Capitolo Tre
Ellie
Il lunedì mattina fui svegliata alle 6 dal suono della mia fastidiosa sveglia. Rimasi a letto per qualche tempo, pensando a sabato notte. Lo sconosciuto sexy, forte e dominante era scomparso dal mio appartamento come prima cosa quella mattina. La notte che avevamo passato insieme era stata esplosiva e stavo lottando per cancellarlo dalla mia memoria. La domenica non ero uscita affatto. Avevo passato tutta la giornata facendo ricerche per una rubrica a cui stavo lavorando, di nascosto.
Quella mattina mi sentivo ancora abbastanza rilassata per quello che era successo tra noi. Il sesso mi aveva fatto esplodere la mente e la sua voce autoritaria mi aveva lasciata inzuppata di bisogno. Persino in quel momento avevo delle vampate di calore, inspirando il suo profumo sulle mie lenzuola e sul cuscino. Non avevo mai avuto un amante che fosse così gentile ed esigente allo stesso tempo. Quell’uomo senza nome era appassionato, potente e mi aveva fatto venire almeno cinque volte. Non riuscivo a smettere di pensare ai suoi penetranti occhi grigi. Mi ero sentita veramente e completamente fottuta dopo che aveva finito con me.
Alla fine, tirai le coperte e mi alzai. Andai in bagno e guardai il mio riflesso allo specchio, pensando alla giornata che mi aspettava. Nessuno in ufficio sapeva chi fossi e volevo rimanere anonima il più a lungo possibile. Papà non mi aveva contattato da quando lo scandalo era finito sui media e non mi aspettavo che lo facesse. Aveva messo in chiaro che per lui ero morta, ma se riuscivo a fare la giornalista, c’era una piccola possibilità che potessi dare una svolta alla mia vita.
Sapevo che papà si era pentito di aver speso una fortuna per la mia istruzione. Avevo frequentato la migliore scuola media della Scozia, laureata con il massimo dei voti, e poi ero riuscita ad assicurarmi un’esperienza lavorativa in un buon giornale senza il suo aiuto. Mio padre non credeva che la mia laurea valesse qualcosa. Avrebbe voluto che diventassi un rispettabile avvocato come lui, ma io ero più entusiasta di scrivere articoli e denunciare la verità che tutta la sua robaccia legale.
Quando lo scandalo era trapelato sui giornali e la vita mi era stata strappata da sotto i piedi, ero stata costretta a spendere i miei ultimi fondi disponibili per questa proprietà in un’altra città e trovare lavoro in una piccola rivista di Edimburgo.
Erano passate settimane da quando il mio nome era stato spiattellato su tutti i giornali, ma io ero ancora attenta, usando il mio nome falso ogni volta che potevo. Avevo cercato di tenermi in contatto con alcune amiche. Rebecca e Tasha erano venute a trovarmi qualche volta, ma il resto dei miei amici manteneva le distanze. Erano comprensivi ma non potevano credere che mio padre avesse reagito in quel modo. Avevo fatto un terribile errore, ma ero un essere umano e credevo che fosse stato il mio giudizio a fallire. Ora mi sentivo isolata e perseguitata dal senso di colpa.
Dopo Andrew, avevo perso tutta la fiducia di trovare il vero amore. Era meglio andare di letto in letto, senza legami. Mio padre aveva fatto in modo che perdessi tutti i privilegi e tutte le mie iscrizioni a club e società esclusive in Scozia. Non eravamo mai stati realmente vicini, ma aveva creduto a quello stronzo piuttosto che a me e aveva preso la decisione di tagliarmi fuori dalla sua vita per sempre, senza permettermi di spiegare cosa fosse realmente successo tra noi.
Lo scandalo aveva distrutto la sua buona reputazione e aveva perso molti clienti importanti a causa mia. Non gli interessava chi avesse iniziato cosa. Tutto quello che gli importava era che io fossi coinvolta. Sì, ero stata un’idiota allora, pensando che Andrew mi avesse amata. Ero pronta a fare qualsiasi cosa per lui, ma lui mi aveva preso in giro solo per avvicinarsi al mio potente padre.
