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Keller Saga: Insieme per l’eternità

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Può un amore vivere per l'eternità? Marina e Stephan vivono nel rimorso di non essersi mai potuto amare. Ritrovarsi ritrovarsi anni dopo promessi ad altre persone a cui sono realmente affezionali li ha fatti desistere dal ricongiungersi, fino a che ad accoglierli non è stata l'Eternità

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1 - Marina
*QUESTA STORIA SONO LE LETTERE SCRITTE DA MARINA E STEPHAN IN L ALBA DI UN AMORE. POICHÉ È UN RACCONTO IN PRIMA PERSONA QUANDO LEGGERETE UN GRUPPO DEL RACCONTO CON GLI ASTERISCHI, SONO COSE NON SCRITTE NELLE LETTERE A THOMAS E SAPPHIRE. Grazie Melania* «Mia cara Sapphire. Scusami se ti scrivo, ma in questi giorni il presentimento che non c'è la farò a portare a termine la gravidanza mi opprime sempre di più. Per questo ho voluto scriverti e chiederti un favore. Non riguarda né te, né Thomas, bensì me e Stephan. Tu che sei altruista e buona con tutti, solo tu Sapphire puoi esaudire il mio desiderio in punto di morte. Per farlo permettimi di raccontarti la mia umile storia. ... Mia madre ha sempre aiutato a casa per sbarcare il lunario. Da che io ricordi non c'è mai stato un momento in cui si sia riposata veramente. Sono la terza di quattro figli e i vizi non mi erano stati mai concessi. Mi piaceva ballare e cercavo di racimolare sempre qualche spicciolo per pagarmi le lezioni di danza classica. Il mio sogno era diventare l'Etoile della Scala di Milano. I lavori che mi consentivano di studiare danza erano quelli di lavorare nei campi con i nonni e venderne i frutti con la zia Teodora, gemella di papà. Ahimè avevo iniziato tardi, ma ce l'avevo fatta. Studiavo danza! Nell'estate del mio dodicesimo compleanno chiesi a mamma di aiutarla con le pulizie dove lavorava in maniera fissa, così che potessi aggiungere un'altra entrata al mio gruzzolo. Mi portò così nella resistenza estiva del granduca del Kelderdorp. Ogni estate, ogni anno lui e la sua numerosa famiglia venivano in vacanza per ben due mesi nella nostra terra. Mai avrei creduto che esistessero i nobili, per me era la prima volta che persone semplicemente nominate diventassero concrete mia cara Sapphire. Quell'estate conobbi colui che divenne il mio primo amore, avevo dodici anni puoi quindi capire che era un sentimento molto puro e sincero. Stephan aveva quattro anni più di me, si apprestava ad entrare nella vita adulta e io ero una semplice figlia di contadini. Eppure me ne invaghii e lui sembrava ricambiare il mio sentimento. Ogni giorno, dopo aver svolto le mie mansioni alla Villa, ci incontravamo sulla spiaggia privata di cui disponeva la sua famiglia. Erano dei momenti unici. Stephan era molto dolce e mi rubò anche il mio primo bacio. Comprendevo che per lui potessi essere solo un flirt estivo. Infatti a vacanze terminate tornai alla mia vita, tanto che alle scuole medie ebbi anche il mio primo fidanzatino. Tuttavia l'estate successiva Stephan tornò e come se non ci fossimo mai lasciati per dieci mesi ritornammo alla nostra routine. Trascorrevamo insieme tanto tempo, lui però era un signore. Avevamo due anni di differenza e non si era mai permesso di andare oltre i baci con me. Questa storia andò avanti fino a quando non compii diciassette anni, l'ultima estate in cui vidi Stephan prima di diventare una ballerina. Mi disse di aver conosciuto una ragazza che gli rifondava molto me al Rosey, college che frequentava e che aveva pensato di farsi avanti appena lei finiva la scuola. "Credo abbia la tua età." Mi disse confermandomi che per noi non poteva esserci futuro oltre il periodo estivo in cui ci frequentavamo. "La sposerai?" Gli chiesi. "Potrei chiedere a suo padre di frequentarla." Mi rispose. "Tu andrai a Milano?" Mi chiese all'improvviso. "A fare cosa?" Gli chiesi. "La ballerina. Hai un sogno da realizzare lì." Mi ricordò. "Giusto!" Ero totalmente concentrata su di noi che mi ero dimenticata del mio sogno. Lui invece lo ricordava, come potevo essere arrabbiata con lui se appoggiava i miei sogni? "Ho paura! E se non mi realizzo?" Gli chiesi. "Io credo in te." Mi rispose. "Ti direi di venire in Lussemburgo con me, ma non siamo famosi per la danza classica." "Davvero mi porteresti con te? E la tua contessa?" Gli chiesi. "Mi piacete entrambe. Ma se devo scegliere Marina non ho dubbi, starei con te." Mi disse. Io arrossii. "Però vuoi chiedere una corte ufficiale al papà della tua contessina." Gli dissi. "Marina nel mio ambiente non ho la tua stessa libertà, lo sai." Mi disse. "Possiamo continuare a stare insieme anche dopo l'estate." Gli proposi. Lui mi fissò carezzandomi il viso. "Dovresti stare con me ufficialmente, riusciresti a rinunciare al tuo sogno per me?" Mi chiese. Lo guardai sgomenta. "Posso fare entrambi." Gli dissi. "Verrò in Inghilterra con te e saremo insieme lì." "Marina... Marina mia." Mi disse baciandomi. "Davvero lo faresti?" Annuii. "Ho diciotto anni adesso, posso andare ovunque io voglia." Gli risposi. E mi baciò, con più ardore. Per la prima volta mi sorprese e scoprii che era restio a lasciarsi andare proprio per la nostra situazione. Finalmente facemmo l'amore! Fu la mia prima volta e fu bellissimo. Come anche quelle successive, Stephan era inaspettatamente passionale. Ci salutammo come sempre a fine agosto. Nel farlo Stephan mi consegnò il suo indirizzo a Durham dove studiava all'università, con tanto di numero di telefono. "Chiamami." Mi disse baciandomi. "Ti amo!" "Ti amo anche io." Sussurrai a fior di labbra. "Ti chiamerò e ti raggiungo presto." Gli promisi. Ero orgogliosa e non avrei mai potuto chiedergli i soldi per il viaggio in Inghilterra. Fortunatamente essendo maggiorenne potevo fare dei lavori regolari. Aiutavo sempre i miei nei campi, ma iniziai a lavorare anche come assistente della mia maestra di danza e lavoravo come commessa in un negozio. Tutto per guadagnare abbastanza per poter partire. "Ti stai dando molto da fare ragazza mia." Disse papà osservandomi contare il mio primo stipendio da commessa. "Devo partire. Non posso restare a Forte dei Marmi per sempre. Ti ricordo che voglio diventare una etoile." Conclusi togliendo una parte del mio stipendio per darlo a lui. "Questo è per voi. Come fa Giovanni anche io devo fare la mia parte." Affermai. "Sogni! Se poi non ce la fai?" Chiese mamma. "Per questo voglio prima mettere un po' da parte. Così mi concentrerò solo sulla danza." Le dissi, chissà se a Durahm c'erano teatri e corpi di ballo.

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