Capitolo 2

1187 Words
Il soldato tremava sotto il bisturi, il respiro spezzato, la pelle umida di sudore freddo. Sentiva la presenza di Julie dietro di sé come una lama sul tendine del collo: silenziosa, imprevedibile, pronta a colpire. «C’è un passaggio… posso portarti fuori» ripete lui balbettando. Julie non rispose. Non serviva. Il suo silenzio era più tagliente di qualsiasi parola. Gli fece cenno di muoversi, con un gesto breve, quasi meccanico. Il soldato obbedì, avanzando nel corridoio dove il fuoco delle torce tremolava contro le pareti di pietra. Ogni passo era un rischio: bastava un incrocio sbagliato, un rumore fuori posto, e sarebbero arrivati altri uomini armati. Arrivarono davanti a una parete umida, consumata dal tempo. «Qui…» mormorò lui, sfiorando la pietra con dita tremanti. Julie alzò il bisturi invitandolo a proseguire. Il soldato premette una pietra sporgente. Un meccanismo scattò in profondità, e la parete si aprì rivelando un corridoio stretto e buio. Julie spinse il soldato all’interno. La luce delle torce rimase alle loro spalle, inghiottita dalla fessura che si richiudeva lentamente. Il passaggio era così angusto che Julie poteva sentire le pareti sfiorargli le spalle. Il soldato guardava avanti, ansimando. Lei dietro, sempre muta, sempre pronta. Dopo qualche metro, lo stretto cunicolo si aprì in una stanza sotterranea. Una botola occupava quasi tutto il pavimento. «Scende ai sotterranei… poi alle cisterne. È l’unica via» disse lui con voce bassa. Julie gli fece cenno di continuare. Il soldato si inginocchiò per sollevare la botola. Fu in quell’istante che lei vide un minuscolo movimento della mano del soldato. Un gesto rapido, quasi impercettibile: infilò due dita sotto la giacca dell’uniforme. Un click. Un rumore secco. Un impulso metallico. Un segnale. L’aria cambiò. Per un secondo, tutto rimase immobile. Poi la fortezza si risvegliò. Un allarme acuto squarciò il silenzio, rimbalzando tra le pietre umide dei sotterranei. Luci rosse iniziarono a lampeggiare lungo il corridoio alle loro spalle. Il soldato spalancò gli occhi, sapendo esattamente cosa avrebbe portato quel gesto. Julie lo fissò. Nessuna parola. Nessun urlo. Nessun suono. Solo un sorriso gelido come la morte. Il soldato alzò le mani. «Non puoi scappare, saranno qui...—» Il bisturi gli si posò di nuovo sul collo, con la precisione chirurgica di chi non aveva più niente da perdere. Il soldato si immobilizzò, il cuore che martellava nel petto. Sopra di loro, passi pesanti iniziarono a correre, porte a sbattere, ordini gridati. L’inferno stava arrivando. E Julie, ancora una volta, era sola. Davanti a lei la botola aperta. Dietro di lei uomini armati in arrivo. Nel petto, un vuoto incolmabile dove un tempo si trovava la voce. Aveva bisogno di un diversivo, così senza esitare conficó il pugnale nello stomaco del soldato, non andò troppo affondo, doveva rallentare i soldati, non voleva ucciderlo. Spinse il soldato di lato ed entrò nella botola. Il buio la inghiottì un istante prima che le guardie irrompessero nella stanza. La caccia era iniziata. Non era un buio qualsiasi—un buio umido, vischioso, che odorava di muffa e acqua stagnante. Le pareti erano così vicine che Julie dovette girarsi di lato per scendere la scala di metallo. Ogni gradino scricchiolava sotto il suo peso, rugginoso e consumato. Sopra di lei, il frastuono dell’allarme rimbombava come un’eco impazzita. Urla. Passi frenetici. Armi caricate. La fortezza aveva smesso di dormire. Julie scese più velocemente, ignorando il dolore che le pulsava in ogni muscolo. La scala finì bruscamente, lasciandola davanti a un corridoio sotterraneo dove l’acqua le lambiva le caviglie. Lampade al neon sfarfallavano