«Voglio che tu ti fidi di me.»

1815 Words
Jungkook's POV Non ascoltai neanche mezza parola di quello che mi stava dicendo la prof, la guardavo, annuivo ma non assimilai assolutamente nulla. Stavo contando il numero di volte che il mio telefono aveva vibrato nella tasca posteriore dei miei jeans e pensavo al fatto che sarei dovuto passare velocemente dal bagno prima di uscire da scuola per rendermi almeno un minimo presentabile. Perché avevo messo questa stupida felpa stamattina? Da quel momento in poi avrei dovuto vestirmi bene perché se Taehyung mi aveva chiesto di venirmi a prendere una volta, magari avrebbe continuato a farlo e io volevo che gli piacesse quello che vedeva. Me la cavai con una nota sul registro elettronico e un approfondimento da presentare in classe la settimana successiva, la salutai cordialmente e sgattaiolai fuori. Sbloccai il mio telefono e la sequenza di messaggi mi fece sorridere, avevo il cuore a mille. [TH]: ma quanto traffico c'è a quest'ora per strada? [TH]: uno stronzo mi ha appena rubato il parcheggio [TH]: chi me l'ha fatto fare di usare questa macchina, è troppo lunga e non so dove parcheggiarla [TH]: -posizione- [TH]: ah no ho deciso che ero troppo lontano e ho trovato un altro parcheggio [TH]: -posizione- Girai per l'ennesima vietta laterale alla scuola finchè non vidi la famosa Mercedes nera con la targa indicatomi. Quella macchina era talmente lucida che avrei potuto usarla per farci i selfie allo specchio. Aprii la portiera e venni accecato dal sorriso di Taehyung che mi disse semplicemente "Ehi" ma era stato l'ehi più bello di tutta la mia vita. "Ciao." Risposi, sorridendo a mia volta. "Allaccia la cintura." Lo feci e poi rimasi incantato a guardarlo fare manovra mentre teneva un braccio appoggiato alla portiera all'altezza del finestrino e muoveva il volante con il palmo della mano. Quel movimento mi fece eccitare immediatamente. Indossava un paio di pantaloni morbidi color caramello e una maglia nera con lo scollo a V e pensai che non vedevo l'ora di strappargliela di dosso. Occhiali da sole, tre anellini semplici tutti uguali posizionati nel mignolo, indice e anulare e un altro anello molto grosso, con una pietra verde al centro. Probabilmente solo i suoi anelli costavano più della macchina di mia mamma. "Mi stai fissando Geikei." Disse togliendosi gli occhiali da sole e guardandomi. "Ehi, occhi sulla strada, non voglio morire giovane." Lo incalzai e lui sbuffò tornando a guardare verso davanti. "Guardavo i tuoi anelli, mi piace molto la combinazione." "A casa ho una sezione della cabina armadio dedicata solo ai gioielli. Magari te li farò vedere prima o poi." "Mi farebbe piacere." Quella affermazione mi riempì il cuore perché mi aveva involontariamente detto che voleva continuare a vedermi e a portarmi a casa sua. "Hai fame? Ti porto a mangiare in un posto carino." "Muoio di fame!" "Benissimo allora!" Spinse sull'acceleratore appena entrammo in tangenziale finalmente lontani dai semafori e dal traffico. Alzò il volume della radio e mi chiese come era andata a finire con la mia prof. Gli spiegai tutto quello che era successo nel corso della mia mattinata scolastica e lui mi chiese quali erano le mie materie preferite. "Storia, storia dell'arte e letteratura anche se non vado d'accordo con la prof." Risposi. "Materie umanistiche." "Si, vado bene anche in filosofia a dire la verità." "E come mai hai scelto un liceo scientifico?" "Mio padre. Ha scelto lui per me. Per fortuna ho Jimin che mi aiuta in matematica, fisica e chimica o sicuramente avrei perso qualche anno." "Lui