FESTA DI FIDANZAMENTO

1160 Words
La festa di fidanzamento di Gabriele Bianchi e Sara Ranieri si teneva nel salone di un grande hotel, con inizio fissato alle undici e trentotto del mattino. Considerata l’identità di Sara, la famiglia Bianchi non aveva invitato i media. Anna Rinaldi arrivò insieme a Lorenzo Conti. Forse perché l’uomo al suo fianco era troppo abbagliante, non appena varcò la soglia della sala avvertì su di sé decine di sguardi curiosi. Ma lei, abituata da sempre a vivere sotto i riflettori, si adattò subito. Stringendo il braccio di Lorenzo, avanzò con calma, rispondendo con un sorriso e un cenno del capo a chiunque la salutasse. Quella mattina non rappresentava soltanto se stessa, ma anche il ruolo di moglie di Lorenzo Conti. La sala era già gremita di ospiti, l’atmosfera vivace e chiassosa. La maggior parte erano esponenti delle famiglie più in vista della capitale. Al centro, un lungo tavolo imbandito con cibi raffinati e bevande pregiate. Lì, Gabriele e Sara intrattenevano gli ospiti con sorrisi e parole cordiali. Gabriele, in elegante abito nero, emanava un’aura di maturità e compostezza; Sara, invece, indossava un abito a sirena rosso, scollato e con le spalle scoperte, che esaltava la sua pelle candida. Dopo aver scambiato qualche parola con alcuni conoscenti, i due si avvicinarono. — “Lorenzo, Anna, da quanto tempo!” disse Gabriele, il volto illuminato da un sorriso gentile, lo stesso che sembrava riservare a chiunque. Anna prese dalla borsetta una piccola scatola e la porse a Sara. — “Sara, Gabriele, auguri per il vostro fidanzamento. Questo è un regalo per voi.” Sara aprì subito il pacchetto, rivelando due collane coordinate. — “Grazie, Anna, mi piacciono tantissimo!” Lorenzo, al contrario, non consegnò alcun dono. Prese invece un calice da un vassoio di un cameriere e lo sollevò leggermente verso Gabriele. — “Auguri.” Sara rise con vivacità: — “Lorenzo, ho sentito dire che di recente hai acquisito diverse case di produzione. Se trovi qualche buon progetto, non dimenticarti di me!” mentre parlava, lanciò un’occhiata di traverso ad Anna. Il sottinteso era chiaro. Lorenzo, che non era certo ingenuo, colse subito il senso. Curvò le labbra in un sorriso lento. — “Tu sei già una triplice vincitrice di premi, hai ancora bisogno che io ti procuri risorse?” — “Che io ne abbia bisogno o meno è un conto” ribatté Sara, marcando con enfasi il soprannome “signor Lorenzo” — “ma che tu decida di darmi o no le opportunità è tutta un’altra cosa.” Lorenzo replicò freddo, scandendo le parole: — “E se io te le dessi, tu avresti il coraggio di accettarle?” — “Certo che sì. Perché no?” rispose lei, fissandolo con un sorriso immobile. Anna non comprendeva i retroscena di quella schermaglia, ma percepiva chiaramente l’ostilità crescente. Preoccupata, lanciò un’occhiata a Gabriele. Ai tempi della scuola, Lorenzo e Sara non si erano mai sopportati: ogni incontro si trasformava in una battaglia. Catturato lo sguardo di Anna, Gabriele rise piano e disse: — “Sara, credo che ormai siano arrivati quasi tutti. Andiamo a dire qualche parola di ringraziamento.” E senza darle tempo di replicare, la condusse via. Gli ospiti si disposero intorno alla coppia, che salì sul palco al centro della sala. Gabriele, prendendo il microfono da un cameriere, parlò con voce chiara e solenne: — “Prima di tutto, grazie a ciascuno di voi per aver trovato il tempo di essere qui oggi. Io e Sara ci siamo incontrati, poi conosciuti, poi innamorati, e ora siamo pronti a costruire insieme il nostro futuro. È un onore avere voi come testimoni di questo momento speciale. Dichiaro ufficialmente aperta la festa di fidanzamento.” Scrosci di applausi riempirono la sala, segno delle benedizioni rivolte alla nuova coppia. Sotto gli occhi di tutti, Gabriele e Sara si scambiarono gli anelli, suggellando il gesto con un bacio. Seguì il taglio della torta. Lorenzo, intanto, era stato presto circondato da alcuni ospiti che lo coinvolsero in discorsi di affari. Anna, che non poteva seguire quelle conversazioni, si allontanò in silenzio e si accomodò su un divano appartato. Dopo qualche minuto, chiese a un cameriere un bicchiere di vino leggero alla frutta. E naturalmente, in un simile ambiente, le voci di corridoio non tardarono a diffondersi. — “Guarda, quella sul divano è la figlia maggiore della famiglia Rinaldi, Anna.” — “Ah, lei? Ho sentito che i Conti e i Rinaldi hanno fatto un’unione matrimoniale.” — “Un’unione? Ma quale unione. È tutta una mossa dei Rinaldi. I Conti non la riconoscono davvero. In fondo lei non è altro che un soprammobile al fianco di Lorenzo. Altrimenti come spieghi che dopo tutto questo tempo lui non le abbia mai dato un vero matrimonio?” Anna serrò forte la borsetta tra le dita. Credeva di avere un cuore abbastanza forte, ma quelle parole le trafissero come una lama. Già… se per Lorenzo fosse stata davvero importante, perché non aveva mai celebrato un matrimonio con lei? Gli occhi le si velarono di amarezza. Un matrimonio è un passo sacro, da condividere con la persona amata. Ma Lorenzo non la amava. Per lui, lei non era altro che una compagna di letto. — “Anna?” Lei si riscosse di colpo, forzando un sorriso e chiamò dolcemente: — “Gabriele.” Lui si sedette accanto a lei sul divano e posò sul tavolino una fetta di torta. — “Ho visto che non sei andata a prenderla. Te ne ho tenuta una fetta: al tè matcha, la tua preferita.” Un calore le avvolse il cuore. Dopo tanti anni, Gabriele si ricordava ancora dei suoi gusti. — “Grazie.” — “Ma sembri pallida… non è che ti senti male? O hai qualche pensiero?” Come sempre, Gabriele sapeva leggerle dentro. Anna scosse la testa, trovando in fretta una scusa: — “Niente, forse stamattina ho mangiato qualcosa di non fresco. Mi fa un po’ male lo stomaco.” — “Vuoi che ti accompagni a riposare un po’? “ suggerì lui, indicando le stanze al piano superiore. In effetti, rifugiarsi in una camera lontana da quelle voci velenose non era una cattiva idea. — “D’accordo.” Gabriele avrebbe voluto accompagnarla, ma lei lo dissuase: dopotutto era il protagonista della giornata, e c’erano ancora molti ospiti da intrattenere. Appena sdraiata sul letto della camera, Anna cadde in un sonno profondo. Dormì a lungo. Quando si svegliò, fuori la luce del giorno stava ormai svanendo. Cercò alla cieca il telefono nella borsetta. Era già le cinque e mezza del pomeriggio. La festa doveva essere finita da un pezzo. Ma ciò che la lasciò senza parole fu la schermata delle chiamate perse: Lorenzo le aveva telefonato tredici volte. Si accorse solo allora che, chissà quando, aveva accidentalmente messo il cellulare in silenzioso. Non aveva sentito nulla. Perché Lorenzo l’aveva cercata così insistentemente? Cosa era successo di tanto urgente?
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