Capitolo 3: I Segreti dei Canali

1472 Words
L'imbrunire tingeva Venezia di sfumature violacee quando Alessio si avvicinò al Ponte dei Sospiri. Il celebre ponte di pietra Istria si stagliava come un fantasma elegante sopra il Rio di Palazzo, le sue finestre grate che sembravano occhi tristi rivolti verso l'eternità. Non c'era folla di turisti a quest'ora, solo qualche veneziano che si affrettava verso casa e il suono ipnotico dell'acqua che lambiva le fondamenta dei palazzi. Il biglietto di Domenico bruciava nella tasca del suo cappotto, ma Alessio sapeva già che sarebbe venuto. La notte precedente non era riuscito a dormire, tormentato da sogni vividi di palazzi sommersi e creature marine che nuotavano attraverso saloni affrescati. Al risveglio, aveva trovato sulla sua pelle un lieve profumo di bergamotto, come se Domenico fosse stato lì con lui. "Pensavo non sarebbe venuto." La voce familiare lo fece voltare. Domenico emergeva dalle ombre come un'apparizione, vestito con un lungo cappotto nero che ondeggiava intorno alle sue gambe. Senza la maschera, la sua bellezza era ancora più devastante alla luce del tramonto. I suoi capelli corvini catturavano gli ultimi raggi di sole, e i suoi occhi verdi brillavano di una luce che non poteva essere completamente umana. "Non avevo scelta," confessò Alessio, la voce più roca del previsto. "È come se qualcosa dentro di me mi stesse spingendo verso lei." Domenico sorrise, e in quel sorriso c'era una tristezza antica. "Lo so. È sempre stato così, per la nostra stirpe." "La nostra stirpe?" chiese Alessio, mentre Domenico lo guidava verso una piccola fondamenta nascosta dietro il palazzo ducale. "Tutte le risposte arriveranno," disse Domenico, indicando una gondola che li aspettava ormeggiata ai pali di legno. Ma non era una gondola qualunque. Questa sembrava scolpita da un singolo pezzo di ebano, con decorazioni d'oro che brillavano nella penombra. "Prima, lasci che le mostri la Venezia che i mortali non vedono mai." Salirono sulla gondola, e Alessio notò che non c'era nessun gondoliere. Domenico prese i remi con movimenti fluidi e naturali, come se avesse fatto questo gesto per secoli. Forse era proprio così. Scivolarono silenziosamente attraverso un canale che Alessio non aveva mai visto, nonostante conoscesse bene Venezia. Era più stretto degli altri, e i palazzi che lo fiancheggiavano sembravano più antichi, con architetture che non appartenevano a nessuna epoca storica che conoscesse. Le finestre erano buie, ma dietro i vetri baluginava una luce soffusa, come se fossero illuminate da chissà cosa. "Dove stiamo andando?" chiese Alessio, ma la sua voce si perse nel silenzio ovattato che li circondava. "Nel cuore di Venezia," rispose Domenico, i suoi muscoli che si tendevano sotto il cappotto mentre remava. "Nel luogo dove tutto ebbe inizio, molto tempo prima che i primi mattoni fossero posati nelle paludi della laguna." L'acqua sotto di loro iniziò a cambiare colore, da verde scuro a un blu profondo che sembrava non avere fondo. Creature luminose nuotavano nelle profondità, lasciando scie argentee come stelle cadenti sommerse. "Domenico," disse Alessio, la voce tremula, "cosa mi sta succedendo? Da quando ho indossato quella maschera, è come se stessi diventando qualcun altro." Domenico rallentò il ritmo della remata, i suoi occhi verdi che si fissarono su quelli di Alessio con un'intensità che lo fece tremare. "Non sta diventando qualcun altro. Sta ricordando chi è sempre stato." "Non capisco." La gondola si fermò davanti a un palazzo che sfidava ogni legge dell'architettura. Si ergeva dall'acqua come una cattedrale gotica, ma le sue guglie si perdevano nella nebbia soprastante, e la sua base sembrava sprofondare negli abissi marini. Porte e finestre si aprivano a diversi livelli, alcune sopra l'acqua, altre completamente sommerse ma comunque illuminate da una luce dorata. "Questo è il Palazzo delle Anime Perdute," disse Domenico, ormeggiando la gondola a uno scalino di marmo che scivolava dolcemente sotto la superficie. "Qui vivono coloro che hanno scelto l'eternità sopra la mortalità." "Immortali," sussurrò Alessio, e non era una domanda. "Immortali," confermò Domenico, scendendo dalla gondola con un movimento felino. Tese la mano ad Alessio, e quando le loro dita si toccarono, una scarica di energia pura attraversò entrambi i loro corpi. "E lei, caro Alessio, è uno di noi." "È impossibile," protestò Alessio, ma seguì Domenico su per gli scalini che portavano all'ingresso principale del palazzo. "Io sono umano. Ho una vita normale, un negozio a Milano..." "Una vita che non l'ha mai soddisfatto completamente," interruppe Domenico, fermandosi davanti alle porte massicce intarsiate con simboli che sembravano muoversi alla luce delle