è molto bravo in queste materie?" "Si, vuole andare a fare Statistica all'università." "E tu? Vuoi andarci all'università?" A quella domanda mi rabbuiai un attimo perché fino a quel momento ovviamente non avrei potuto permettermi neanche la più scarsa delle università e invece ora, continuando a fare quel lavoro, avrei quasi potuto andare a Seoul a studiare. "Non lo so, in realtà la scuola mi distrugge. Sono stufo di studiare." Rise soffocatamente. "Mi sembra di sentire me alla tua età. Anche io ho fatto un liceo scientifico-tecnologico scelto da mio padre e poi sono stato costretto a fare Economia Aziendale, facoltà sempre scelta da mio padre perché ovviamente sapeva già che mi avrebbe lasciato la casa di moda in eredità non appena mi fossi laureato. Ho sempre odiato le materie scientifiche." "A te che cosa piace?" "Mi piace l'arte, in qualsiasi sua forma. Pittura, cinema, teatro, danza. Avrei voluto fare l'Accademia d'arte o studiare recitazione. Seguivo un corso extrascolastico di teatro al liceo e la professoressa mi diceva sempre che avevo l'espressione e l'intensità giusta per fare l'attore e sperava di vedermi recitare in qualche drama prima o poi." Scosse la testa. "Come puoi ben notare la mia vita è andata diversamente." Non risposi ma semplicemente pensai che non volevo finire come lui, studiare qualcosa che non mi piaceva solo per avere un buono stipendio. Avevo 18 anni ma ero perfettamente consapevole che un lavoro ben retribuito ma che non da soddisfazione, a lungo andare ti logora l'anima.* Arrivammo di fronte ad un ristorante italiano e io gli dissi che non avevo mai mangiato italiano. "Come no?? Non hai mai assaggiato la pizza o la pasta?" "Beh la pizza si, ma quella coreana." "Non sai che ti sei perso fino ad ora, ti piacerà." E mi prese per mano. Sentii partire da lì un brivido e mi formicolò tutto il braccio fino alla testa. Come faceva? Com'era possibile che un suo semplice tocco mi facesse sempre questo effetto? Aveva prenotato un tavolo per due nella zona privè del ristorante e io non sapevo neanche esistesse questa opzione, pensavo ci fosse solo nelle discoteche. Ci sedemmo uno di fronte all'altro, presi il menù ma dopo pochi minuti lo richiusi frustrato. "Beh? Che succede?" "E' scritto tutto in italiano, non capisco niente!" "Ci sono le traduzioni in inglese." "Si beh, un'altra delle materie in cui vado male è proprio l'inglese." Mi imbronciai ma lui mi sorrise e pazientemente girò il menù nella mia direzione e cominciò a tradurmi alcuni piatti. "...bucatini all'amatriciana-" "Cosa sono i bucatini?" "è un tipo di pasta." "Okay allora prendo quello." "Preferisci la carne al pesce?" "Sì, preferisco la carne ma mangio volentieri tutto il pesce che non ha le spine." Alla fine io ordinai i miei bucatini all'amatriciana, lui delle linguine ai frutti di mare. Più passava il tempo e più mi tornavano in mente le parole di Jimin in cui mi diceva che sperava per me questo non fosse l'inizio della fine e il problema era proprio che io mi sentivo come se fossi ad un vero e proprio appuntamento. Continuava a farmi domande su di me, non era mai stato così curioso anche perché certe informazioni per rispettare i patti non avrei potuto dargliele eppure quando mi chiedeva qualcosa io ero un fiume in piena e non potevo trattenermi. "Taehyung." "Si?" "Perché mi fai tutte queste domande oggi?" "In che senso?" "Mi hai chiesto quali sono le mie materie preferite, cosa voglio studiare all'università, se preferisco carne o pesce. Perché?" Lo vidi abbassare lo sguardo e arricciare sulla forchetta le linguine per