Nobili spettri

759 Words
Nobili spettri Fin dalla più giovane età Marta aveva dimostrato particolari doti che la distinguevano dalle sorelle: più volte era stata vista giocare, nella soffitta della casa padronale, intrattenendosi con invisibili compagni di gioco. I genitori, per nulla impensieriti da quel comportamento, addebitarono la stranezza della figlia al periodo dello sviluppo. Eppure, nonostante il ripetersi continuo di piccoli e strani accadimenti, nessuno in casa dava peso ai racconti della bambina: più volte dalla bocca di Marta erano uscite considerazioni e avvertimenti su fatti che si sarebbero verificati in futuro. Qualcosa tuttavia doveva accadere per far cambiare opinione ai genitori di Marta. Durante un pomeriggio piovoso di dicembre, all’interno del fastoso palazzo Zapata, la giovane, in presenza delle tre sorelle fu salvata da mani invisibili: pioveva a dirotto e, da un lucernaio aperto situato a diversi metri d’altezza entrava un forte vento di maestrale. Salita su una scala di fortuna, Marta tentò più volte di chiudere quel fastidioso spiffero e, presa dalla foga dell’operazione, perse l’equilibrio. A quel punto nella stanza si verificò qualcosa di straordinario. Anziché cadere rovinosamente a terra, la bambina iniziò una lenta discesa verso il pavimento, sotto gli occhi incuriositi delle due sorelle. Fra il momento della caduta e l’atterraggio passarono una decina di secondi, durante i quali ella parve letteralmente trasportata nell’aria. Una volta a terra, ripresasi dall’emozione, la ragazza raccontò di esser stata afferrata da un paio di mani possenti e condotta fino a giù senza danni. Da quel momento la casa iniziò ad essere teatro di numerose manifestazioni: durante la notte tutta la famiglia avvertiva chiaramente il rumore di due tricicli che correvano sul pavimento della soffitta: l’unica spiegazione del fenomeno, accompagnato da risate e canti tipici delle bambine del tempo, arrivò da Marta. “Non c’è niente di preoccupante: - spiegava la fanciulla - si tratta delle due mie amiche di giochi, quelle che voi non vedete”. Diventata adulta, la ragazza diventò il fulcro di tutta un insieme di fatti inspiegabili che culminarono con l’apparizione di un’anziana signora, vestita con abiti del Settecento. Durante queste visite notturne, alle quali assistettero anche le due sorelle, la vecchia iniziò il racconto di un tesoro sepolto sotto il palazzo Zapata, dimora della famiglia di Marta. Durante le ripetute visite a Marta venne affidato il compito di prendere possesso di un baule, nascosto nei sotterranei dell’edificio, che conteneva diversi oggetti preziosi appartenuti alla casata della donna. L’operazione di recupero del baule sarebbe dovuta avvenire di notte, alla presenza della sola ragazza, senza che del fatto venissero informati i genitori o gli altri inquilini dello stabile. Nonostante una buona dose di coraggio Marta si dimostrò titubante fin dall’inizio, messa in guardia dalle sorelle sugli eventuali rischi dell’impresa. Le tre ragazze decisero quindi di consultare il padre: ferreo impiegato prefettizio, il genitore non mostrò interesse per la vicenda e impedì alle tre ogni possibile tentativo di entrare in possesso del baule. Ogni recriminazione delle ragazze cadde nel nulla. La vicenda sarebbe terminata con una ramanzina del genitore se lo stesso non avesse confidato con ricchezza di dettagli l’assurda storia al loro vicino di casa, vista l’amicizia che intercorreva tra le due famiglie. Trascorse quasi un mese dalla confidenza del genitore e, in pieno novembre, le apparizioni dell’anziana nobildonna ricominciarono con sordi tonfi e spostamento di oggetti nella camera delle ragazze. La vecchia, appena manifestatasi, iniziò ad urlare con voce roca: puntò l’indice verso Marta e deridendola le disse che il tesoro ormai aveva preso il volo. Dopo una notte insonne la giovane, accompagnata dai genitori e dalle sorelle, ebbe finalmente la prova della veridicità delle affermazioni dell’apparizione: aveva insistito a tal punto che il padre la dovette accompagnare nel sotterraneo per vedere di persona il luogo segnalato. Attraverso una piccola porta, situata a ridosso delle scale del palazzo nobiliare, si accede tutt’ora ai sotterranei: quel giorno Marta indicò dove si sarebbe dovuto trovare il tesoro, nascosto dietro un muro perimetrale. La discesa nelle cantine pervase di umidità e muffa non fu semplice; gli scalini erano scivolosi e il pavimento in battuto era viscido. Armati di lampade a olio, i componenti della famiglia seguirono lo stretto corridoio fino ad arrivare al punto indicato. Nella penombra videro, là dove prima c’era un muro, una nicchia aperta di recente: intorno i pezzi di tufo della copertura del nascondiglio. La sorpresa del gruppo durò poco: per terra si notavano i segni di un pesante oggetto trascinato fino all’ingresso del sotterraneo. Del baule non c’era più traccia. L’amara storia ebbe un finale ancora più curioso: l’amico e confidente del genitore di Marta si trasferì, dopo poche settimane, in un più accogliente e ospitale palazzo di Castello. Segno di un tenore di vita che, con le poche entrate a disposizione, non avrebbe potuto certo mantenere.
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