torce. "Una vita in cui si è sempre sentito diverso, fuori posto. Come se stesse aspettando qualcosa che non sapeva nemmeno di desiderare." Le porte si aprirono senza che nessuno le toccasse, rivelando un atrio che toglieva il fiato. Colonne di cristallo si ergevano verso un soffitto che mostrava non affreschi, ma il vero cielo stellato. Creature eleganti si muovevano attraverso lo spazio con grazia soprannaturale: alcune avevano ali di libellula che brillavano come arcobaleni, altre cambiavano forma mentre camminavano, passando da umane a qualcosa di più sublime. "Benvenuto a casa," disse Domenico, osservando l'espressione stupita di Alessio. "Come è possibile tutto questo?" chiese Alessio, la voce piena di meraviglia e terrore. Domenico si avvicinò, così tanto che Alessio poteva sentire il calore del suo corpo. "Lei ha sangue immortale nelle vene, Alessio. Sangue che è rimasto dormiente per anni, aspettando il momento giusto per risvegliarsi. Il Carnevale ha questo potere: risveglia ciò che è nascosto, libera ciò che è stato represso." "Ma i miei genitori, la mia famiglia..." "Mortali che vi hanno cresciuto senza sapere cosa eravate veramente," disse Domenico, le sue dita che sfiorarono delicatamente il viso di Alessio. Il tocco bruciò come fuoco dolce. "Succede spesso. Alcuni di noi nascono in famiglie umane, il loro vero lignaggio nascosto per generazioni. Ma il richiamo del sangue è sempre più forte." Alessio chiuse gli occhi, sopraffatto dalle sensazioni. "È per questo che mi sono sempre sentito attratto da Venezia? È per questo che l'antiquariato, gli oggetti antichi, mi hanno sempre affascinato?" "È per questo," confermò Domenico, la sua voce che si fece più calda, più intima. "La sua anima riconosceva i luoghi e le cose che appartenevano al suo vero mondo." Una creatura dall'aspetto di ninfa marina si avvicinò a loro, la pelle che brillava di squame iridescenti. Si inchinò rispettosamente davanti a Domenico, poi rivolse ad Alessio uno sguardo pieno di antica saggezza. "Il Risvegliato," sussurrò con voce melodiosa come il canto delle sirene. "Finalmente è tornato." "Risvegliato?" chiese Alessio. "È così che chiamiamo coloro che scoprono la loro vera natura durante il Carnevale," spiegò Domenico. "È un tempo magico, quando i confini tra i mondi si assottigliano e l'impossibile diventa possibile." Si incamminarono attraverso saloni magnifici, dove immortali di ogni tipo vivevano le loro vite eterne. Alcuni sembravano umani perfetti, altri mostravano caratteristiche più selvagge: occhi che cambiavano colore, pelle che brillava di luce propria, capelli che si muovevano come alghe marine. "E lei?" chiese Alessio, fermandosi davanti a una finestra che mostrava non il Canal Grande, ma un oceano infinito popolato di creature fantastiche. "Da quanto tempo è.… così?" Domenico esitò per un momento, e nei suoi occhi verdi Alessio vide il peso di secoli. "Da molto tempo. Abbastanza da aver visto Venezia nascere dalle paludi, abbastanza da aver aspettato che lei tornasse da me." "Tornasse?" Il cuore di Alessio iniziò a battere più forte. "Ci conoscevamo già?" "In una vita precedente," disse Domenico, voltandosi verso di lui. "Lei era la mia anima gemella, il mio compagno immortale. Ma scelse di rinascere come mortale, dimenticando tutto ciò che eravamo stati insieme." "Perché avrei fatto una cosa del genere?" "Perché amava troppo l'umanità per abbandonarla completamente. Ma ora il cerchio si è chiuso, e lei è pronto a ricordare chi siamo veramente... l'uno per l'altro." Domenico si avvicinò ancora, le sue mani che si posarono delicatamente sui fianchi di Alessio. "Ma deve essere una scelta sua. Io non posso costringerla. Può tornare alla sua vita mortale e dimenticare tutto questo, oppure..." "Oppure?" "Oppure può rimanere qui con me, e riscoprire l'amore che abbiamo condiviso per secoli." Il cuore di Alessio batteva così forte che era sicuro Domenico potesse sentirlo. Ogni fibra del suo essere gridava che questa era la verità, che questo era il posto dove apparteneva. Ma la parte razionale della sua mente lottava ancora contro l'impossibile. "Ho bisogno di tempo," sussurrò. Domenico annuì, comprensivo, ma nei suoi occhi c'era una tristezza profonda. "Il Carnevale dura ancora quattro giorni. Alla fine, dovrà scegliere. Ma sappia che, qualunque sia la sua decisione, io l'amerò per l'eternità." Poi lo baciò, e in quel bacio Alessio sentì l'eco di migliaia di notti d'amore, di passioni condivise attraverso i secoli. Quando si separarono, era di nuovo sulla gondola, che scivolava verso il mondo dei mortali. Ma dentro di lui, qualcosa era cambiato per sempre. E sapeva che, nonostante la paura, la sua scelta era già stata fatta.
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