Capitolo due

1511 Words
CAPITOLO DUE Fuori nevica. Un paesaggio bianco e monotono come la faccia di Gaetano Monticelli che, con le mani in tasca e le gambe incollate al termosifone, lo sta guardando dalla finestra. Quest’anno Tortona non si è risparmiata una nevicata coi fiocchi! E come cazzo può essere diversamente una nevicata?! Manca poco più di una ventina di giorni a Natale ma il regalo della bolletta EnelEnergia è già arrivato. E Gaeta è lì che impreca su come un appartamento di quaranta metri quadri gli costi quanto riscaldare l’intera Città del Vaticano, per poi patire il freddo come al palazzo del ghiaccio. Povero Capitano Ipsilon, che tristezza la vecchiaia per uno degli agenti segreti più efficienti dopo James Bond! Per fortuna che dalla missione vogherese sul traffico di stupefacenti qualcosa di buono ne era uscito. Aveva conosciuto Elena, che ora gli riempie la vita, anche se solo nel fine settimana, quando prende il treno per andarla a trovare. Una passeggiata a braccetto fino ai giardinetti di piazza San Bovo per sedersi su di una panchina come gli innamoratini di Peynet. Un bacetto, due coccole. Poco più di questo per la verità, perché, come dice quel monumento alla stupidità umana del Ferrero: le pillole blu bisogna usarle con parsimonia, dato che la pensione degli ex agenti Sisde è quel che è. E se ne vola via con la bolletta di luce/gas gli verrebbe da sottolineare, tirando un sospiro ai tetti della città. Il Ferrero... riprende tra sé, guardando giù in strada la vicina chiacchierare con la portinaia. Al guinzaglio ha quella merda di barboncino che, sul pianerottolo, lo tormenta col suo abbaiare isterico ogni volta che cerca nelle tasche le chiavi di casa. Il Briciola, bianco come la neve, che se non fosse per quel cappottino fucsia che indossa, gli si vedrebbe solo il tartufo del naso confuso nel candore. E la cosa avrebbe di certo i suoi vantaggi se si avventurasse fino all’incrocio. Già! Dante Ferrero... che anche quella volta... due anni prima, era d’inverno... faceva un freddo cane... un freddo barboncino... quando in scooter erano andati in piena notte a scassinare un garage, sorride tra sé della loro idiozia, come due ladri... che poi i carabinieri ci hanno fatto un culo a capanna, a tutti e due. Ciabatta verso la credenza e dall’anta tira fuori una mezza bottiglia del suo Nocino, lo stesso che quel coglione atomico di Dante chiama cicuta, ma intanto se lo manda giù schioccando la lingua. «Certo che ci vuole un bel coraggio ad essere amici di un cocomero simile!» commenta nel mezzo della stanza che rimbomba le parole «Ma è l’unico che mi rimane, se si escludono la sua morosa e l’Elena...» «La Mercy...» borbotta, versandosi un bicchierino del catrame casalingo «che ancora non mi convinco come una gnocca da copertina come quella lì... dico... cosa ci trova di interessante in quell’ortaggio del Ferrero?! Neanche le stringhe...» -Sarà qualche dote nascosta- rimugina tra sé -ma dev’essere nascosta proprio bene! Escludendo che si trovi nella scatola cranica! Piuttosto nella braghetta!» Giù in strada gli pneumatici di un auto transitano sopra l’intruglio di neve fradicia col fruscio di un bicchiere di acqua gasata, seguiti dalle urla maldicenti della signora, con Gaeta che se la ride augurandosi che le abbiano affogato il cane. «Ecco che parlo da solo. Segno evidente della senilità!» mugugna «Ma gliel’ho detto! Stavolta tienimi fuori dalle tue menate! Il Gaeta è stanco, non ce la fa più. Non c’ha più voglia delle tue gite notturne su quel Kimko a pezzi con le molle della sella che gli bucano le chiappe!... E poi nei week-end c’è l’Elena... e mica tutte le tue paturnie, compresa questa