Maria va in bibliotecaIl lunedì mattina, fedele alla promessa che ha fatto a sé stessa, di porre rimedio alla sua ignoranza, Maria sbriga i lavori di casa alla velocità della luce, “che noia, sempre le stesse cose”, saluta Francesco con uno sbrigativo
– Ciao, vado in biblioteca – ed esce di casa armata di penna e blocco per gli appunti.
La biblioteca, Maria la frequenta solo per prendere in prestito i libri da leggere, sezione letteratura moderna, piano terra. Ignora tutto il resto. In realtà le mette un po’ di soggezione. Ha l’impressione, che gli impiegati, gentili, non c’é dubbio, la guardino con una certa sufficienza. Ci sono soprattutto studenti, che occupano ogni posto, seduti ai tavoli nelle sale di lettura, alle postazioni internet, e nel bel cortile interno, lastricato di mattoni e di risseu[1] bianchi e neri, come i sagrati delle chiese liguri, e ben attrezzato con gazebo e comodi tavoli.
I ragazzi, spigliati e sicuri di sé, pance e fondo schiena al vento, con la disinvolta sfacciataggine della gioventù, la fanno sentire datata e fuori posto.
Tuttavia entra spavalda e va ad informarsi dove trovare i libri che possano soddisfare i suoi nuovi interessi.
La sezione “storia locale” è al sesto piano. Sale in ascensore e si accorge che il pulsante del piano più alto indica “5”.
“Cominciamo bene!”
E’ il suo primo pensiero e manda mentalmente affanculo chi ha avuto l’idea di mettere la sezione che le interessa all’ultimo piano.
Fare le scale non è proprio l’esercizio che le riesca meglio da quando ha avuto il problema al cuore. Salire le costa fatica, facilmente le viene l’affanno e constatare di non essere in perfetta forma fisica la fa innervosire.
Fatta l’ultima rampa di scale a piedi, Maria approda alla sezione indicata.
Qui è tutta un’altra musica: giovani, nemmeno l’ombra.
E, se è per quello, nemmeno vecchi. Non c’è nessuno.
I tavoli sono desolatamente vuoti.
“Bene” pensa Maria “così starò più tranquilla.”
L’impiegato dietro il banco ha vinto la medaglia d’oro alle olimpiadi degli sbadigli. Ha così poco da fare che accoglie Maria con gratitudine, finalmente un viso umano parlante, in mezzo a tutte quelle scartoffie mute e polverose. A dispetto dell’aria annoiata ha un viso intelligente e simpatico.
Lei è quella delle sensazioni a pelle e il giovane la colpisce favorevolmente per la disponibilità e la gentilezza che dimostra. E anche per i suoi begli occhi azzurri e per il sorriso da mascalzone.
Può essere che il cuore di Maria, inteso come semplice pompa meccanica che deve fare da motore al corpo, perda qualche colpo, ma, al contrario, si è risvegliato quell’altro cuore, quello custode delle pulsioni e degli istinti e manda segnali inequivocabili a tutto il suo apparato nervoso. L’ansia di vita, il desiderio di non perdere nessuna occasione di gioia le fanno osare quello che non avrebbe mai fatto fino al mese prima. Il risultato è che la donna sfodera il suo miglior sorriso all’indirizzo del bibliotecario. Anche se si rende conto della consistente differenza di età che li separa sta facendo le prove di seduzione, con garbo, ma anche con sfrontatezza.
– Signora, ha bisogno di aiuto? – Il bibliotecario si avvicina credendo che Maria sia in difficoltà. Ignora che in quel momento è impegnata a provare a sé stessa fin dove può arrivare.
– In effetti, sì, dovrebbe darmi qualche dritta. È la prima volta che vengo in questo settore della biblioteca e avrei bisogno di capirci qualcosa.
Il giovane aiuta Maria a orientarsi negli scaffali. Le indica quali libri possono essere solo consultati e quali possono essere presi in prestito. La consiglia con competenza su quali testi esaminare, quali sono, a suo giudizio, i più interessanti. A dispetto della giovane età si mostra competente ed esperto.
Ben presto lei si carica le braccia di tomi, e si siede ad un tavolo, con l’intenzione di leggerli tutti. Ogni tanto alza gli occhi e incontra lo sguardo del giovane bibliotecario. Si scambiano un sorriso e poi Maria torna a chinare la testa sul libro. Con le gambe accavallate la gonna è inevitabilmente salita e Maria non fa nulla per riportarla a livelli più accettabili. Sa di avere delle belle gambe ed intende sfruttare le armi che ha a disposizione.
Mentre tende le sue trappole ai danni dell’ignaro bibliotecario viene assorbita dalla lettura dei vari libri che ha scelto. Ha davanti un compendio dal titolo “Storia di Genova”, e via via che procede la curiosità aumenta, e aumenta di pari passo la consapevolezza dell’ignoranza.
Da quel giorno Maria cerca di sfruttare ogni momento possibile. Rinuncia al cinema, al teatro, alle passeggiate. Vede i nipoti di corsa.
Dopo essersi fatta un’idea della storia con la esse maiuscola, desidera conoscere meglio la vita di tutti i giorni della gente comune.
Impegnata su due fronti, inseguendo la curiosità per la storia e cercando di saggiare il suo potere di seduzione dimentica di fare la spesa, trascura i lavori domestici e anche il povero Francesco.
– Si può sapere dove vai sempre, che non sei mai a casa? – Si lamenta il marito.
– Dove vuoi che vada? Vado in biblioteca, te l’ho detto. Mi è venuta questa smania di sapere come vivevano i Genovesi nel ‘500. I naviganti, i mercanti, cosa facevano le donne. Cosa succedeva dietro alle finestre di questi palazzi che sono intorno a noi. Gli amori, le passioni, i tradimenti, i delitti.
– I delitti? I delitti no! Lo sapevo! Sei fissata! Non ti metterai a indagare sui delitti del passato, ora?
– Sai che è proprio una bell’idea? Ne parlerò a Claudio.
– E chi è Claudio?
– È uno dei bibliotecari. E tu dovresti essere un po’ geloso perché è molto gentile con me ed è anche molto carino.
– Cosa vuol dire “carino”?
– Ma niente, dai. Dicevo così per dire.
– Sicura?
– Per essere carino è carino, ma è anche molto giovane.
– Ed è un difetto?
– Dai Francesco, piantiamola. Stavo scherzando.
– Sarà...
Maria si è già pentita di aver fatto quella battuta con il marito. Gli ha forse messo una pulce nell’orecchio e non era proprio il caso, visto che un po’ di arrosto dove c’è il fumo, magari ci potrebbe essere. Sarebbe stato meglio stare zitte, ma ormai è fatta. Del resto è difficile, se non impossibile, per Maria rinunciare ad una battuta provocatoria, costi quello che costi.
[1] Risseu: ciottoli tondi.