In quel periodo riuscivo a tirare avanti, guadagnando uno stipendio di merda con la rivista. Mi mancava avere una quantità illimitata di fondi. Non ero mai stata una materialista, anche se era bello poter comprare tutto quello di cui avevo bisogno, ma ora ero da sola e le bollette si stavano lentamente accumulando, quindi dovevo occuparmene.
Spazzolai i miei lunghi capelli marroni, mi misi la tuta da ginnastica e scelsi il mio vestito per la giornata in camera da letto.
Tutto si stava lentamente componendo, ma detestavo assolutamente il mio posto di lavoro. Tutti i giornalisti anziani erano maiali sciovinisti. Avevano le loro fonti consolidate in giro per la città e io ero bloccata con il resto delle storie di merda che nessuno voleva toccare, solo qualche robaccia noiosa che non mi avrebbe affatto aiutato a promuovere la mia carriera. Non mi ero mai resa conto di quanto il nome di mio padre potesse aiutare. Non l’avevo mai usato a mio vantaggio, ma in quel momento avrei voluto farlo.
Scesi per andare in palestra, e durante tutto l’allenamento, continuai a chiedermi chi fosse l’uomo misterioso con cui avevo fatto sesso sabato sera. Non conoscevo il suo nome, ma mi mancava già il suo tocco. Immaginai di essere di nuovo a letto con lui, persa nel suo tocco.
Dopo il mio allenamento, tornai all’appartamento, mi cambiai, presi la valigetta ed ero pronta a partire alla conquista di un altro giorno. Rimasi fuori nel corridoio per un po’, armeggiando con le chiavi, quando sentii qualcuno uscire dal terzo appartamento sul mio piano. Non avevo ancora avuto modo di conoscere nessuno dei miei vicini, e per un po’ avevo sospettato che gli altri due appartamenti fossero vuoti. Ovviamente mi sbagliavo.
“Ti dico che questo è il modo migliore,” sentii dire da una voce femminile.
Finalmente trovai la chiave giusta e chiusi la porta in fretta e furia. Alzai lo sguardo e per una frazione di secondo mi chiesi se la mia vista non mi stesse ingannando in qualche modo. Il mio cuore saltò un battito e poi rabbrividì nel mio petto. Il ragazzo misterioso di due notti prima, quello che mi aveva fatto dimenticare il mio dolore e le mie preoccupazioni, stava camminando verso di me con un’altra donna. Non c’era dubbio che mi avesse riconosciuto. Il mio corpo fu devastato dai brividi mentre i suoi occhi si posavano lentamente sul mio viso, come se stesse calcolando se dire qualcosa dell’altra notte. Stavo per chiedergli cosa diavolo stesse facendo lì, ma la donna che era con lui cancellò la mia domanda.
“Oh, salve. Lei deve essere la nostra nuova vicina! Sono Claire McCune e questo è mio marito, Mack,” mi disse. Poi accaddero due cose contemporaneamente. La porta dell’appartamento vicino al mio si aprì ed io feci cadere tutte le mie cartelline sul pavimento. Potrei giurare che il mio cuore avesse smesso di battere per diversi secondi.
No, no, no, no.... Non mi stava succedendo di nuovo.
“Permetta che l’aiuti,” si offrì il mio ragazzo da una botta e via, inginocchiandosi per prendere le mie carte per me. Gli scoccai uno dei miei peggiori sguardi da ‘pronta ad ucciderti a mani nude’, cercando contemporaneamente di respirare, ma i miei polmoni avevano smesso di funzionare. Una moglie? Il bel ragazzo sexy perfetto aveva una moglie? E viveva a due porte da me?
“Cosa sta succedendo qui, una specie di riunione di vigilanza del quartiere?” chiese il ragazzo che era appena uscito dall’altro appartamento, rivolgendoci il suo sorriso più smagliante.
Pensai che mi si fosse congelato il cervello. Le persone mi stavano parlando ma ero stordita. La rabbia ribolliva dentro di me come una fornace bollente e pensai di avere un attacco. Il ragazzo misterioso mi porse una delle mie cartelline e le nostre dita si toccarono accidentalmente. Una scarica elettrica raggiunse il mio cuore, mandando onde di lussuria bollente tra le mie gambe. Mi ricordai di essere sdraiata sul letto nel mio appartamento con lui tra le mie gambe, che mi ordinava di rimanere immobile. Cazzo, era così eccitante, ma poi la voce della ragione mi riportò al mondo reale, alla realtà incasinata del fatto che amore, onestà e fedeltà esistessero solo nelle favole.
