Capitolo 2

3615 Words
Capitolo Due Mack Mi sentivo un po’ strano. Casa mia era a due porte di distanza e non mi ero nemmeno accorto di avere un vicino. Mi tolsi la giacca e la appoggiai alla sedia. “Grazie ancora,” disse lei, stando vicino a me. Inspirai bruscamente, consapevole del fatto che volevo portarla nel mio letto e scoparla lentamente fino all’alba. “Cosa vorresti bere?” “Caffè bianco, per favore, e smettila di ringraziarmi. Non devi preoccuparti di altri stronzi. Odio i ragazzi così. Non sanno come trattare le donne, in particolare una donna bella come te,” dichiarai. Lei fece un grande sorriso e il mio pene si contrasse. Era sbagliato. Dovevo ricordare che lei era una vittima e probabilmente traumatizzata, non qualcuno su cui avrei dovuto fantasticare. Andò in cucina per occuparsi del caffè. Mi passai una mano tra i capelli, ricordando il mio posto, l’operazione sotto copertura a cui avrei dovuto prendere parte. Mi guardai intorno nel suo elegante appartamento, sentendomi leggermente teso. Non avrei dovuto mischiarmi con altri residenti del complesso. Era contro le regole, ma quella sera non stavo giocando secondo le regole. Quella sera ero solo me stesso. Tobias Stanley, l’uomo che era così spaventato da dover funzionare come Mack McCune. Quando sentii il rumore di vetri rotti, fui di nuovo in piedi e mi affrettai a vedere cosa fosse successo. La bella sconosciuta era inginocchiata sul pavimento e raccoglieva quello che sembrava un vetro rotto, mormorando pacatamente a se stessa parole arrabbiate. “Non toccarlo, potresti farti male,” dissi, accovacciandomi davanti a lei. Allungammo entrambi la mano verso lo stesso pezzo e le nostre dita si toccarono. Un’istantanea dose di calore più forte mi attraversò il corpo, accendendo un desiderio già ardente. Aveva una pelle morbida e delicata e non volevo lasciarle la mano. “Sono così maldestra stasera,” mormorò, guardandomi imbarazzata. Cazzo, anche dopo l’incidente con quel coglione, vidi la voglia e il bisogno nei suoi occhi. Era pericoloso. Mi alzai, sapendo che il mio uccello era duro come il granito. Non era un bene. “Non preoccuparti.” Il suo respiro era irregolare e quegli occhi mi stavano ipnotizzando, facendomi sapere che voleva che la devastassi lentamente e con cura precisa. Eravamo vicini uno all’altra e dovevo farle capire che qualunque cosa ci fosse nei suoi occhi non era una buona idea, ma poi lei si spostò in avanti e mi baciò. Per una frazione di secondo fui pronto a spingerla via e dirle che non lo voleva, ma una fame improvvisa di avere di più mi fermò. Non avevo la minima idea di cosa stesse succedendo e le sue labbra avevano un sapore dolce ed erano così incredibilmente morbide. Intrecciai le dita tra i suoi capelli e avvicinai il suo corpo. Probabilmente sentiva la mia durezza premuta sul suo sesso. Beh, non potevo esattamente nasconderlo. Non potevo spiegare quell’attrazione, ma continuai a divorarle la bocca, stuzzicando la sua lingua finché non gemette nella mia bocca. Quella donna mi lasciava senza fiato e non volevo lasciarla andare. Alla fine, mi tirai indietro, respirando con difficoltà. Lei era conturbante e quello mi eccitava ancora di più. “Non dovremmo farlo. Non sei pronta,” dissi con voce rauca. “Non posso restare da sola stanotte. Per favore, non farmi stare sola,” disse con la determinazione nella voce ma con l’aria distrutta. Mi passai la mano tra i capelli, chiedendomi cosa diavolo ci fosse in me, per negarle il piacere. Si era presentata a quella festa perché voleva passare una notte con qualcuno. Voleva