22 - Stephan

1156 Words
Quella sera stessa cenammo con i D'Amplié. Inesorabilmente i miei genitori non si arrendevano con la loro scelta. Volevano che mi sposassi e che non facessi gli stessi errori di mia madre Mette. Non sapevo quanto avrei retto se avessero continuato così. "Purtroppo per il momento Stephan non prenderà in considerazione l'idea del matrimonio.” Esordì papà dopo cena. “Mi dispiace farvi attendere, ma ci sono altre priorità come la sua salute. Per cui spero per il momento di mantenere salda l’ amicizia tra le nostre famiglie. Spero per te non ci siano problemi Amanda ad essere ancora per un po' solo la sua compagna.” Per me ce n’erano in realtà. “È così necessario pensare prima alla salute di Stephan?” Gli chiese monsieur D’Amplié. Fu mia mamma a intervenire questa volta. “Ovviamente sì, anche se fosse un raffreddore avrebbe sempre la priorità.” Disse decisa. “Abbiamo un gran ducato, ogni membro della nostra famiglia deve essere accudito nel migliore dei modi.” Disse stizzita, a ricordare che loro erano marchesi. Mica tanta roba come un gran duca che era al pari dei principi e dei reali di qualsiasi paese. “Tuttavia non stiamo parlando di un raffreddore, Stephan ha un tumore e deve essere operato d'urgenza prima che questo si estende a tutto il corpo.” “Inoltre Stephan ha deciso di non sottomettersi alla chemioterapia.” Incalzò papà. “Così da potersi creare una famiglia dopo che sarà guarito, fin quando non farà chemioterapia potrà avere altri figli.” Li informò. Chiusi gli occhi espirando ed inspirando impaziente. Questo discorso non mi piaceva. “Capisco…”Disse D’Amplié. “Assolutamente io non capisco invece.” Scattò Amanda. “Io non voglio sposarmi con un malato e sicuramente non voglio farci dei figli...” Si guardò intorno per poi fermare il suo sguardo su papa. “Sarei più propensa a sposare Pierre a questo punto. “ Papà e mamma ammutolirono, si guardarono e poi sospirando papà annuì. “Speravamo di uscire in modo molto più elegante da questa situazione. Come abbiamo detto la priorità al momento è la salute di Stéphan. Per questo avevamo proposto di continuare la nostra amicizia. Ma con queste premesse penso proprio che non si potrà continuare oltre.” Continuò papà. “Stephan ama un'altra donna e non sei tu, ma credo che lo sai dal momento che ti porta in giro per l'Europa ovunque Marina Rossi si esibisce.” Annunciò stupendomi. “Anche Pierre ha già un altro interesse molto più forte di quello che potrebbe avere nei tuoi confronti.” Si inserì mia madre. “Quindi mi dispiace marchesa Amanda D’Amplié, ma nessuno della mia famiglia si unirà a lei in matrimonio né adesso né quando Stephan starà meglio.” Concluse mio padre sbalordendo tutti, me per primo. Aveva riconosciuto il mio amore verso Marina e mi si sollevò un macigno dal cuore. Tutto quello che mi aveva fatto fino a quel momento era scomparso con quella sua affermazione. I miei genitori sostenevano il mio amore verso Marina che stessimo o meno insieme Loro adesso erano dalla mia parte. C’era voluto il tumore per farli rinsavire completamente? O forse era stata la lite con mia madre? Avevo compreso che la zia Mette aveva molta più autorità del granduca e di Louise quando si trattava di me. così radicalmente? Una cosa era certa. Grazie all’infelice commento di Amanda, la famiglia D’Amplié uscì dalla mia vita e io non avevo neanche dovuto faticare tanto. Forte da quel momento iniziai a vedere quel periodo in modo più positivo. Seguivo la terapia farmacologica, facevo passeggiate non stancanti nei nostri giardini e avevo ripreso a lavorare. In tutto ciò non ero mai solo. Mamma aveva iniziato ad accompagnarmi alle fondazioni, le piaceva trascorrere del tempo con i bambini di fiocco rosso. Un po’ meno le piaceva stare alla fondazione per i diritti lgbt. “Sicuramente tua zia Mette ci si fionderebbe.” Mi disse la prima volta. “È di larghe vedute.” Dissi io orgoglioso. “Si! Lei ed Alice sono sempre state favorevoli alla libertà di amare.” Confermò. “Alice! La conosco?” Le chiesi. “Sicuramente se la incontri te la ricorderai. È spesso venuta con noi anche in Italia.” Mi disse. “Non credo di averla presente.” Ammisi a malincuore. “Avevi altri pensieri in Italia.” Mi disse divertita, non potetti dissentire. La mia priorità lí era stata Marina. “La incontrerò prima o poi? Intendo la zia Alice.” Dissi. “Vive a Zurigo con tua zia.” Mi informò. “Strano, non l’ho vista quando siamo stati lì.” Dissi. “Colpa mia. Mette dice che mi sono comportata male con i suoi nipoti e non vuole che li incontri.” Mi rispose sconsolata. “Quindi Alice li ha presi ed è andata in albergo.” “Quindi sono nonne.” Sussurrai. “Di ben tre bambini. I gemelli e Tobias, di sei mesi.” Mi disse. Nonostante non vedessi molto le due donne nel Kelderdorp, le chiacchiere di mamma mi fecero comprendere che lei invece le sentiva spesso. “Dovresti fare pace con la zia Mette, chiederle scusa se hai sbagliato.” Affermai. “È complicato.” Mi disse. “Sono quattro anni che discutiamo ormai. Ciò che mi da fastidio è che ha ragione. “ Quattro anni. Come il tempo che era trascorso dalla nascita dei miei gemelli. Era assodato che la zia Alice li crescesse con mamma Mette. Probabilmente la discussione che sentii a casa Keller- Shuber si ripeteva ogni volta che affrontavano l’argomento. “Fin quando ti parla c’è sempre una speranza.” Dissi In quel periodo mi avvicinai molto ai genitori che mi avevano cresciuto. Erano cambiati dall’oggi al domani , anche se mi sentivo opprimere. A novembre tornammo in Svizzera per l’intervento. Mi anestetizzarono e al mio risveglio la sera trovai accanto a me Elene che mi controllava. “Ehi! Lienderman dice che l’intervento è andato bene.” Mi disse dolcemente. Le sorrisi. Mi sentivo la bocca impastata, ma se mi diceva che l’intervento era andato bene, non mi sarei lamentato. “Ci vorrà almeno una settimana prima che tu venga dimesso. Poi potrai riprenderti a casa seguendo tutte le direttive del medico. Stephan ci vorrà tempo per la guarigione, fra sei mesi dovrai poi fare tutti gli accertamenti per controllare che sia tutto regolare e non ci siano altre metastasi in giro per il corpo e sarà così per almeno qualche anno, anche se non avrai nulla dovrai sempre tenere sotto controllo il tuo corpo. Passati i cinque anni da questo intervento, se ne uscirai sempre pulito possiamo dire che al cinquanta per cento hai scampato il fosso.” Mi raccontò. “Cinque anni.” Affermai con lieve voce roca. “Cinque anni, giusto.” Mi disse mortificata. “Non posso tornare da Marina. Non con queste premesse.” Sussurrai ancora. .
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