure da lei! - Sò-o-nja! Lasciami dire una parola. E’ possibile che ci dobbiamo tormentare tutti e due per una cosa immaginaria? - disse Nikolàj, prendendole una mano. Sònja non ritirò la mano e smise di piangere. Natascia, immobile e quasi senza respirare, osservava con occhi scintillanti dal suo nascondiglio, pensando: “Che accadrà, ora?”. - Sònja! Non m’importa nulla della gente! Tu sola conti per me, - disse Nikolàj - e te lo dimostrerò. - Non mi piace che tu parli a quel modo! - Bene non lo farò più! Perdonami, Sònja. - E, attirata a sé la fanciulla, la baciò. “ Ah, come dev’essere bello!”, pensò Natascia e, allorché Sònja e Nikolàj uscirono dalla stanza, essa li seguì e chiamò Borìs. - Borìs, venite qui! - disse con aria furba e significativa. - Ho bisogno di dirvi una cosa. Qui, qui... - aggiunse, e lo condusse nella serra, proprio in mezzo ai vasi dietro ai quali si era nascosta prima. Borìs, sorridendo, la seguì. - Allora, qual è “questa cosa”? - chiese il giovane. Ella si turbò, si guardò attorno e, scorta la sua bambola su di un vaso, la prese in braccio. - Baciate la bambola, Borìs... Borìs guardò con tenerezza il viso animato di Natascia e non rispose. - Non volete? Ebbene, venite qui! - ella disse e, gettata via la bambola, s’inoltrò più profondamente tra i vasi e i fiori. - Più vicino! - sussurrò afferrando l’ufficialetto per i polsini. Sul suo viso, intensamente rosso, si leggevano timore e gravità insieme. - Neppure me volete baciare? - sussurrò in tono appena udibile, guardando di sottecchi il giovane, sorridendo e quasi piangendo per il turbamento. Borìs arrossì. - Quanto siete strana! - esclamò, chinandosi verso di lei e facendosi sempre più rosso, incerto sul da farsi e rimanendo in attesa. Natascia a un tratto saltò su di una cassa in modo da essere più alta di lui, gli cinse il collo con le braccia esili e nude e, gettati indietro i capelli con un rapido movimento della testa, lo baciò sulla bocca. Poi, scivolando tra le piante, raggiunse l’altro lato della stanza e, abbassata la testa, si fermò. - Natascia... - disse Borìs; - sapete che io vi amo, ma... - Siete innamorato di me? - lo interruppe la fanciulla. - Sì, sono innamorato, ma vi prego non facciamo più ciò che abbiamo fatto ora... Dobbiamo lasciare passare ancora quattro anni... Allora io chiederò la vostra mano. Natascia rifletté. - Tredici, quattordici, quindici, sedici... - disse poi, contando sulle dita sottili. - Sta bene! Siamo d’accordo, allora? E un sorriso di gioia fiduciosa le illuminò il viso. - D’accordo! - rispose Borìs. - Per sempre? - chiese la fanciulla. - Sino alla morte? E, preso Borìs sottobraccio, con il viso illuminato dalla felicità, si avviò con lui verso l’attigua camera dei divani.
Free reading for new users
Scan code to download app
Facebookexpand_more
  • author-avatar
    Writer
  • chap_listContents
  • likeADD