del sesso senza legami, come me. Comunque, chi ero io per giudicarla? Ero andato lì per alleviare la stessa frustrazione, un desiderio di qualcos’altro, un assillo e una voglia che non riuscivo a soddisfare. Ero stufo della mia routine quotidiana. Lo stronzo bassetto alla festa aveva agito più velocemente di chiunque altro nella stanza. L’aveva vista e ci era andato dritto, ovviamente senza sapere come comportarsi come un essere umano decente. Non potevo negare l’attrazione istantanea, il brivido di eccitazione che si diffondeva nelle mie ossa. Non la conoscevo, ma c’era qualcosa in quella donna che me la faceva desiderare. Forse era la sua determinazione e quella fame di intimità che vedevo nei suoi occhi. Non ne avevo idea, ma alla fine della giornata volevamo entrambi la stessa cosa. Lei era il mio tipo, bassa, minuta e probabilmente abbastanza esperta in camera da letto. Era così piccola, si adattava perfettamente al mio petto. Sorrisi e non riuscii più ad aspettare. Schiacciai le mie labbra contro le sue, assaggiando la sua bocca e lasciando andare qualsiasi resistenza avessi. Questa volta il mio bacio iniziò dolcemente, ma durò solo un secondo o due, e subito pretesi di più. “Odio perdere tempo, angelo, quindi andiamo avanti. Il mio uccello sta morendo per te,” dissi, con voce seria. Era da un po’ che non lasciavo che l’altro lato di me prendesse il controllo. Le lasciai vedere i miei oscuri desideri solo una volta e una volta bastò. Non volevo essere il solito ragazzo normale per la donna che stava di fronte a me. Volevo che lei vedesse il vero me. Erano passati due anni ed era ora che mi ricordassi cosa mi piaceva veramente e quanto avessi bisogno di dominare un altro essere. Aveva un profumo incredibile, cazzo, e volevo prenderla proprio lì, per divorarla completamente. I suoi occhi mi stavano dicendo che era pronta a qualsiasi cosa volessi fare. “Mi è piaciuto il modo in cui hai preso il controllo e mi hai portato fuori da lì con un semplice comando.” “Vuoi che prenda di nuovo il controllo?” chiesi. “Per favore,” rispose lei. Sorrisi come un lupo, mantenendo i miei occhi sui suoi. La sollevai, in modo che le sue gambe fossero avvolte intorno alla mia vita, il suo sesso perfettamente allineato al mio uccello rigido. Era piccola e non pesava quasi nulla. Il nostro ingresso nella sua camera da letto fu brusco ma appassionato, e l’afflusso di calore e sangue nel mio corpo così dannatamente bello. Non avevo idea di che cazzo mi fosse successo ma volevo spingere la mia verga nelle pieghe bagnate di quella sconosciuta. Mi faceva esplodere i sensi e il mio inguine bruciava come l’inferno. Ellie Stavo ansimando per l’eccitazione. Quell’uomo, chiunque fosse, risvegliava dentro di me una voglia di sesso selvaggio e avventuroso. L’attrazione era lì, terrificante eppure eccitante. Dovevo correre il rischio, quindi lo baciai. Non sarei riuscita a sopportare un’altra notte di solitudine. Non volevo più essere quella ragazza consapevole con la fiducia distrutta. I ricordi crudeli si stavano nutrendo della mia anima. Dovevo stare vicino ad un altro essere umano per rompere il cerchio, per andare avanti con qualunque vita avessi scelto per me stessa. “Togliti tutti i vestiti,” ordinò, stando in piedi vicino al letto e guardandomi con i suoi duri occhi d’aquila. Il suo ordine mi mandò un brivido fin nell’intimo, accendendo le cellule morte. Ero fuori dal mio vestito prima che me ne accorgessi, in reggiseno di pizzo bianco e mutandine, aspettando che mi seguisse, ma non si era mosso. I suoi occhi mi squadrarono