Base aerea di Incirlik (Turchia meridionale), ore 23:30
Le luci dell’aeroporto brillavano illuminando il caos ordinato che regnava sulle piste. Sembrava che tutti i caccia militari della Turchia volessero decollare nello stesso momento. Decine di F-16 D erano pronti lungo le piste.
Il colonnello Tugay doveva essere il primo ad alzarsi in volo. Comandava una squadriglia a cui era stato attribuito il call sign “Tigre”. L’obiettivo era di attaccare l’aeroporto di Phapos, struttura utilizzata sia dai civili che dai militari, situata nella parte sud-occidentale di Cipro. Nel settore gestito dai militari erano custoditi buona parte degli elicotteri della Cyprus Air Force, oltre che diversi F-16 dell’Hellenic Air Force. Le forze aeree cipriote non avevano in carico caccia militari, quindi la Grecia manteneva sul posto una piccola componente di aerei da fare decollare in caso di bisogno. Per quel motivo, l’aeroporto di Phapos era uno degli obiettivi principali. Il piano prevedeva di attaccare con una forza mista composta dagli F-16 e dai nuovissimi F-35 Lightning II.
Il motore del velivolo era caldo e pronto a dare il massimo. Tugay fischiettò una canzone che piaceva molto al suo piccolo Adil, che aveva compiuto tre anni pochi giorni prima. Se lo immaginò nel suo lettino, con la pancia all’ingiù e le braccia larghe. Gli sembrava quasi di sentire il suo respiro. Pensò a sua moglie, nella camera a fianco. Forse a quell’ora stava leggendo un libro prima di addormentarsi. Credeva che suo marito fosse in missione di addestramento notturno, una cosa normale, solita routine. Certo c’era sempre il rischio di incidenti, ma la moglie di un pilota deve mettere da parte quel genere di preoccupazioni. Povera Leyla, non poteva sapere che suo marito stava andando in guerra. A dire la verità, neanche Tugay lo aveva saputo fino a qualche ora prima. Tutti i piloti dello stormo erano stati convocati in gran segreto alle 15 per ricevere la notizia dell’imminente missione. Poco più di mezz’ora per conoscere a grandi linee le motivazioni dell’attacco e il resto del tempo impiegato per pianificare la missione. Il colonnello Tugay non capiva perché fosse necessario attaccare Cipro, ma lui non era pagato per pensare, doveva solo eseguire gli ordini. Questa sarebbe stata la sua prima missione di attacco reale, dopo decine e decine di addestramenti. Era arrivato il momento di fare sul serio e dimostrare le proprie capacità. La cosa lo elettrizzava e lo spaventava allo stesso tempo. Quella notte Leyla sarebbe potuta diventare vedova e Adil orfano di padre. Il pensiero lo fece rabbuiare.
«Tigre 01, sei autorizzato al decollo. Buona fortuna.» La voce rauca del controllore di volo lo aiutò a tornare in modalità combattimento.
«Roger, Torre» rispose.
Appoggiò la mano sulla manetta e diede potenza al motore. Il caccia accelerò sulla pista fino a quando spiccò il volo sparendo nella notte.