poi riempirsi la bocca. Pensai che non avrebbe mai risposto a quella domanda. "Prima di rispondere avrei un'ultima domanda per te, Geikei." "Dimmi." "Perché sei entrato nel giro? Cosa ti ha spinto a fare questo lavoro? Che cosa cerchi?" Mi pietrificai e mi si chiuse lo stomaco. "Questa è una delle cose che non posso dirti, vero?" "Esattamente." "E allora perché me lo stai chiedendo?" "Perché voglio che tu ti fidi di me. Ho bisogno di sapere che hai stima nella mia persona." Lo guardai profondamente e avrei voluto urlargli che la stima che avevo nei suoi confronti era maggiore di quella che provavo nei confronti del mio stesso padre ma non mi uscì una parola. Scossi la testa e la abbassai, cominciando a giocare con il cibo nel piatto. "Va bene se non vuoi rispondere, cambiamo argomen-" "Per aiutare mia mamma." Soffiai fuori. Lo guardai con la coda dell'occhio e mi resi conto che con così poche informazioni non avrebbe potuto capire così ancora una volta mi aprii con lui, rivelandogli informazioni che avrei dovuto tenere per me. "Ho detto ai miei genitori di essere gay e mio padre ha picchiato prima me e poi mia madre per avermi difeso. Se ne è andato di casa, è all'estero ora ma non so dove. Mamma non ha trovato un lavoro, non poteva pagare le bollette e una mattina mi sono alzato che ci aveva staccato la corrente. Ho accettato questo lavoro perché avevo bisogno di soldi rapidi." Poi alzai lo sguardo e lo incastrai nel suo. "Tu sei la persona con cui sono stato il più delle volte, sei l'unico che mi paga le maggiorazioni anche quando non me le merito. Praticamente stai provvedendo al mio sostentamento più del mio padre biologico e io davvero ti dovrei ringraziare per questo. Taehyung i-io..." la mia voce si spezzò e gli occhi mi si riempirono di lacrime. Lui si alzò velocemente avvicinando la sua sedia alla mia, mi prese il viso tra le mani e con i pollici mi asciugò le lacrime. "Ehi mi dispiace, io non volevo farti rievocare questo brutto ricordo." "Taehyung io ho bisogno di te, mi servono i tuoi soldi per vivere, lo capisci?" Dissi tra le lacrime. "Ed è brutto da dire perché tu sei così premuroso e gentile con me che a volte mi sembra quasi di derubarti e-" Ma non potei finire perché mi ritrovai stretto tra le sue braccia. Spalancai gli occhi, scioccato dal quell'improvviso contatto ma dopo pochi secondi mi lasciai andare all'abbraccio e mi godetti il colore del suo corpo premuto contro il mio, inspirai profondamente il suo profumo che mi inebriò la testa e strinsi tra le dita la sua maglia. "Va tutto bene, non mi stai derubando. Mi fornisci un servizio e io ti pago perché lo porti a termine. Tanto quanto un impiegato in banca, una commessa, un insegnante, okay?" Non risposi. Lui si staccò dall'abbraccio per circondarmi il viso a coppa tra le mani. "Hai capito?" Mi chiese di nuovo, incastrando i suoi occhi scuri nei miei e io non potei fare altro se non annuire. "Geikei?" "Mh?" "Ti ho fatto tutte queste domande perché voglio conoscerti, perché sento che potremmo essere...qualcosa io e te, amici forse, non lo so ma c'è sintonia tra noi. A volte mi guardi in un modo che mi fa impazzire perché vorrei sapere cosa ti sta frullando nel cervello e non posso neanche avvicinarmi a capirti se prima non ti conosco un po'." Rimasi colpito dalla sua confessione. "Ti va?" "Di fare cosa?" Non capivo a cosa si stesse riferendo. "Di conoscerci a vicenda." Mi sorrise e io in automatico mi calmai, ricambiando il sorriso e di nuovo non potei fare altro se non annuire con gioia. 
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