«Cittadini!» cominciò con voce chiara e ferma. «Noi non possiamo e non dobbiamo ringraziarvi di questa trionfale accoglienza, sapendo come i vostri applausi non siano diretti alle nostre persone, ma all'idea generosa e sublime che guidò il Dittatore da Quarto a Marsala.» Scoppiò un uragano d'applausi in mezzo al quale la voce dell'oratore si perdé. «...sogno di Dante e Machiavelli, sospiro di Petrarca e Leopardi, palpito di venti secoli... ad essa, alla gran patria comune... alla nazione risorta... all'Italia una... gli evviva, gli applausi, il trionfo...» Ad ogni periodo, un gran clamore veniva su dalla piazza; la gente pigiata nel balcone sventolava i fazzoletti, il duca esclamava all'orecchio dei vicini: «Come parla bene!... Che giovane d'ingegno!...» «Noi abbiamo fatto il dover nostro

