9Il palazzo è di quelli signorili, in largo Vittorio Emanuele, di fronte al monumento. Il portone, con i battenti di legno chiaro tirato a lucido, è aperto. In basso, alle due estremità della soglia e in corrispondenza degli stipiti, due sfere di pietra grandi come boe da sub si restituiscono l’un l’altra il sogno infantile di tornare a essere sfiorate, fosse anche per una sola volta, un’ultima volta come ai bei tempi, dai mozzi arrugginiti delle ruote di legno su cui cigolavano le carrozze, piuttosto che dai cerchioni in lega leggera che rotolano, mattino e sera e senza l’aiuto di cavalli, a pochi centimetri dal loro impassibile sguardo di silicio. La vista di un donnone in scamiciato a fiori, che dal fondo dell’atrio avanza lentamente verso me con le braccia flaccide incrociate sotto il

