Nave d’Assalto Anfibio L 9894 San Giusto, ore 22:06
Le onde si infrangevano contro le pareti della nave sollevando spruzzi d’acqua. Il sole era ormai calato lasciando il posto a una fresca serata. Sul ponte di volo tirava una leggera brezza carica del profumo di mare, mentre la nave San Giusto procedeva al largo delle coste di Cipro per rientrare in Italia.
Il sergente maggiore Bianca Vanz passeggiava accanto al tenente Vasco Nigra. La riunione con il maggiore Manganese era durata meno di un quarto d’ora. Quando erano usciti dalla stanza, Nigra aveva proposto alla collega di andare a prendere un po’ d’aria all’esterno.
«Certo che la temperatura si è abbassata parecchio» affermò Bianca camminando a braccia conserte. Prima di uscire era passata in cabina per indossare un pesante maglione verde oliva. Nigra non aveva fatto lo stesso e ora brividi di freddo percorrevano il suo corpo.
«Eh, mi sa che dovevo prendere anche io il maglione.»
«Vuoi rientrare?»
«No, figurati. Un po’ di freddo non mi ucciderà mica. Sono un Lagunare, non scordartelo.»
«Come vuoi, Superman, spera solo di non beccarti qualcosa proprio ora che sei a un passo da una licenza.»
«Non mi ammalerò, stai tranquilla.» Nigra tirò un lungo respiro per farsi coraggio a dire quello che aveva in mente. «A proposito di licenza, che ne dici di passare qualche giorno insieme?»
Bianca si mordicchiò il labbro inferiore sentendosi a disagio. «Non posso, sai che vado a trovare i miei genitori.»
«Lo so. Forse potrei venire anche io. I tuoi ce l’avranno ancora una camera, no? Pagando, si intende» specificò con una risata nervosa.
La soldatessa sospirò. Aveva capito che piega stava prendendo la discussione. «Ma tu non torni da tua madre?»
«Sì, ma pensavo di rimanere giusto un paio di giorni. Così ci sarebbe tempo per stare un po’ insieme. Sono curioso di vedere com’è fatto l’albergo dei tuoi. Me ne hai parlato così tanto.»
«Mah, non saprei. Sono due mesi che manco da casa. Passerò molto tempo con i miei e non ne avrei da dedicare a te. Mio padre, poi, avrà studiato mille cose da fare...»
«Capisco» la interruppe Nigra abbassando lo sguardo a terra come un bambino imbronciato.
A Bianca dispiacque. Aveva un bel rapporto con il tenente, anche se doveva fare molta attenzione, visto che era il suo ufficiale superiore. Alcune voci su loro due giravano già da tempo tra gli uomini della sua unità.
«Be’, magari puoi venire su sabato prossimo. Dormi da noi e domenica mattina ritorniamo in caserma. Che ne dici?»
Un gran sorriso spuntò sul volto di Nigra. «L’idea mi piace.»
«Ottimo! Allora affare fatto?» domandò Bianca allungando una mano verso il tenente.
«Affare fatto!»