nuova del “suicidio che non mi convince’’.» Gliel’aveva detto chiaro e tondo al telefono dieci minuti prima, quando il bietolone lo aveva messo al corrente della novità. «Lascia perdere il Monticelli!» aveva risposto senza permettergli di controbattere «le tue indagini sbrigatele da solo... Mike Hammer2 di San Bernardino... o fatti dare una mano dalla Mercy.» «Ma non c’è nessuna indagine» l’aveva presa alla larga Dante, dal telefono della redazione «non ho nessuna intenzione... mi rimaneva un dubbio, solo un dubbio... e poi devo scriverci il pezzo.» «Meglio così... allora parliamo del nulla... quel poveretto si è suicidato. Punt e Mes!» «Ma era di spalle... era steso di spalle, rivolto faccia in su!» «Si vede che è più fotogenico così!» «Innaturale per uno che si getta dal balcone.» «Sarà stato un colpo di vento.» Ferrero si era lasciato scappare: «Ma quanto sei coglione da uno a dieci?» «Undici!» gli aveva risposto spazientito Gaeta. «Ma tu cosa ne pensi?» «Non penso!» «La tua decantata esperienza... ne avrai visti di casi del genere!» «Esperienza andata... dimenticata! Sai... l’età» controbatte «però di suicidi vedrei bene il tuo.» «Vaffanculo Gaeta... pensavo...» «Questa è già una novità!» Così Ferrero si era arreso di fronte al diniego di Monticelli quando questi aveva calato l’asso di coppe: «Ma poi... testa di vitello, perché devi vedere casi da indagare dappertutto? E lascia che la gente si ammazzi in pace! Avrà avuto i suoi bei problemi... debiti. Chi non ne ha oggi? Non ce l’ha più fatta decidendo così di non farsi più inseguire dai creditori, dalle banche... È andata così, non montarne un caso.» «Può essere...» gli aveva risposto deluso Ferrero, lasciando la frase in sospeso. «Vedrai... è così! Piuttosto, sai almeno come si chiama? Quei due lì, i tuoi amici... lo sanno di chi si tratta?» «Ma no... era sera, già buio... non hanno capito chi fosse.» Al che Monticelli si era sentito in dovere di ricordargli che, se proprio aveva bisogno di informazioni sul morto, di strade da percorrere ne aveva due: a) quella impervia che portava diretta all’ufficio del capitano Lodetti e b) una seconda più agevole. «Agevole? Chi? Cosa?» «Il tuo amico anomatopologo.» «Vaffancuore Gaeta, non ti andare a ingarbugliare con la lingua italiana, questa sconosciuta» aveva riso di gusto al telefono «l’anomatopologo so io che cosa analizza... pirla!» «Il... come si chiama?» ghigna quell’altro. «E chiamalo medico legale, boja fauss! Il Giraudo intendi?» «Il Giraudo» conferma. «Ci avevo pensato» aveva risposto Dante «ma sai che il milionario di questa stagione si fa qualche settimana bianca in Val di Fiemme, a sciare sul Cermis assieme a quella tettona di sua moglie.» «Beato lui!» aveva chiosato sinteticamente Gaeta «Per la tettona e per il Cermis.» «Beato lui, sì! Invece io con questo male al tallone che mi tormenta.» «Chiedi al sostituto. Ci sarà pure qualcuno che non fa vacanza...» *** Invece ci ha trovato lui. Ha provato a telefonargli beccandolo al posto di lavoro, pronto a lamentarsi dei turni impossibili col personale ridotto all’osso e della crisi che gli ha ristretto a un paio di settimane la vacanza trentina posticipandola a cavallo di capodanno. Ferrero ha trattenuto a stento la voglia di mandarlo garbatamente a quel paese, passando subito al dunque. «Del tizio di Tortona... sai niente?» «Me l’aspettavo...» ironizza quell’altro nel tono di voce «pensavo mi chiamassi già ieri sera.» «Ero sul posto... avvertito da amici della Mercy che abitano nel palazzo.» «Io no. Me l’hanno recapitato qui sotto le scialitiche poco prima della mezzanotte! Ero già a nanna.» «Anch’io a quell’ora ero già a nanna.» «Dalla Mercedes?» «E a