e cominciarono a muoversi lentamente lungo il mio corpo. Aspettai pazientemente, non sapendo bene cosa aspettarmi. “Ho detto via tutti i vestiti!” ordinò con una punta di impazienza, ma la sua voce dominante era davvero eccitante. Nessuno mi aveva mai parlato in quel modo in camera da letto, nemmeno Andrew. La mia passera era bagnata per lui. Pulsava dal bisogno e desideravo il suo tocco. Non ero mai stata pudica o timida, ma in tutte le mie fantasie più profonde non avevo mai immaginato di sottomettermi ad un amante dominante. C’era qualcosa in Mack che mi faceva desiderare di compiacerlo. Scesi dal letto e feci cadere il reggiseno sul pavimento. Le mie mutandine seguirono. Quell’uomo enorme di fronte a me aveva la mascella larga e forte, e capelli biondi chiari. Era alto, con le spalle larghe e muscoloso. Il nostro bacio fu sensuale ma ruvido, e ne amai ogni secondo. Si tolse la giacca e cominciò a sbottonarsi la camicia. Il mio cuore perse colpi tra le costole quando i miei occhi videro i muscoli scolpiti del suo petto. Aveva una cicatrice sul lato destro dell’addome, larga e lunga. Ero curiosa e stavo quasi per chiedergli da dove venisse, ma mi costrinsi a rimanere in silenzio. Non era affatto come tutti gli altri uomini con cui ero andata a letto, non ero mai stata così eccitata in vita mia per quello che stava per succedere. “Via i pantaloni,” dissi, avvicinandomi a lui e desiderando passare le dita sul suo braccio, ma mi afferrò il polso e mi tirò vicino al suo petto. Si chinò e mi ringhiò nell’orecchio, “Stanotte la tua fighetta mi appartiene, proverà piacere perché lo voglio io, sarà bagnata per me perché voglio che sia bagnata, e tu verrai quando lo dirò io perché lo voglio io. Ma, angelo mio, non finché non ti dico che puoi.” Si scostò da me e mi allargò le gambe e si sedette tra le mie ginocchia, guardando intensamente la mia nudità. “Hai una fighetta così bella,” disse, facendo scorrere le dita sulla mia fessura. “Puoi implorare e supplicare quanto vuoi, mi piace quando lo fai, ma come la tua passera, il tuo orgasmo mi appartiene.” Cominciai a tremare mentre lui faceva scivolare le dita nella mia umidità. Iniziò a massaggiarmi il clitoride con il pollice, con forza e velocità, cogliendomi di sorpresa, poi spinse due dita nel mio buco. Mentre massaggiava le pareti interne con le dita, all’improvviso mi morse il capezzolo, sorprendendomi. Gemetti forte e alzai i fianchi per incontrare la sua mano, sentendo una nuova ondata di succhi raccogliersi tra le mie cosce. “Oddio, per favore... ne ho bisogno, ho bisogno di venire,” cominciai ad implorare mentre andavo incontro alla spinta della sua mano. Lui tolse la mano e mi sentii in difficoltà per la sua perdita. “No. Per favore, no,” piagnucolai. “Angelo, il tuo orgasmo è mio e lo do a mio piacimento. Ora, non muoverti più o non ti lascerò venire. Hai capito?” Feci un cenno con la testa e lui mi morse l’interno coscia con un ringhio acuto. Mi scioccò. Faceva male ma non in modo sgradevole. Più che altro mi stava facendo sapere che era lui a comandare, che era lui il capo. “Sì, sì, ho capito. Farò la brava adesso.” “Mettiti a quattro zampe e stai zitta,” ordinò, allontanandosi all’improvviso. Mi girava la testa e non ero pronta, ma gli obbedii, sentendo che aveva altri assi nella manica. Per un momento la stanza fu nel più assoluto silenzio. Potevo solo sentire il rumore dei nostri respiri pesanti e la nostra eccitazione vibrante. Non avevo idea di cosa mi stesse succedendo, ma il suo tocco mi rendeva reattiva, mi faceva contorcere in una poltiglia