8 - Stephan

1485 Words
Poi un giorno mi chiamò mamma, si scusava con me per l'atteggiamento suo e di papà e ci invitava a raggiungerli nel Kelderdorp per la nascita dei gemelli. "In fondo sono i primi nipoti." Disse Pierre. "Avresti dovuto capire che vi avrebbero tenuto il broncio per poco." Ne parlai con Marina e sorprendendomi accettò di partire. "Ha ragione Pierre. Poi una volta nati i gemelli andremo anche dai miei e cambieranno idea." Mi disse raggiante. "Dovrò rinunciare all'ultimo esame. Ma va bene." Dissi. "Tu portami lì e poi ritorni a Durham. Avremo un mese prima della nascita e non puoi non frequentare." Mi ricordò. "Mmm va bene!" Le dissi maledicendo quella decisione a priori. Volevo stare con lei Portai Marina nel Kelderdorp dove restai una settimana, dopodiché ripartii per le sessioni d'esame. Non avrei mai immaginato che quella sarebbe stata l'ultima volta che l'avrei vista. Era la prima settimana di maggio quando ricevetti la telefonata del granducato. Finalmente! Marina non mi chiamava da giorni, ci eravamo sentiti l'ultima volta il ventinove aprile dicendomi che mi aspettava trepidante. Avevo un ultimo esame, poi il due maggio sarei partito, tuttavia mi anticiparono loro. "Stephan!" "Maman. Tutto bene?" Le chiesi aspettandomi che fosse Marina. "Oui mon Cher. Ti chiamo per avvertirti che Marina ha rotto le acque. Se ci raggiungi subito ti aspettiamo." Mi disse composta. Per essere una nonna stava reagendo molto freddamente alla notizia. Io invece esultai. "Lascio tutto e parto. Posso parlare con Marina?" "Ovvio che no figliolo. Ha rotto le acque." Mi ricordò. Giusto! Aveva rotto le acque per cui era in travaglio ed aveva bisogno di me. Dovevo lasciare tutto e partire, chiamai l'aeroporto per prenotare il primo volo nel Kelderdorp e intanto infilai alcuni vestiti in una valigia già mezza pronta. Lasciai un messaggio ai miei fratelli e partii verso l'aeroporto. Tre ore dopo fui nella capitale, Saint Martin. I miei genitori mi mandarono un auto, quando arrivai "Vostra grazia, il granduca e vostra madre vi aspettano." Mi disse il segretario di papà appena arrivai. Nonostante ciò avevo altre priorità cercai subito Marina e i gemelli. Ma non li trovai. "Vostra grazia il granduca aspetta..." Mk disse ancora il segretario. Scossi la testa. Forse avevano cambiato stanza a Marina. Raggiunsi quindi i miei genitori seguendo il segretario. Appena mi videro mamma mi venne incontro. "Stephan..." mi chiamò mia madre. "Madre... padre..." li salutai con un lieve inchino. "Stephan, siediti figliolo." Mi ordinò papà. Sospirai. "Vorrei vedere Marina e i bambini." "Non sono qui." Disse mio padre indicandomi la sedia innanzi la sua scrivania. Non c'erano? Ma certo, erano in ospedale. Cercai di calmarmi e mi sedetti fissando i miei genitori, mamma aveva raggiunto papà. "È in ospedale?" Chiesi a papà. Lui a sguardo basso carezzò dei fogli dinnanzi a sé. "Marina ha deciso di rinunciare a te e se n'è andata. Accettando un assegno di cento mila franchi." Marina era andata via? Con un assegno e i gemelli? Mi chiesi sospettoso, era impossibile! Marina non era quel tipo di persona. "È impossibile! Raccontatela a qualcun altro." Dissi loro. "È vero!" Disse mamma porgendomi il foglio dinanzi a papà. Vicino c'era la matrice di un assegno per l'importo che mi avevano detto. A Marina Rossi. Non ci credevo. Lessi il documento che aveva firmato dove rinunciava a qualsiasi legame con il granducato di Lussemburgo. Era la sua firma, l'avrei riconosciuta ovunque così curata ed elegante. Perché lo aveva firmato? Non era da Marina, aveva sempre avuto dei dubbi su di noi, ma erano stati mitigati mesi prima. "Dopo che i bambini sono nati morti, lei ha avuto un crollo ed ha deciso di rinunciare a tutto." Disse papà. Al che gelai, alzai lo sguardo su di lui. I bambini erano nati morti? "Come morti? Solo tre giorni fa mi diceva che andava tutto bene." Non era vero! Impossibile che il mondo mi crollasse addosso tutto insieme. I nostri figli erano morti! "Nel primo pomeriggio si è sentita male e ha rotto le acque. Ti abbiamo chiamato stamattina per non farti seguire il calvario della sepoltura." Disse papà guardandosi le mani. "Morti i bambini lei ha preso l'assegno e se n'è andata. Dimostrandosi la pezzente quale è!" Concluse papà. Guardai entrambi disgustato. "Voi non conoscete Marina. Probabilmente per orgoglio vi ha mandato a quel paese, ma non avrebbe mai accettato del denaro. È sempre stata troppo orgogliosa per farlo." Dissi loro per poi cambiare argomento. "Dove sono i miei figli. Ho bisogno... una preghiera...." Mia madre