L’infermeria era immersa in una luce lattiginosa, quasi irreale. I macchinari emettevano bip regolari, troppo regolari, come se stessero imitando la vita invece di misurarla. Julie giaceva immobile sul letto numero tre. Da due settimane. John era lì, come ogni giorno, come ogni notte. Seduto sulla stessa sedia metallica, consumato dall’ansia e dalla colpa. La barba leggermente incolta e due occhiaie degne di un panda. La Lowell come punizione lo aveva messo ad addestrare le nuove leve, lei sapeva quanto John odiasse quel lavoro, non era fatto per insegnare, soprattutto a dei mocciosi, ma aveva omesso delle informazioni e per quanto odiasse quel lavoro, aveva pensato che gli sarebbe potuta andare peggio. Osservava Julie, sperando in un movimento, un tremito, qualunque cosa gli facesse spe

