CAPITOLO 11

1462 Words
CAPITOLO 11 La contessa si sentiva così stanca per le visite che ordinò di non ricevere più nessuno e il portiere ebbe solo l’ordine di invitare a pranzo tutti coloro che si fossero presentati per fare gli auguri. La contessa voleva parlare a tu per tu con la sua amica d’infanzia, la principessa Anna Michàjlovna, che aveva appena veduto di sfuggita da quando era arrivata a Pietroburgo. Anna Michàjlovna, con il viso triste e simpatico, si avvicinò alla poltrona della contessa. - Sarò assolutamente sincera con te - prese a dire Anna Michàjlovna: - ormai sono pochi gli amici di un tempo che ci sono rimasti! Per questo mi è tanto cara la tua amicizia! Poi guardò Vera e si interruppe. La contessa strinse la mano all’amica. - Vera, possibile che tu non capisca e non ti accorga che la tua presenza qui è superflua? Va’ con le tue sorelle, va’... - disse la contessa, rivolgendosi alla figliuola maggiore che non pareva molto amata. La bella Vera ebbe un sorriso sprezzante ed evidentemente non si sentì per nulla offesa. - Se me lo aveste detto prima, mamma, me ne sarei già andata - rispose, e si ritirò nella sua camera. Ma, nell’attraversare il salottino, notò che presso ad ognuna delle due finestre sedeva una coppia. Si fermò e un sorriso sdegnoso sfiorò le sue labbra. Sònja era seduta accanto a Nikolàj che le stava ricopiando dei versi: i primi che avesse composto. Borìs e Natascia stavano presso l’altra finestra e, all’entrare di Vera, tacquero. Sònja e Natascia la guardarono con espressione colpevole e felice a un tempo. Era piacevole e commovente vedere quelle due fanciulle innamorate, ma quella vista non suscitò in Vera alcun sentimento gradevole. - Quante volte vi ho pregati - disse - di non toccare le cose mie? - E prese il calamaio che Nikolàj stava usando. - Eccolo, eccolo... - rispose questi, intingendo ancora una volta la penna. - Non sapete mai fare le cose a tempo opportuno - disse Vera. - Poco fa siete entrati in salotto in modo che tutti se ne sono vergognati. Quantunque tutto quello che diceva fosse perfettamente giusto - o forse proprio per questo - nessuno le rispose, e tutti e quattro si limitarono a scambiarsi un’occhiata. Vera si fermò in mezzo alla stanza con il calamaio in mano. - E quali segreti potete avere alla vostra età, tu, Natascia, e tu, Nikolàj, e voi due, Borìs e Sònja? Stupidaggini! - Ma a te che importa, Vera? - rispose Natascia, con una vocetta dolce e implorante. Quel giorno ella era evidentemente più buona e più affettuosa del solito verso tutti. - Sì, stupidaggini - ripeté Vera - e mi vergogno per voi. Quali segreti potete avere? - Ognuno ha i propri... Noi ti lasciamo in pace con il tuo Berg... - riprese Natascia, accalorandosi. - Credo che non vi dobbiate occupare dei fatti miei, - replicò Vera - perché nelle mie azioni non c’è mai nulla da ridire. Ma io riferirò alla mamma come ti comporti con Borìs! - Natàlija Ilìnisna si comporta verso di me molto bene - disse Borìs. - Non posso davvero lagnarmi... - Smettetela, Borìs... Siete un tal diplomatico! - (La parola “diplomatico” veniva molto usata dai ragazzi con il significato particolare che essi solevano darle). - Tutto questo è insopportabile! - esclamò Natascia con voce tremante nella quale vibrava l’offesa. - Perché Vera mi rimprovera così? Tu, queste cose non le capirai mai, - proseguì rivolta a Vera - giacché non hai mai amato nessuno: non hai cuore, tu! Sei soltanto una “madame de Genlis” ! - (Questo soprannome, considerato molto offensivo, era stato dato a Vera da Nikolàj). - E il tuo piacere più grande consiste nel dare fastidio agli altri. Fa’ la civetta con Berg quanto ti piace... - esclamò con foga. - Senza dubbio io, in presenza di ospiti, non correrei dietro a un giovanotto! - Bene, hai raggiunto il tuo scopo - intervenne Nikolàj; - hai detto cose spiacevoli a tutti, hai rovinato tutto! Andiamo nella camera dei ragazzi! Tutti e quattro, come uno stormo d’uccelli spaventati, si alzarono e uscirono dalla stanza. - Mi hanno detto delle cose sgradevoli, mentre io non ho detto nulla a nessuno - concluse Vera. - “Madame de Genlis! Madame de Genlis!” - gridarono dietro all’uscio delle voci canzonatorie. La bella Vera, che produceva su tutti un effetto così spiacevole e irritante, sorrideva e, per nulla turbata da ciò che le avevano detto, si accostò allo specchio e si rassettò la sciarpa e i capelli. Osservando il suo bel volto parve diventare anche più fredda e più calma. Nel salotto, intanto, la conversazione continuava. - Ah, “ma chère” , - diceva la contessa - non è tutta rosea la mia vita! Credi che non mi renda