di sottomissione. In camera da letto, avevo sempre avuto il controllo. Gli uomini erano contenti quando mi trasformavo in una puttana che parlava sporco, ma non in quel momento. Quello sconosciuto aveva cambiato il mio ruolo. Le mie cosce stavano tremando per l’attesa e la mia v****a era fradicia. Ero in ginocchio con il sedere per aria, aspettando che lui immergesse il suo uccello duro dentro di me. Lo sentii strappare qualcosa, probabilmente il pacchetto di un preservativo. Era un bene che fosse preparato. Quando si spinse dentro di me, mi sgretolai, prendendolo tutto dentro, gridando. Mi afferrò i fianchi e iniziò a scoparmi. Veloce e con forza. Portandomi sull’orlo dell’orgasmo, lasciando che lo sentissi montare fino a quel delizioso bordo del precipizio, poi rallentando per evitare che venissi, e poi muovendosi velocemente di nuovo. Era un’agonia, una deliziosa tortura. “Sarà veloce ma intenso, angelo,” gracchiò e mi morse l’orecchio. Non avevo mai sperimentato niente del genere. Quello sconosciuto, chiunque fosse, rimise insieme i pezzi della mia anima distrutta. Era rude ma sensuale, mi scopava fino a farmi mancare il fiato, con il cuore che mi batteva forte nel petto. Mi martellava dentro velocemente ed io ansimavo e gemevo, implorando di più. Non mi lasciò riposare finché non fummo entrambi al limite. Poi si avvolse i miei capelli intorno alla mano e mi tirò la testa indietro verso di lui. “Vieni ora, angelo mio. Stringi bene il mio uccello e vieni.” Non avevo nessun controllo. Non avevo nessuna opzione. Il mio corpo gli rispose ed io mi contorsi sulla sua bellissima verga, lasciando che il mio orgasmo prendesse il sopravvento mentre gemevo ed urlavo. Sentiti il suo orgasmo montare mentre pulsava dentro di me. In pochi istanti era di nuovo pronto ed io stavo perdendo il contatto con la realtà. I miei fianchi si muovevano avanti e indietro, su e giù per il suo uccello. Era come una dolce corsa punitiva, solo che non stavo al passo con lui. Non mi importava come si chiamasse, chi fosse o da dove venisse. Quella notte, tutto ciò che mi importava era il fatto che non mi lasciò dormire, neanche una volta. Era deciso, autoritario e appassionato. Abusò del mio corpo in ogni modo delizioso, alleviò l’incontrollabile pulsazione ritmica e frantumò ogni dubbio ed esitazione. Crollai sul suo petto ore dopo, esausta ma soddisfatta. Ogni grammo di piacere era stato strappato dal mio corpo. Tutto il mio corpo era intorpidito, mentre il mio cuore era accelerato. Non passò molto tempo prima che mi addormentassi, sapendo che non ero più sola. Mack Stavo sognando Charlotte che mi toccava. Seguiva il contorno dei muscoli delle mie braccia, mi sorrideva, canticchiava la nostra canzone preferita. Era una beatitudine. Gemevo, ricordando i nostri momenti di intimità insieme. Poi mi scossi, muovendomi sul letto. Mi ci vollero alcuni secondi per rendermi conto che stavo tenendo un corpo caldo e minuscolo tra le mie braccia e che non stavo più sognando. Mi strofinai gli occhi con la mano libera, inalando il morbido odore di ambra e vaniglia. La mia erezione mattutina si stava strofinando contro il suo sedere. Feci un respiro profondo, ricordando chiaramente la notte precedente. Non avrei dovuto addormentarmi. Avrei dovuto andarmene dopo che aveva perso conoscenza, russando accanto a me. Alla fine riuscii a liberarmi dalla donna dai capelli scuri che mi ero scopato la sera prima. Mormorò qualcosa nel sonno ma non si svegliò. Che fortuna. Avevo l’impulso di baciare la sua morbida pelle leggermente abbronzata come