sussultò. Sembrava non si aspettasse quella mia richiesta. "Nelle urne, le loro ceneri sono state spostate in Danimarca, non erano figli riconosciuti per cui..." balbettò. "Non erano riconosciuti!" Dissi stizzito. "Io e Marina ci siamo sposati, i nostri erano figli legittimi." Le ricordai sovrastandola. Ero seriamente arrabbiato. "Disconoscetemi come figlio. Fate ciò che volete del vostro piccolo regno, non ha bisogno di me. Io vado a riprendermi Marina." Conclusi dando loro le spalle. "Per l'amore del cielo Stephan. Non puoi voler veramente seguire quella serva." Mi disse papà. "Ha rinunciato a te! Se n'è andata." "Non ha rinunciato a me." Dissi. "Ha rinunciato a tutti i diritti sul gran ducato. Tenetevelo ben caro." Dissi loro uscendo di corsa dalle loro stanza. "Vostra grazia dove sta andando." Mi ammonì Gilbert l'assistente che mi era stato assegnato da mio padre. "Da Marina." Gli dissi. "Vieni con me?" Lui si fermò sul posto. "Vostra grazia non è congeniale. Resti qui con noi." Scossi la testa. "Non sono vostra grazia." Gli dissi comprendendo che tutti mi avrebbero fermato dal seguire Marina. Probabilmente tutto il palazzo seguiva gli ordini di mio padre. Ero solo, ma non faceva nulla, non volevo viverci li a quelle condizioni. Uscito dal palazzo raggiunsi il centro di raccolta dei taxi e senza pensarci troppo mi feci portare alla stazione. Marina non poteva essere andata lontano. Era sicuramente distrutta per la perdita dei nostri gemelli, tanto quanto lo ero io, se non di più. L'unico posto dove avrebbe potuto trovare consolazione era casa sua, dai suoi genitori. Fu così che presi un treno diretto per la Toscana e prelevai quanto più contante possibile, non sapevo per quanto avrei potuto accedere al mio conto e prima di essere povero in canna volevo almeno sistemarmi con Marina. Arrivai in Italia a tarda notte, da Firenze presi un ulteriore treno per andare a Forte dei marmi e una volta lì andai alla ricerca di casa Rossi. Non ci ero mai stato, ma fortunatamente conoscevo l'indirizzo. Quando bussai venne ad accogliermi un uomo alto e bruno, dimostrava pressappoco la stessa età di papà. "Chi è lei?" Mi chiese. Chi ero? Giusto non ci conoscevamo. "Sono Stephan. Può dire a Marina che l'ho raggiunta?" Gli chiesi Lui mi guardò sorpreso. "Marina non c'è. Se n'è andata più di cinque mesi fa." "Si ma... è rientrata. In questi giorni." Sussurrai disperato. "Non è più tornata e non la sentiamo da quando ha litigato con noi per te. Sei quel tizio ricco, giusto?" Il tizio ricco! Questo ero per loro? "Sono l'uomo che ama sua figlia. E sono povero in questo momento e lo sarò fino a quando non rivedrò Marina." Dissi. Probabilmente quelle mie parole lo convinsero perché mi fece entrare. "Marina non c'è." Disse ancora. "Vi ha chiamato?" Chiesi intanto che ci raggiungeva una donna bassa come Marina e dall'aria gracile. Lo sguardo che mi rivolgeva era duro, molto più duro di quello del marito. "Vostra grazia. Qual buon vento..." "Buonasera signora Laura, io... Cerco Marina." Le dissi mite. "Non c'è. Invece che seguire il suo sogno ha seguito te, non ti basta essertela portava via?" Mi chiese con l'amaro in bocca. "Ma non è con me. L'avevo lasciata nel Kelderdorp ed è scomparsa." Rivelai. "Sarà scappata dopo aver capito che quello non è il suo posto." Mi rispose lei acida. "L'avevo avvertita di starti lontano." Strinsi le mani a pugno. "Io e Marina siamo solo un uomo e una donna che si amano. A differenza di altri non badiamo alla classe sociale." Le dissi fermo sui miei sentimenti. Guardai il signor Giorgio comprendendo che non avrei avuto alcun tipo di comprensione da Laura. "Potrei usare il telefono per favore?" Chiesi, dovevo ritrovare Marina e per farlo non potevo poltrire. Ogni minuto era importante. Appena il signor Giorgio annuì, sua moglie mi portò al telefono. Mi sentivo osservato, anche se la cosa era relativamente poco importante. Composi il numero e attesi che rispondessero. "Buonasera, dovrei fare una telefonata a carico del destinatario a questo numero..." dissi alla centralinista. Aspettai circa cinque minuti, dopodiché all'altro capo rispose mio fratello Jean. "Finalmente!" Dissi sollevato. "Stephan..." rispose lui. "Finalmente un corno. Perché a carico dall'Italia? E io che stavo per tornare a casa a conoscere i miei nipotini." "Non c'è nessuno a casa." Gli dissi cupo in francese. Sapevo che nessuno a casa di Marina lo parlava, per cui mi sentii libero di parlare a mio fratello.
Free reading for new users
Scan code to download app
Facebookexpand_more
  • author-avatar
    Writer
  • chap_listContents
  • likeADD