Valeria Quando riapro gli occhi, mio padre tossisce, un accesso violento che lo scuote tutto intero, piegandolo in due. Il suono è rauco, lacerante. Mia madre ha smesso di cucire, il suo ago sospeso. Il suo sguardo è fisso su di lui, pieno di un terrore impotente. Quando l'accesso si calma, lui rimane ansimante, un alone di saliva sanguinolenta all'angolo delle labbra. La asciuga con il dorso della mano tremante, vergognoso. Osservo il suo petto che si solleva e si abbassa a fatica, ogni respiro una battaglia che lentamente sta perdendo. Le sue dita si aggrappano al bordo del tavolo come a un'ancora di salvezza, le nocche bianche, la pelle tesa sulle ossa. C'è una finezza residua in quelle mani, un'eleganza che la fame e la malattia non sono ancora riuscite a cancellare del tutto. Ma ogn

