capitolo 7

1217 Words
I capelli sospesi nell’aria come mossi da un vento invisibile. La pelle illuminata da venature luminose sotto la superficie, pulsanti come scariche elettriche pronte ad aprirsi. Il pavimento tremò sotto di lei. Le pareti scricchiolarono. La luce sfarfallò. «Julie…» sussurrò John, avvicinandosi nonostante tutto. L’aria vibrava. Era come camminare contro una tempesta fatta di energia e dolore, ma lui non si fermò. Non avrebbe potuto, anche se avesse voluto. «Julie, guardami!» Lei non lo sentiva. Non vedeva niente. Era intrappolata dentro quel vuoto, un mondo buio e pericoloso che nessuno aveva mai tentato di fermare. Un altro impulso di energia esplose dal suo corpo e John venne sbilanciato all’indietro per un istante. Si protese in avanti, le mani tese, le pupille dilatate. «Julie! Devi fermarti!» Il suo corpo tremava mentre si avvicinava un altro passo. Per lo sforzo gli si imperlò la fronte di sudore, anche solo camminare era un impresa. L’energia che emanava Julie, gli bruciava la pelle, come lame sottili che gli incidevano le braccia. Aveva letto delle sue capacità nei dossier, aveva visto anche qualche estratto video dove la obbligavano a distruggere mura e accampamenti, l'aveva vista mentre radeva al suolo palazzi di 90 piani, e l’unica cosa a cui pensava, mentre avanzava in quella tempesta di energia e dolore, era che non avrebbe mai permesso a nessuno di vedere Julie in quel modo. Non come un’arma. Non come un mostro. Non come un esperimento. Voleva che la vedessero come Julie. La bambina che aveva promesso di proteggere. La ragazza che stava pagando per peccati mai commessi. La persona che nessuno, tranne lui, vedeva ancora come un essere umano. Julie tirò su la testa di scatto. Per un istante i suoi piedi non toccarono nemmeno il suolo: sembrava sospesa, come se l’energia che emanava la trattenesse tra due mondi. Poi, con un tonfo sordo, ricadde a terra. Le vene luminose sotto la pelle pulsarono in un ritmo irregolare, quasi doloroso. Ignorò completamente John e cominciò a camminare, aveva un obbiettivo: uscire di lì! E avrebbe ucciso chiunque si fosse messo davanti al suo cammino. Il pavimento esplose in fratture sotto ogni passo. John allungò una mano verso di lei, ma era già troppo lontana. «Julie! Fermati!» gridò, lottando contro la scia di energia che lo respingeva come un’onda d’urto. Lei non lo sentiva si lanciò nel corridoio principale, e la battaglia che infuriava lì fuori sembrò congelarsi per un secondo al suo arrivo… prima di spezzarsi in caos puro. I soldati volarono via come stracci trascinati dal vento. Armi si piegarono. Barriere si sgretolarono. Le urla si mescolarono al ronzio elettrico che saturava l’aria. John la seguiva a fatica, inciampando, sollevando il braccio per proteggersi dagli spari e dalle scariche che lei lasciava dietro di sé. «Julie, ti prego!» ansimò, ma ogni metro che guadagnava veniva mangiato dalla furia cieca della ragazza. Lei non si fermò finché non raggiunse l’ingresso della seconda ala. E lì… si bloccò. Di colpo. Come se qualcuno le avesse spezzato il fiato nel petto. Davanti a lei, un soldato la teneva sotto tiro: la canna del fucile traballava per il terrore, ma non era quell’arma a immobilizzarla. Era ciò che stava proteggendo. Dietro di lui, ammassati come cuccioli spaventati, c’erano almeno dieci bambini. Sporchi di polvere. Con le guance rigate di lacrime. Con gli occhi spalancati verso di lei — non quelli di un mostro, non quelli di un’arma — ma verso una ragazza che brillava come una tempesta vivente. Julie rimase rigida. Le vene luminose rallentarono, tremularono. Una crepa di umanità attraversò la sua furia. E John, ansimando, la raggiunse proprio in quell’attimo. «Julie…» mormorò, consapevole che la minima