alle pareti, gettando ombre irregolari che sembravano muoversi da sole. Nessuna via di ritorno. Solo quei canali freddi, profondi e tortuosi. Julie avanzò. L’acqua gelida la fece rabbrividire, ma non rallentò. La sua camicia ospedaliera, ormai fradicia, le si appiccicava addosso. Ogni passo creava piccoli cerchi nell’acqua che si allargavano nel silenzio rotto solo dal gocciolio costante e dal ronzio delle luci. L’acqua delle cisterne le arrivava quasi alle ginocchia quando Julie finalmente individuò la fine del tunnel. Una scaletta di ferro saliva verso un’apertura stretta e luminosa. Senza esitare, afferrò i pioli e salì, ignorando il bruciore nei muscoli e il gelo che le mordicchiava la pelle. Quando spinse la grata e si arrampicò oltre l’apertura, si ritrovò all’aperto. La pioggia cadeva a secchiate, battendo sulla pietra del cortile interno della fortezza. Lampi squarciavano il cielo, illuminando muri altissimi, torri e bandiere lacere. Julie fece appena in tempo a mettere i piedi sul pavimento bagnato che sentì un rumore secco. Uno scatto. Armi puntate. Si voltò di colpo. Davanti a lei c’erano almeno cinque soldati. Uniformi scure. per Julie, ogni uniforme era una minaccia. Tra loro, al centro, c’era un uomo che spiccava più degli altri. Alto, capelli scuri incollati alla fronte dalla pioggia, occhi chiari e fissi su di lei come se la stesse studiando da ore. La guardó e notó il sangue sul camice. Per lei era solo un altro che voleva catturarla. Il panico si accese in un istante. Julie scattò in avanti e agguantò il soldato più vicino, torcendogli il braccio dietro la schiena con una forza che non avrebbe dovuto avere, non senza i suoi poteri. Ma la paura faceva miracoli. Gli puntò il bisturi alla gola, fissando con occhi vuoti la squadra davanti a lei. Il soldato catturato urlò: «John aiutami» Gli altri puntarono le armi verso di lei, tutti in attesa di un cenno di John. John fece un passo avanti e sollevò una mano verso i soldati «Nessuno si muova.» La sua voce arrivò solo dopo un istante, calma come il tuono lontano che precedette un lampo. «Lascialo andare.» Julie non si mosse. La pioggia le colava sul volto, mescolandosi a sangue e sudore. I suoi occhi erano fissi su John, feroci, diffidenti, pronti a uccidere o morire. John fece un altro passo verso di lei. Non puntò l’arma. Non gridò. Non minacciò. Solo quella frase, più morbida di quanto chiunque si sarebbe aspettato. «Non vogliamo farti del male.» Julie non gli credette. Non poteva. Fece un passo indietro. Voleva guardarsi intorno per cercare una via di fuga, ma sapeva che appena si sarebbe distratta lui l'avrebbe catturata. Il soldato che teneva in ostaggio tremava così forte che Julie poteva sentirglielo attraverso il braccio. John parlò ancora, voce bassa e ferma: «Julie, ti abbiamo portata noi qui.Ricordi? Non vogliamo farti del male. Ti stiamo proteggendo.» Julie irrigidì le spalle. La sua presa sul soldato si fece ancora più serrata, il bisturi premuto contro la pelle. Era impossibile per lei credere a quelle parole. Impossibile fidarsi. John lo sapeva. Eppure non abbassò lo sguardo. «Lascia andare il mio uomo.» Un respiro. «Ti prometto che nessuno ti farà del male.» La promessa cadde tra loro come un peso immenso. Julie tremò, ma non di paura. Di confusione. Di rabbia mescolata alla speranza, due emozioni che non avrebbe mai voluto sentire insieme. Perché la speranza è ciò che ti uccide veramente. Il fulmine successivo illuminò il cortile. Per un istante, Julie vide il viso di John chiaramente: non era minaccioso. Non era crudele. Era… preoccupato? Per lei.? no, non poteva essere. Era preoccupato per il soldato.
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