Dopo aver sentito il rumore della porta che si chiudeva, Anna Rinaldi finalmente si lasciò andare al pianto. Tutta la sua sofferenza, la confusione e la stanchezza accumulata esplosero in quell’istante.
Non sapeva quanto tempo fosse passato, ma quando le lacrime si asciugarono sulle guance, trovò la forza di raddrizzare lentamente la schiena.
I vestiti che indossava erano ormai a brandelli, impossibili da coprire davvero. Eppure, pur sapendo che in casa non c’era nessuno, Anna li rimise addosso, come a difendersi almeno in apparenza.
Il corpo era come travolto da un camion: appena i piedi toccarono terra, le gambe iniziarono a tremare senza controllo. Nonostante ciò, lei serrò i denti e si trascinò passo dopo passo verso le scale.
Si sentiva troppo a disagio per resistere, così si limitò a una doccia veloce. L’aggressività di Lorenzo Conti era stata brutale e, quando vide i lividi violacei sparsi sul corpo, non poté fare a meno di trattenere il respiro.
Anna rise amaramente di sé. In fondo, il loro matrimonio non era che un contratto. Davvero aveva pensato che Lorenzo potesse innamorarsi di lei?
Tre giorni dopo, Anna entrò ufficialmente nel set cinematografico. Da quella notte non aveva più visto Lorenzo. Prima di partire gli mandò un messaggio, ma non ricevette risposta, esattamente come si aspettava.
Il protagonista maschile che recitava al suo fianco era il nuovo astro nascente del cinema: bello, talentuoso, con una folla crescente di fan. A poco più di trent’anni aveva già conquistato il titolo di attore dell’anno, e il suo futuro sembrava illimitato.
Con lui, Anna si sentiva a suo agio: niente atteggiamenti da diva, al contrario. Era cordiale, gentile, e spesso si offriva di spiegarle le scene, aiutandola molto nelle prime riprese.
Eppure, dopo quasi un mese dall’inizio delle riprese, Anna non aveva ricevuto né una chiamata né un messaggio da Lorenzo. Guardando lo storico delle chat sul telefono, sorrise amaramente. Cosa stava aspettando? Lei e Lorenzo non avrebbero mai dovuto camminare insieme: erano solo due pedine legate dalle famiglie.
No… era stata soltanto lei a illudersi.
Quando Marco tornò con il cibo da asporto, trovò Anna seduta sulla sedia. Aveva il copione sulle gambe e il telefono tra le mani, ma lo sguardo perso nel vuoto.
— "Anna?" disse Marco, agitando una mano davanti ai suoi occhi.
— "Anna, a cosa stai pensando? Ti ho chiamata più volte, ma non mi rispondevi." Mise i contenitori di cibo sul tavolo.
— "Niente" rispose lei con voce piatta.
— "Ah, ho già prenotato il volo di domani per tornare a Roma."
— "Va bene."
Il giorno dopo ci sarebbe stata la festa di fidanzamento di Gabriele Bianchi e Sara Ranieri. Lei non poteva mancare. E Lorenzo? Probabilmente sarebbe stato lì.
Solo a pensarci, Anna sentì un nodo di amarezza. Da quella notte non si erano più visti e non sapeva nemmeno come affrontarlo.
Nel frattempo, Lorenzo era rimasto a Londra per seguire una nuova trattativa d’affari. Avendo vissuto lì per tre anni, non trovava più nulla di interessante in quella città che conosceva troppo bene.
Alcuni amici lo avevano invitato a uscire più volte, ma lui ogni volta restava svogliato: appena seduto, dopo pochi minuti se ne andava.
Pioveva ininterrottamente da giorni. Finito il lavoro, Lorenzo si rinchiudeva in hotel, dormiva, poi, svegliatosi, si rifugiava nei vecchi film per combattere il vuoto che lo assaliva.
Era la prima volta che provava un senso di solitudine tanto acuto. E, senza capirne il motivo, si sorprese a pensare ad Anna: la sua voce, il suo respiro, il suo sorriso.
Voleva rivederla. Ma l’immagine di quello sguardo gelido, quella notte, lo gelava a sua volta.
Sospirò amaro. Quella notte fumò una sigaretta dopo l’altra.
Così, incapace di restare ancora a Londra, concluse in fretta i suoi impegni e prese il primo volo di ritorno.
Appena atterrato, l’assistente gli domandò:
— "Signor Conti, andiamo in azienda o a casa?"
— "In azienda."
Arrivato in sede, Lorenzo convocò subito una riunione che durò fino alle nove di sera. Non aveva bevuto nemmeno un sorso d’acqua da quando era sceso dall’aereo.
Sciolta la riunione, rimase ancora un po’ a visionare dei documenti. L’ufficio era ormai vuoto. Si accese una sigaretta e si avvicinò alla finestra: sotto, il traffico scorreva tra le luci notturne. Inspirò profondamente e poi lasciò andare il fumo, lento, come il peso che non riusciva a scrollarsi di dosso.
Dopo un lungo momento, prese le chiavi e uscì.
Non aveva una meta precisa. Guidò senza scopo per la città, finché l’auto non si fermò davanti alla sua villa.
Rimase sorpreso. Poi rise di sé stesso.
Aprì la porta: dentro, solo buio. Lei non era tornata. Accese la luce, che lo accecò per un attimo. Tolse la giacca e la appese distrattamente all’attaccapanni, poi si lasciò cadere sul divano, stremato. Non aveva mangiato nulla da ore, ma la stanchezza lo teneva immobile.
All’improvviso sentì dei passi. Aprì gli occhi di scatto. Anna era lì, in cima alle scale.
Lui la fissò, dapprima sorpreso, poi tornando calmo. Già… come avrebbe potuto mancare al fidanzamento di Gabriele?
Anna restò a lungo immobile. Era scesa solo per prepararsi uno spuntino, e non si aspettava di trovarlo.
— "Avevo un po’ di fame" disse infine. "
— "Volevo cucinarmi qualcosa."
— "Mh."
Anna entrò in cucina, prese un bicchiere d’acqua e poi mise a bollire l’acqua per la pasta. Quando arrivò il momento di condire, esitò e chiamò verso il soggiorno:
— "Ne vuoi un po' anche tu?"
Si aspettava la solita freddezza. Invece sentì un breve — "Mh".
Le rimaste poche tagliatelle, così le cucinò tutte. In pochi minuti, due scodelle fumanti di pasta all’uovo erano pronte.
Lorenzo mangiò in fretta, finendo persino la porzione più abbondante che Anna gli aveva preparato. Non aveva cenato, a quanto pare.
Lei lavò i piatti. Lui, sazio e silenzioso, tornò su per le scale senza voltarsi.
Ma invece di entrare in bagno, Lorenzo aprì la porta dello studio, sempre chiuso a chiave.
Avanzò verso la scrivania, tirò fuori un cassetto e vi ripose una piccola scatola nera. Dentro c’erano altri pacchetti e scatole di varie dimensioni.
Lorenzo rimase a fissarla per un momento, poi richiuse lentamente il cassetto.