Capitolo 1: La Maschera d'Oro

865 Words
La nebbia di febbraio avvolgeva Venezia come un velo di seta grigia, trasformando i palazzi in fantasmi dorati che emergevano dalle acque scure del Canal Grande. Alessio Martelli stringeva la maniglia della sua valigia di pelle mentre la gondola scivolava silenziosamente verso il suo destino. Il gondoliere, con la sua maglia a righe e il cappello di paglia, remava con movimenti fluidi che sembravano una danza antica. "Palazzo Grimani, signore," mormorò l'uomo, indicando con il remo un'imponente facciata gotica che si stagliava contro il cielo plumbeo. "Un palazzo con molte storie da raccontare." Alessio annuì, il cuore che batteva più forte del dovuto. A trentacinque anni, aveva visto abbastanza palazzi storici nella sua carriera di antiquario milanese, ma Venezia durante il Carnevale aveva sempre avuto su di lui un effetto particolare. Era come se la città risvegliasse qualcosa di profondo e primitivo nella sua anima, una sete di mistero che la sua vita ordinaria non riusciva mai a soddisfare. Il portone d'ingresso del palazzo si aprì con un gemito che sembrava un lamento, rivelando un atrio decorato con affreschi sbiaditi e marmi che avevano visto secoli di storia. L'aria sapeva di umidità, incenso e qualcosa d'altro... qualcosa di dolce e inebriante che non riusciva a identificare. Salì le scale di marmo bianco, i suoi passi echeggiavano nel silenzio solenne del palazzo. L'appartamento che aveva affittato per la settimana di Carnevale si trovava al piano nobile, con ampie finestre che si affacciavano sul Canal Grande. Ma non furono la vista mozzafiato o gli arredi d'epoca a catturare la sua attenzione. Sul camino di marmo rosa, come se lo stesse aspettando, giaceva una maschera. Non era una delle solite maschere turistiche che si vendevano nei negozi di San Marco. Questa era diversa, speciale. L'oro puro sembrava catturare e riflettere la luce in modi impossibili, creando giochi di ombre che sembravano muoversi autonomamente. I lineamenti erano perfetti, aristocratici, con occhi che sembravano seguirlo mentre si avvicinava. Intorno agli occhi, elaborate decorazioni di pietre preziose formavano spirali ipnotiche. Alessio allungò la mano per toccarla, ma si fermò a pochi centimetri. Un brivido gli attraversò la schiena, come se la maschera emanasse una sua energia particolare. Era bellissima e terrificante allo stesso tempo. "Non dovrebbe toccarla, signore." La voce alle sue spalle lo fece sobbalzare. Si girò di scatto e rimase senza fiato. L'uomo che era apparso come dal nulla nel salotto era la personificazione dell'eleganza veneziana. Alto, con capelli corvini che gli accarezzavano le spalle e occhi di un verde così intenso da sembrare innaturali. Indossava un abito scuro tagliato perfettamente, che metteva in risalto la sua figura snella ma muscolosa. Ma erano i suoi lineamenti a togliere il fiato: un volto che sembrava scolpito da un maestro rinascimentale, con zigomi alti e una bocca che prometteva peccati deliziosi. "Mi scusi," disse Alessio, cercando di ritrovare la voce. "Non sapevo che ci fosse qualcuno. Lei è.…?" L'uomo sorrise, e quel sorriso fu come un colpo al cuore. "Domenico Morosini. Il proprietario di questa maschera... e di questo palazzo." La sua voce era vellutata, con un accento veneziano antico che sembrava provenire da un'altra epoca. "Alessio Martelli," si presentò, tendendo la mano. Quando le loro dita si toccarono, una scarica elettrica gli attraversò tutto il corpo. Gli occhi verdi di Domenico si fecero più intensi, come se anche lui avesse sentito quella strana connessione. "Piacere di conoscerla, signor Martelli. Spero che il palazzo sia di suo gradimento." "È magnifico," riuscì a dire Alessio, ancora turbato da quel contatto. "Ma non capisco... pensavo di aver affittato l'appartamento da un'agenzia." Domenico si avvicinò al camino, le sue dita lunghe e affusolate sfiorarono la maschera dorata con una familiarità che parlava di secoli di intimità. "Le agenzie sono solo intermediari. Questo palazzo è nella mia famiglia da generazioni. E questa maschera..." i suoi occhi si fissarono su quelli di Alessio, "questa maschera ha una storia molto particolare." "Che tipo di storia?" chiese Alessio, affascinato nonostante sé stesso. "Il tipo di storia che si racconta solo a chi è pronto ad ascoltare," rispose Domenico, il suo sguardo che sembrava penetrare fino all'anima di Alessio. "Ma forse... durante il Carnevale, lei sarà pronto." Fuori dalle finestre, il sole stava tramontando, tingendo il Canal Grande di riflessi dorati e cremisi. Le prime maschere della sera iniziavano a popolare le calli, e il suono lontano di musica e risate si mischiava al lamento delle sirene dei vaporetti. "Stasera," disse Domenico, dirigendosi verso la porta con movimenti felini, "c'è il Gran Ballo a Ca' Rezzonico. Se le interessa scoprire i veri segreti di Venezia, la aspetto lì a mezzanotte." "Aspetti," lo chiamò Alessio. "E la maschera?" Domenico si fermò sulla soglia, senza voltarsi. "La maschera la sta aspettando da molto tempo, signor Martelli. Molto più di quanto lei possa immaginare." E con queste parole enigmatiche, svanì nel corridoio, lasciando dietro di sé solo il profumo di bergamotto e qualcosa di più esotico, qualcosa che sapeva di spezie orientali e notti proibite. Alessio rimase solo con la maschera dorata, che ora sembrava brillare di luce propria nell'oscurità crescente. Non sapeva ancora che quella sera, la sua vita sarebbe cambiata per sempre, e che il Carnevale eterno stava per iniziare.
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