Cape Greco (Cipro), ore 22:11
«Alla goccia! Sei pronta?»
«Sì!»
«E allora via!»
Le ragazze svuotarono il bicchierino ingollando tutta la vodka alla pesca che era contenuta.
«Wow!» esultò Vanessa sbattendo il bicchierino sul bancone e alzando un pugno chiuso al cielo.
Cecilia tossì un paio di volte dopo aver mandato giù la vodka.
«Che botta!» commentò pulendosi la bocca con il dorso della mano. Il liquido era forte per i suoi gusti ma fresco. Quest’ultima caratteristica era molto apprezzata, considerando l’afa che ristagnava nel locale.
«Ma non fare la verginella!»
«In realtà io sono verginella.»
«Questo è perché continui ad aspettare il ragazzo perfetto. Diventerai una vecchia zitella nell’attesa, fidati. Fai come me, lasciati andare!»
«Tu ti lasci andare un po’ troppo, per i miei gusti.»
«Sveglia! Ho diciannove anni. Quando dovrei divertirmi? A cinquanta? Questa è la sera giusta per darti da fare. Che ne dici di quei ragazzi seduti dietro di me?» La ragazza roteò gli occhi alla sua destra, per indicare un paio di ragazzi seduti a un tavolino dietro di lei.
Cecilia sbirciò per alcuni istanti oltre la spalla dell’amica che si muoveva a ritmo della musica latino-americana diffusa nel locale. «Uhm, non mi sembrano il massimo. E poi sono due ragazzi soli. Magari sono gay.»
Vanessa si esibì una smorfia di disappunto. «Sei senza speranza. Lasciamo perdere. Che ne dici di pagare e andare a ballare?»
«Ok, ma ti ricordo che non ho voglia di fare tardi. Intese?»
«Massimo entro le due, promesso! Parola di scout!» Vanessa posò la mano sinistra sul cuore e sollevò due dita della destra al cielo.
«Non sei mai stata negli scout.»
«Sei troppo pignola, amica mia.»
Una giovane cameriera passò dietro di loro portando un vassoio di patatine fritte. La scia odorosa stuzzicò il naso di Cecilia. Quanto avrebbe desiderato farsi una scorpacciata, annegandole in un mare di ketchup e maionese. Scacciò il pensiero dalla testa con prepotenza, non poteva permetterselo. Non dopo la fatica che aveva fatto fino a quel momento. Aprì la mini borsetta e tirò fuori trenta euro. Bastavano per pagare i quattro cocktail e i due shottini che si erano scolate e lasciare una piccola mancia. Avevano iniziato la serata alla grande.
«Thank you» ringraziò il barista con un ampio sorriso.
«You’re welcome!»
Le due amiche si alzarono dagli sgabelli. Gli striminziti abiti da sera lasciavano scoperte generose porzioni di pelle. Cecilia barcollò sui tacchi alti a causa di un improvviso giramento di testa.
«Ma sei già ubriaca?» domandò Vanessa afferrandola per un braccio.
«Ma figurati! Dai, andiamo.»
Si avviarono verso l’uscita del locale intonando una canzone in inglese. Quadrini e Orritos, che avevano già provveduto a saldare il conto, si alzarono dal tavolino che occupavano e seguirono le ragazze, rimanendo a discreta distanza. Quella sera erano solo in due, perché Cabano era rimasto nel bungalow per un disturbo intestinale, raccomandando almeno dieci volte di non combinare casini.
Appena fuori dal locale, Orritos accese una sigaretta. «Non so te, ma questa sera mi sa che ci toccherà di nuovo accompagnarle in camera come a Roma.»
«Speriamo solo di non dover tenere a bada ragazzini allupati» rispose il collega.
Orritos aspirò una boccata di fumo. «Sì, in ogni caso mi sa che ci aspetta una serata movimentata.»