SANAA
Non ho bisogno di aprire gli occhi per sapere che è ancora qui.
Il suo braccio mi cinge come una dolce costrizione.
Il suo torso contro la mia schiena è caldo, solido.
E tra le mie cosce, sento ancora le sue tracce.
Non dorme.
Sento il suo respiro caldo contro la mia nuca.
E quel peso, lì, contro il mio sedere: Vivo, sveglio, affamato.
Mi muovo leggermente, quel tanto che basta per provocarlo, per farlo aderire un po' di più.
La sua mano scivola sul mio ventre.
Le sue dita scendono.
— Vuoi ricominciare, sussurra.
— Sì.
Mi volto, mi arrampico su di lui.
Non ci sono più parole. Più coscienza.
Solo il bisogno.
Lo guido dentro di me, lentamente.
Grugnisce, la bocca spalancata sul mio collo, le mani aggrappate ai miei fianchi.
Questa volta è lento, profondo, avvolgente.
I suoi occhi sono nei miei, e ci leggo qualcosa che mi fa paura.
Mi muovo contro di lui, mi inarco, mi stringo, e lui mi segue.
Ogni spinta è precisa, intensa, controllata.
Quando vengo, mi mordo il labbro per non gridare.
E lui mi segue in un rantolo lungo e contenuto, come se stesse combattendo contro se stesso.
Il tempo si allunga, poi crolla.
Faccio una corsa sotto la doccia, il corpo ancora dolorante di piacere.
Sotto l'acqua, mi passo le mani sul ventre, sui fianchi.
Mi ha segnata. Dentro.
Quando esco, è già in piedi, impeccabile.
Abito scuro, orologio scintillante, profumo sobrio.
Allaccia i gemelli come se nulla fosse accaduto.
— Sei in ritardo, lancia semplicemente.
— Per cosa?
— La sessione delle 9. Formazione in finanza strategica, hai dimenticato?
Fronzo le sopracciglia.
— Sei tu il formatore?
Mi lancia uno sguardo sopra la spalla, un mezzo sorriso all'angolo delle labbra.
— Che c'è, non sei felice che sia io?
Sbattere la porta. E mi lascia nuda, sola, ancora bruciante.
Prendo posto discretamente in fondo alla sala.
Le luci bianche mi bruciano gli occhi, le conversazioni sono sfocate intorno a me.
Ma il mio corpo è teso, ogni nervo sveglio.
E poi entra.
Abito impeccabile. Cartella sottobraccio.
Postura d'autorità, distanza negli occhi.
Nessuno sguardo per me.
Nessun cenno.
Niente.
Si sistema.
Apre il suo computer.
Inizia a parlare.
— Buongiorno a tutti. Oggi affronteremo il modulo sulla gestione finanziaria avanzata, e in particolare la valutazione dei rischi legati agli investimenti in un ambiente instabile.
La sua voce è calma. Controllata.
Nessuna traccia di ciò che mi ha detto stamattina. Di ciò che ha fatto al mio corpo.
Mi agito sulla sedia.
Accavallo e scavalco le gambe.
Parla di rapporti, di flussi di cassa, di previsioni.
Ma io sento la sua voce dirmi altro.
Ricordo le sue mani.
I suoi fianchi che colpivano i miei.
La sua lingua sulla mia pelle.
E lui... non batte ciglio.
— Quando si analizzano i rischi di fusioni-acquisizioni, riprende, è essenziale distinguere l'emotività dalla razionalità. È questa disciplina che fa la differenza tra un buon investitore... e un impulsivo.
Fissa tutto il gruppo.
Poi i suoi occhi si fermano per una frazione di secondo su di me.
Niente sul suo viso.
Ma quel secondo mi distrugge.
Stringo le cosce.
Mi obbligo a fissare lo schermo.
A prendere appunti.
A respirare.
Ma sento ancora la sua impronta tra le cosce.
Sono ancora bagnata.
E lui, là, fa finta che io sia chiunque altro.
Alzo gli occhi.
Lui gira leggermente la testa verso di me.
Un sorriso freddo.
E questa frase, gettata come uno schiaffo mascherato:
— E a volte, è meglio non mescolare nulla, sentimenti e finanza, pessima equazione.
Mi irrigidisco.
Il messaggio è chiaro.
Sei mia nell'ombra, e invisibile alla luce.
Alla pausa pranzo mi allontano nel corridoio, sola.
La palla nello stomaco. Il fuoco ancora lì, ma mescolato alla rabbia.
Un passo dietro di me.
Riconoscerei la sua presenza tra mille.
— Non hai dimenticato nulla in camera?
Mi volto. Lentamente. Lo sguardo affilato.
— Sì, un po' di rispetto. E forse una spiegazione.
Si avvicina. Troppo vicino. Troppo calmo.
— Preferisci che ti tratti come una favorita davanti a tutti? Vuoi che ti si associ alla ragazza che va a letto con il formatore?
Rimango immobile.
Aggiunge, quasi a bassa voce:
— Mi hai detto "prendimi". Non "amami".
— Stronzo.
Sorride.
— Ne parliamo stasera?
E si allontana.