accarezzavo quella di Charlotte ma invece respinsi quel pensiero. Sarebbe stato un errore. Una notte, non c’era altro da fare. Quella donna era bellissima. Ed obbediente. Era da un po’ che non avevo qualcuno di così gentile nel mio letto, qualcuno che me lo faceva venire duro e pronto per dell’altro. Non sapevo il suo nome e andava bene così. Quello che poteva avere importanza era che viveva a due porte di distanza da me. Ma sembrava che Lurkin non si sarebbe trasferito, quindi una notte con lei non aveva importanza. Me ne sarei andato io, abbandonando quella parte della Scozia e ricominciando da qualche altra parte. Quel bastardo stava scappando di nuovo. Trovai i miei vestiti intorno al letto, mi misi i boxer e i pantaloni e mi diressi fuori. Per una frazione di secondo, mi chiesi se non potessi scivolare di nuovo nel suo letto e aspettare che si svegliasse, ma non volevo farla sentire a disagio. Il mio uccello era di nuovo duro ma non era un bene. Mi passai una mano tra i capelli, mentre avevo dei flash di lei sopra di me. Doveva essere solo una notte. Non c’era bisogno di lasciare il mio numero. Non potevo comunque. Il suo ansimare pesante, la sua bocca morbida, tutto di quella donna sembrava giusto. Era un peccato che il giorno precedente fosse la mia ultima e definitiva notte al Grange. Avevo lavorato come detective sotto copertura per più di dieci anni ed ero uno dei migliori. Sempre determinato e impegnato a portare a termine il lavoro. Ero stato assegnato a vivere nel complesso per oltre una settimana, aspettando e preparandomi per un’altra operazione, ma era successo qualcosa il giorno precedente. Rob Pollock, il potente fornitore di droga, aveva cambiato idea. Qualcuno doveva averlo spaventato. Era tempo di andare avanti e far rapporto al quartier generale di Glasgow. Aprii la porta del mio appartamento ed entrai. Erano le 7 di una domenica mattina. In un paio d’ore avrei potuto dimenticare la settimana passata, andare avanti. Era un vero peccato. Dopo anni di preparazione, l’avevo quasi preso. Adrian Lurkin, quello era il nome che usava in quei giorni. Era il più grosso fornitore di eroina e cocaina della Scozia e sapevo che avrei dovuto metterlo dietro le sbarre anni prima. La notte precedente ero riuscito a liberarmi dalla frustrazione e dalla rabbia che gli ultimi diciotto mesi avevano seminato in me. Ora ero tornato al mio solito io: un trentenne miserabile e incasinato con problemi di gestione della rabbia. I miei pensieri fuggirono verso la donna due porte più giù e strinsi i pugni, chiedendomi cosa cazzo ci fosse di sbagliato in me. Avevo già avuto avventure di una notte in precedenza, negli anni passati, prima che tutto andasse a puttane, ma stavolta tutto sembrava diverso. Il sesso era migliore, sconvolgente, più intenso ed io volevo di nuovo affondare il mio uccello nel suo calore stretto. Il mio telefono cominciò a squillare e lo stomaco si contorse per l’energia nervosa. Non aveva suonato per una settimana, quindi perché in quel momento e perché così presto al mattino? Imprecai sottovoce e risposi. “Pronto.” “Stanley, c’è stato un cambiamento nell’operazione. La vendita è avvenuta come previsto proprio questa mattina. Una grande somma di denaro è stata trasferita al proprietario del terreno. Tu rimani e noi siamo di nuovo in gioco,” disse la voce burbera all’altro capo della linea, che apparteneva al Sovrintendente Colman, il mio superiore. Abbassai lo sguardo sul telefono pensando che non potesse essere serio. Il giorno prima avevo ricevuto istruzioni diverse. Ero stato