Un bizzarro palazzo
A poca distanza dal Portico delle Anime sorge uno tra i più interessanti e misteriosi palazzi di Castello. In questo luogo si sono verificati e continuano a verificarsi alcuni fenomeni inspiegabili. La proprietaria di uno degli appartamenti, seppure dotata di una buona dose di scetticismo e di distacco nei confronti degli eventi sovrannaturali, non può fare a meno di ricordare alcuni avvenimenti accaduti in questa palazzina. A rendere ancora più veritiera o vicina alla realtà la presenza del soprannaturale è la vastità di questa casa permeata di ricordi e il tipo di arredamento che la contraddistingue: foto antiche di progenitori, armadi e librerie capienti. Tutto sembra nascondere qualche segreto e stimolare la mente a cercare collegamenti con il mondo dell’occulto. Nella casa si avverte la presenza di qualcosa fuori dal normale e ci si sente osservati nel percorrere i corridoi e transitare per le stanze. Alcuni anni orsono iniziarono ad intensificarsi i fenomeni e le apparizioni, fino a quel momento rimaste allo stato di sensazione e di disagio per chi - dotato di una qualche sensibilità - avesse il senso del mistero.
Il primo caso fu quello legato ad un libro, assai caro ad uno zio dell’attuale proprietaria dell’appartamento, defunto alcuni decenni prima.
Il volume, abitualmente custodito all’interno di una vasta libreria, venne spostato ripetutamente dalla proprietaria con l’intento di leggerne alcune pagine. Operazione che si rese quasi impossibile, visto che esso, durante la notte, ritornava sulla stessa mensola da cui era stato spostato. Stanca delle continue sparizioni, la donna si vide quasi costretta a lasciare definitivamente il libro nella sua sede abituale. Il romanzo sembrava conservare uno straordinario attaccamento al vecchio proprietario tanto che, nel cuore della notte, il prozio apparve in sonno alla donna: un sorriso beffardo, quasi inciso nel volto dell’anziano che, con brevi movimenti delle labbra voleva sottolineare il suo diritto alla proprietà del libro, sebbene privo di apparente significato. Scossa dall’assurda vicenda la protagonista di questi fatti decise di andare a fondo, rivolgendosi ad un esperto del paranormale. Il volume, una vecchia edizione de “L’Uomo che ride” di Victor Hugo, venne esibito all’esperto che, dopo una rapida occhiata, iniziò a raccontarne la storia. Era stato trovato aperto vicino al capezzale dello zio, morto durante la notte per cause naturali. L’anziano castellano aveva, nella rigidità cadaverica, serrato le mani sul libro quasi a voler sancire il proprio diritto a terminare il racconto.
Da quel giorno il libro è tenuto, con devozione, nella grande libreria della casa.