Mack ed io alzammo lo sguardo. Il nostro nuovo vicino era alto, magro e piuttosto bello. Efebico o piuttosto adolescenziale, come lo avrei normalmente descritto alle mie amiche. Non era neanche scozzese, avevo percepito una sorta di accento straniero. Aveva la pelle scura e abbronzata e pensai che uno dei suoi genitori potesse essere del Medio Oriente. Di bell’aspetto, senza un anello al dito e vestito elegantemente con una costosa camicia blu.
Il mio respiro non era ancora tornato normale, ma riuscii in qualche modo a sollevarmi. Perle di sudore mi scorrevano sulla schiena. Ero pronta a ruggire per la frustrazione e la rabbia. Come aveva potuto non dirmi che aveva una maledetta moglie!
“Stavamo uscendo per andare al lavoro quando la signora qui ha fatto cadere le sue cartelline su tutto il pavimento,” disse la moglie, ridacchiando come se la cosa fosse divertente. Il suo sorriso era falso e rigido. A parte quello, non era molto carina, e questo avrebbe dovuto farmi sentire un poco meglio, ma la verità era che ero devastata. Aveva i capelli tirati indietro in una coda di cavallo e indossava un completo nero a buon mercato. “Immagino che siamo tutti nuovi qui. Vi siete appena trasferiti?”
Dovevo andarmene da lì, ed in fretta. Il cuore mi martellava nel petto mentre il bellissimo e autoritario Mack guardava il nostro nuovo vicino con i suoi penetranti occhi grigi. Immaginai di piantargli un coltello dritto nel cuore e poi girarlo finché quegli occhi non gli fossero usciti dalle orbite.
“Sì, sono in procinto di trasferirmi. Voi vivete su questo piano?” chiese il nuovo vicino e mi lanciò un’occhiata. Ero furiosa, ma riuscii comunque a notarlo mentre mi esaminava, facendo passare il suo sguardo scuro sulle mie gambe.
“Mi chiamo Mack McCune e questa è mia moglie, Claire. Sfortunatamente, non abbiamo ancora avuto il piacere di conoscere la signora qui presente.”
Mack
Lo dissi indicando il bellissimo angelo in piedi davanti a me, che sembrava stesse già tramando di uccidermi. Avrei dovuto dire a Claire di aspettare almeno fino alle sette per uscire, ma no, lei aveva insistito per uscire presto, sperando di scoprire se Pollock si fosse già trasferito. Il panico e lo shock si stavano scontrando con l’esplosione di un desiderio improvviso. Mentre fissavo la donna che mi aveva risvegliato dalla nebbia più profonda, ero pronto a dimenticare i miei doveri e a portarla via nel posto a cui apparteneva: il mio letto.
Il bellissimo angelo aveva deciso di lasciare l’appartamento insieme a noi, rovinando il nostro piano attentamente preparato. Da quando avevo perso Charlotte, avevo smesso di prestare attenzione alle donne. Era più facile dare la colpa al lavoro, anche se mio padre continuava a dire che dovevo ricominciare a frequentare qualcuno. In quel momento stavo vivendo quelle emozioni nascoste mentre lei era vicino a me, sembrando scioccata, e dovevo tenere la bocca chiusa su chi fossi. Quella sola fottuta notte mi sarebbe costata molto e solo in quel momento cominciavo a rendermene conto.
“Ciao, sono Ellie Frasier, mi sono trasferita due settimane fa,” disse, sembrando tesa.
Che cazzo di casino! Volevo spaccarmi la faccia contro un mattone. Ellie, quel nome da solo mi stava facendo di nuovo indurire l’uccello e quello non era né il momento né il luogo per della roba del genere.
“Adrian Lurkin.”
“Beh, è fantastico che finalmente ci conosciamo tutti,” disse Claire, ridendo. Desideravo che stesse zitta. Eravamo stati costretti a tornare insieme e lei sapeva cosa provavo per lei. “Che ne dite di un drink a casa nostra venerdì sera? Spero che entrambi, Ellie e Adrian, possiate unirvi a noi.”