te che ti frega?» «Pour parler...» «Allora se è pour parler, dimmi chi è?» «A quest’ora dovrebbero già saperlo i tuoi amici... è un loro inquilino.» «Visto da dove s’è buttato ci avrei scommesso...» «Si chiama, o meglio... si chiamava Giuseppe Mazzini.» «Giuseppe Mazzini» rimugina «Abitava lì?» «Sui documenti c’è la residenza in via Baxilio al civico nove, ma non c’è scritto a che piano.» «Spiritoso il signor chirurgo. Sarà la prospettiva della vacanza sugli sci che ti rende allegro.» «Sara che passare il tempo a sezionare cadaveri, un po’ di ironia uno se la inventa» replica Giraudo «altrimenti finisce a dar fuori di matto!» «Giovane... vecchio...» «Del 1975... quarantadue anni.» «Avrà una moglie ’sto Mazzini.» «Sulla carta risulta celibe.» «Una compagna...» «E lo chiedi a me?» esclama «Vuoi fare il fantastico? Allora apri il dossier e inizia le indagini... A proposito... il tuo amico detective... quella faccia da galera, come si chiama?..» «Monticelli.» «Ma sì... il Monticelli. Anche lui è in fregola?» «È a riposo. Dice che non ne vuole sapere. Lo capisco... corre per i settantacinque.» «Tu invece la volta passata hai corso il rischio di non soffiare più sulle candeline.» «Ma sì...» si schernisce Ferrero «acqua passata... piuttosto...» «Piuttosto cosa?» «Questo Mazzini... secondo te s’è ammazzato?» «Apparentemente sì.» «Apparentemente, eh?» sottolinea sornione Ferrero. «Sbronzo e con tracce di cocaina» gli chiarisce «può essere che se l’è sentita di fare l’Uomo Ragno o si è sporto un po’ troppo per una pisciatina dal balcone, ha avuto un mancamento.» «Però è atterrato di spalle...» «Questo non me l’hanno riferito ma l’ho dedotto dalle lesioni, fratture multiple alla colonna vertebrale compresa una all’osso occipitale del cranio.» «Nonostante la neve non è caduto sul morbido.» «Oppure è caduto da una bell’altezza...» «Un tossico comunque questo Mazzini.» «Non direi...» «Sei parco di parole, ma è solo nei telefilm americani che pagano un dollaro a informazione.» «No. Volevo dire. All’esame non sembra essere né un alcolista cronico né tanto meno un consumatore abituale di cocaina.» «Te l’ha detto lui?» «In qualche modo sì... voglio dire... abbiamo i nostri metodi» precisa Giraudo. «Quindi un angioletto secondo te.» «Angioletto non so. Ma resta che dall’analisi dei capelli non risulta essere un consumatore di quella robaccia lì.» «E le tracce?» «Su per la canna del naso, niente... se pensavi l’avesse sniffata» gli risponde «gliel’ho trovata attorno alla bocca... appena un residuo infinitesimale come se...» «Come se! Come se!» sottolinea Dante «Balliamo sul palco delle ipotesi coi “come se’’... io invece sento che questa faccenda puzza. L’ho percepito sin dal primo istante come un prurito sulla pelle...» «E ti viene da grattare.» «Comincia a prudermi, è vero!» «Vedi di non fargliele prudere a Lodetti e al resto della compagnia.» «Sarò un fantasma per loro, tranquillo. Passo e chiudo.» «Stammi bene.» «Che ne dici di una pizza appena torni dalle vacanze? Io, te, la Betty e Mercedes... magari invitiamo anche il Monticelli con signora.» «Monticelli ha una signora? Ma parliamo dello stesso Monticelli? E da quando?» «Un’eredità dell’avventura vogherese. Una gran bella donna vista l’età!» «Tu che a momenti ci lasci le penne, e Monticelli che eredita una gran bella donna “vista l’età’’» «Così va il mondo ma non mi lamento, Mercedes ha ancora una carrozzeria da Formula Uno... tranne il culo.» «Cos’ha il culo di Mercedes?» lo interroga incuriosito Giraudo. «Quello non ha gli spigoli di una formula uno... anzi... ricorda le curve morbide di un Maggiolino Volkswagen.»
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