trasferito. “Sta scherzando,” ringhiai, anche se sapevo che il mio capo non scherzava mai quando si trattava di lavoro. “Non sappiamo cosa sia successo, ma sappiamo per certo che il sospetto sarà lì questo pomeriggio, quindi preparati. In un paio di minuti riceverai una busta con maggiori dettagli. Stephanie si è rotta un piede, quindi la tolgo dal caso, ma Claire si è offerta di sostituirla.” Mi bloccai, il sangue smise di circolare nel mio corpo. “Claire?” domandai, perdendo il fiato. Speravo fosse uno scherzo. “Preferirei stare da solo. Senza una moglie, posso legare con lui più velocemente.” “Ne abbiamo già discusso, Stanley. Sarete più credibili come coppia sposata. Non la taglierò fuori solo per una specie di malinteso che avrebbe dovuto essere risolto ormai da anni,” affermò Colman, senza accettare le mie stronzate come al solito. “Bene, ma è meglio che si attenga al piano.” “Sii rispettoso. Ho già abbastanza da fare. È una brava detective.” Strinsi il telefono così forte che le mie nocche diventarono bianche. Fottuta Claire, perché doveva essere coinvolta? Sicuramente sarebbe stata eccitata all’idea di rivedermi. Avevamo lavorato insieme in passato, e mi conosceva meglio di chiunque altro. Mia moglie Charlotte si era fidata di lei e aveva pagato quella fiducia con la sua stessa vita. Un momento dopo spinsero una spessa busta bianca sotto la porta. La presi e la aprii. Dentro c’erano le foto recenti di Rob Pollock. Non era molto cambiato, ma probabilmente era diventato più ricco. Dovevo guadagnarmi la sua fiducia e avvicinarmi a lui in modo che mi offrisse un lavoro. Ciò significava che dovevo rimanere al Grange più a lungo di quanto avessi previsto originariamente. Quindi c’era un altro problema. La donna un paio di porte più giù avrebbe potuto complicare le cose. Avrei dovuto ascoltare la voce della ragione. Merda. Avevo bisogno di andare sotto la doccia e schiarirmi le idee, pensare a come si sarebbero svolte le cose per le prossime due settimane. Continuavo a ricordare a me stesso che erano passati cinque anni da quando mia moglie era morta. Avevo ricominciato a vivere una vita normale, almeno, ci avevo provato. Accettavo qualsiasi incarico perché mi piaceva l’eccitazione, sperando in fondo di morire come avevo sempre desiderato: servendo il mio paese. Alcuni giorni mi chiedevo perché Dio mi lasciasse vivere. Non me lo meritavo. Mentre il pericolo e l’adrenalina mi facevano andare avanti, cercavo di non pensare a quel giorno. Charlotte non c’era più e non c’era niente che potessi fare. Mentre l’acqua calda scorreva sul mio corpo, la mia mente continuava a scorrere le immagini della notte precedente, i gemiti della donna, la sua fighetta bagnata e il viso che aveva fatto quando era venuta. Cazzo, era come se non potessi togliermela dalla testa. Mi sarei dovuto sentire colpevole, ma non era così. Forse le nostre strade si erano incrociate perché lei mi stava facendo sapere che c’era vita oltre la morte, oltre l’amore. Nessuno mi aveva mai fatto sentire così, quindi forse avevo ancora una possibilità di staccarmi dal dolore che mi stava consumando lentamente. Mezz’ora dopo, con un asciugamano intorno alla vita, tornai in salotto, ancora piuttosto incazzato, chiedendomi come avrei dovuto comportarmi con Claire. Non mi accorsi nemmeno che non ero più solo. Era seduta sul divano a guardare le foto nella busta. Alzò la testa e sorrise quando mi vide. “Credo che ci siamo evitati abbastanza a lungo. È il momento, Tobias. È il momento di ricominciare.”
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