Ellie mi lanciò uno sguardo audace e sorpreso mentre io quasi perdevo la testa. Ero pronto a esplodere e trascinare Claire nel nostro appartamento. Un drink? Era fuori di testa? Il nostro compito era di interagire con Lurkin, ma non così, non mentre un altro vicino gli stava accanto. Stava mandando all’aria quel piano attentamente preparato.
“Sono sicuro che siano entrambi molto impegnati, Claire,” dissi, lanciandole un’occhiata seccata. Non stava capendo. Tutta quella storia non riguardava più le interazioni sociali. Quella era la ragione principale per cui avevo smesso di fidarmi delle donne. Non avevano idea di come seguire le regole.
“Mi piacerebbe molto, ma solo se la nostra nuova bella vicina è d’accordo,” disse Adrian, facendo l’occhiolino ad Ellie, ed io subito ebbi voglia di schiacciargli la pancia a forza di pugni. Cazzo. Cosa diavolo c’era di sbagliato in me? Avevo avuto quella donna per una notte. Avevamo scopato e poi me n’ero andato. Tutto lì, quindi perché all’improvviso mi importava?
Guardammo tutti Ellie, che aprì la bocca e poi la chiuse. Aveva un aspetto fantastico con una camicetta bianca di seta e dei pantaloni neri attillati. Mi piacevano le donne che facevano uno sforzo e ovviamente aveva un buon senso dello stile, ma poi la mia voce interna mi urlò di darmi una calmata. Dovevo smettere di desiderare qualcuno che non potevo avere. La mia relazione con Claire era molto più importante di Ellie. Dovevamo mettere le nostre divergenze da parte. Pollock era pericoloso e dovevo tenermi in riga. Solo poche persone esperte e di alto livello sapevano di quell’operazione e speravo che un giorno lo avrei visto marcire in prigione.
“Sono un po’ occupata venerdì. Mi dispiace. Forse un’altra volta,” rispose.
Immaginai quelle labbra intorno al mio uccello, che mi succhiavano e mi stuzzicavano.
“Dai, devi farti vedere. Siamo tutti nuovi qui,” insistette Lurkin.
Mi guardò, deglutendo a fatica e stringendo le cartelline sotto il seno. “Ma io...”
“Oh, andiamo, Ellie. Mack ed io insistiamo. Sarà divertente conoscerci meglio. Dovresti prenderti una serata libera dal lavoro,” disse Claire. Poi fece l’occhiolino e aggiunse, “Mi hanno detto che faccio un ottimo cocktail ‘s*x on the Beach’,” mettendomi completamente a disagio. Le donne potevano essere sprovvedute, e naturalmente non aveva idea che avevo fatto il più euforico e memorabile sesso con Ellie solo due giorni prima. Non erano affari suoi, visto che lei stessa era sposata, ma io stavo mettendo a rischio tutte le parti coinvolte e non era nel mio stile.
Vidi curiosità e lussuria per Ellie negli occhi di Lurkin. Non andava bene. Odiavo il fatto che la guardasse come se fosse un’altra scopata facile.
Il silenzio durò per qualche attimo ed io stavo pregando che dicesse di no.
“Okay, credo che tu abbia ragione,” disse Ellie e rivolse un sorriso finto a tutti noi, gettandosi i capelli castani sulle spalle. “Che sia, venerdì sera a casa vostra, allora. Mi assicurerò di portare qualcosa di forte. È stato un piacere conoscervi tutti. Scusate, ma devo scappare!”
Poi saltò direttamente nell’ascensore, lasciandomi sconcertato e furioso con un uccello semi duro. Claire rise e Lurkin continuò a fissare Ellie finché la porta dell’ascensore non si chiuse.
“Venerdì sera, allora. Grazie, Claire. Non vedo l’ora di fare conoscenza con Ellie. Sembra carina,” disse Lurkin, poi prese la sua scatola ed entrò in casa, lasciando me e Claire da soli. Mi ci volle un secondo per realizzare che ero fottuto, completamente e totalmente, perché avevo passato la notte con una donna che mi aspettavo di non vedere mai più.