conto che, con il tenore di vita che conduciamo, le nostre ricchezze non potranno durare a lungo? E tutto per causa del club... E non ci riposiamo neppure quando viviamo in campagna! Il teatro, le partite di caccia, e Dio sa che altro! Ma perché ti parlo di me? Dimmi un po’ come mai ti sei ridotta così! Spesso mi meraviglio, Annette, che alla tua età tu debba correre da sola in carrozza da viaggio a Mosca, a Pietroburgo, andare da tutti i ministri, da tutti i personaggi importanti... e che tu riesca a cavartela con tutti! Non riesco proprio a capire come fai... - Ah, amica mia! - rispose la principessa Anna Michàjlovna. - Che Iddio ti guardi dal provare quanto sia duro restar vedova, senza mezzi e con un figlio per il quale hai una vera adorazione! - proseguì con un certo orgoglio. - La necessità insegna. Quando ho bisogno di vedere uno di quei pezzi grossi, gli scrivo un biglietto: “La principessa Tale desidera conferire con il Tale...” e mi presento. Ci ritorno due, tre, anche quattro volte, sino a quando non ho ottenuto ciò che mi occorre. Poco m’importa di ciò che pensano di me! - A chi ti sei rivolta per Bòrenka? - chiese la contessa. - Tuo figlio è già ufficiale della Guardia, il mio Nikoluska è soltanto allievo. Non abbiamo nessuno a cui raccomandarlo. A chi ti sei rivolta, tu? - Al principe Vassilij. E’ stato molto gentile. Ha subito acconsentito a inviare una relazione all’imperatore - disse con entusiasmo la principessa Anna Michàjlovna, dimenticando del tutto l’umiliazione che aveva subito per raggiungere il suo scopo. - E’ invecchiato il principe Vassilij? - chiese la contessa. Non l’ho riveduto dal tempo degli spettacoli in casa Rumjanzòv. Credo che non si ricordi più di me. Mi faceva la corte... - rammentò la contessa, con un sorriso. - E’ tale e quale, - rispose Anna Michàjlovna - sempre gentile e amabile. “Les grandeurs ne lui ont pas tourné la tête du tout” [Gli onori non gli hanno dato alla testa.] “Mi rincresce di non poter fare di più per voi, mia cara principessa”, mi ha detto. “In ogni modo, comandatemi!”. Sì, è veramente una eccellente persona e un ottimo parente. Ma tu sai, “Nathalie” , quanto sia grande il mio amore per mio figlio. Non so che cosa farei per la sua felicità. La mia situazione è così triste, - aggiunse Anna Michàjlovna in tono afflitto, triste e a voce più bassa - triste al punto da poterla definire terribile. Il mio disgraziato processo divora tutto ciò che possiedo, senza andare avanti di un passo. Figurati che non ho più dieci copechi, “à la lettre” , e non so come farò a pagare la divisa di Borìs... - Tirò fuori il fazzoletto e si mise a piangere. - Mi occorrono cinquecento rubli e non ho che un biglietto da venticinque. Capirai che in una situazione simile... La mia unica speranza è ora riposta nel conte Kirìll Vladimìrovic’ Bezuchov. Se egli non vorrà aiutare il suo figlioccio (è il padrino di Borìs) e fissare una cifra per il suo mantenimento, tutti i miei sforzi saranno stati inutili: non potrò fornirgli il corredo militare. La contessa piangeva e, in silenzio, rifletteva. - Io mi chiedo spesso, - riprese la principessa - forse commettendo un peccato... mi chiedo spesso: il principe Kirìll Vladimìrovic’ vive solo... è immensamente ricco... Perché vive? La vita per lui non è più che un peso mentre Borìs incomincia appena adesso a vivere... - Senza dubbio lascerà qualche cosa a Borìs - osservò la contessa. - Dio solo lo sa, “chère amie” ! Questi ricconi sono talmente egoisti... Ma io andrò da lui con Borìs e gli dirò francamente come stanno le cose. Pensino e dicano di me ciò che vogliono! Non me ne importa niente, giacché si tratta dell’avvenire di mio figlio. - La principessa si alzò. - Adesso sono le due, e il pranzo avrà inizio alle quattro... Farò in tempo a ritornare. E con la disinvoltura di una signora di Pietroburgo molto affaccendata e che sa utilizzare bene il suo tempo, Anna Michàjlovna mandò a chiamare il figlio e uscì con lui nell’anticamera. - Addio, mia cara - disse alla contessa che l’accompagnò sino alla porta. - Prega che io riesca nel mio intento... - aggiunse a bassa voce, per non essere udita dal figlio. - Andate dal principe Kirìll Vladimìrovic’, “ma chère” ? - chiese il conte, uscendo nell’anticamera dalla sala da pranzo. Se il principe sta meglio, pregate Pierre di venire a pranzo da me. Egli è già stato qui altre volte e ha ballato con le figliuole. Diteglielo senza fallo, “ma chère” . Ora andrò a vedere che cosa fa Taràss... M’ha detto che in casa Orlòv non c’è mai stato un pranzo come il nostro di oggi!
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