parola sbagliata poteva far esplodere tutto. Lei tremava. Non di rabbia. Non più. Ma di paura. Di memoria. Di qualcosa che non riusciva neanche a nominare. Lui Continuò ad avvicinarsi. Anche se ogni passo bruciava. Anche se l’aria gli tagliava la pelle. Anche se sapeva che un solo impulso incontrollato poteva ucciderlo all’istante. Perché se non fosse stato lui a raggiungerla…Julie si sarebbe perduta per sempre. John riuscì finalmente ad afferrarle i polsi. L’impatto fu come toccare fuoco vivo, ma li strinse comunque, sforzandosi di tirarla verso di sé, di riportarla alla realtà. «Julie…fermati sono solo dei bambini» Julie lì guardó uno ad uno. Gli occhi bianchi stavano lasciando posto al suo colore naturale. Un’ombra di coscienza. Bambini? perché dei bambini erano dentro una fortezza. No, non poteva farlo, non voleva farlo, non avrebbe mai fatto del male a dei poveri bambini innocenti. Un urlo si spezzò in un singhiozzo soffocato. John capì che quello era il momento. L’unico. Il suo unico spiraglio. Affondò una mano nella tasca del pantalone, estrasse una piccola fiala con una siringa già pronta — la seconda dose di emergenza, non voleva usarla ma non poteva permettere che Julie distruggesse tutto.E senza esitare la premette contro il collo. Lei spalancò gli occhi. Un lampo di terrore. Un lampo di tradimento. Il mondo esplose di nuovo in luce violacea. Poi, lentamente… iniziò a spegnersi. L’energia si ritirò. Il corpo di Julie ricadde tra le braccia di John, pesante, tremante, quasi senza vita. Il suo ultimo sguardo lo tagliò come una lama. No, non di nuovo. Julie si rese conto di aver appena sprecato la sua occasione, poteva scappare, senza fare danni, ma la rabbia aveva preso il sopravvento. Quando era in quello stato non riusciva a controllare i suoi poteri. John la strinse forte, come se potesse impedirle di cadere ancora più nel buio. «Mi dispiace…» sussurrò, la voce rotta. «Mi dispiace tanto, Julie.» Lei inspirò appena. Un respiro leggero.Mezzo movimento. Ma stavolta… non si addormentò Le palpebre tremarono. Il mondo oscillò. Julie provò a richiamare un frammento del potere, un’ultima scintilla, anche minuscola. E capì. Lui le aveva bloccato i poteri. Di nuovo. Julie li sentiva sotto la sua pelle, sigillati da una colata di cemento. Poi sentì qualcosa di caldo scivolare sulle guance . Non aveva bisogno di toccare quel liquido. Era sangue. Aveva usato troppo il suo potere. Troppo velocemente. Troppo violentemente. E quella… quella era una delle conseguenze che conosceva. John vide il sangue. Il terrore attraversò i suoi occhi. «Julie…» mormorò, sorreggendola meglio. «Cristo, stai sanguinando!.» Il sangue non era solo sul naso. Lei lo fissò attraverso la coltre di luce residua, gli occhi opachi, sbarrati, ma vigili. Non era più nel pieno del potere… era nel pieno del dolore. Eppure, in mezzo al caos, qualcosa la sconvolse più di tutto. L’odore di John. Era diverso da quello degli altri soldati. Non sapeva spiegarlo. Non aveva le parole, il suo odore era familiare. Pulito.Caldo. Un odore che tirava fuori qualcosa sepolto in profondità. Qualcosa che non ricordava… e che il suo corpo sembrava riconoscere comunque.Un ricordo senza immagine. Una sensazione senza nome. Perché lui era così diverso? Perché la sua presenza riusciva, anche in mezzo alla tempesta, a farle respirare un secondo in più? Julie non capiva. Non voleva capire. Ma il suo corpo rispondeva prima della sua mente. Una sola, piccola verità prese forma nella mente spezzata di Julie: Se lui non fosse stato diverso… lo avrebbe già fatto a pezzi. E lei non riusciva a spiegarsi il perché. John la prese in braccio e la porto nella sua stanza o almeno quello che ne era rimasto.
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