Tornai nel Kelderdorp irritato, solo due persone avevano potuto informare Marina dell'articolo con Amanda. I miei genitori! Ero consapevole che un articolo del genere avrebbe convinto Marina a lasciarmi perdere per sempre. Ma io non lo accettavo, non quando i miei genitori mettevano zizzania.
"Avete mandato qualcosa a Marina!" Dissi ai miei genitori al mio rientro. Non avevo neanche il desiderio di sedermi a tavola con loro.
Non dopo ciò che mi aveva raccontato Lorena. Marina era tornata a casa subito dopo essere stata accettata alla compagnia di ballo alla Scala. Loro dopo averla accolta le avevano dato le lettere accumulate dalla sua assenza e tra quelle c'era anche una con solo la fotografia e l'articolo sulla serata di gala.
Marina aveva reagito dicendo ai genitori che mi aveva dimenticato e che aveva il ragazzo. Anche se Lorena mi disse si capiva fosse una scusa. Però effettivamente dopo quella volta si era presentata a casa con Marcello. Lorena ne era stata contenta, in un attimo quella foto aveva infranto tutti i suoi sogni romantici e ormai Marina aveva deciso di non tornare più indietro.
"Non vuole sentire più nessuno della tua famiglia." Ci disse guardando anche Elene. "Lasciatela stare."
"Non capisco di cosa parli." Disse mio padre prendendo le posate. "Inoltre ti pregherei di avere decoro. Siamo a tavola e dovresti comportarti come da etichetta."
"Marina ha ricevuto una lettera." Dissi furente.
"Mi rincresce illuderti. Ma non so dove ella vivi." Mi disse mio padre.
"A casa di sua madre, ovvio." Dissi.
Mia madre sospirò. "Capisco che tu dia tanta importanza a questi plebei Stephan. Ma non ho mai avuto l'indirizzo della servitù. Figuriamoci di una servitù temporanea nella residenza estiva." Mi informò.
Nonostante sapevo che c'erano loro dietro quella storia le credetti. Mamma non si abbassava a ricordare persone che per lei erano 'servi'. Però sapevo che centravano loro.
"Io vado via... torno in Inghilterra per un po'." Dissi disgustato.
"Rientra per Natale." Disse mamma. "Ti ricordo che siamo invitati al Natale del Kleinsten e al capodanno nel Liechtenstein."
Potevo farne a meno! Pensai dando loro le spalle per riservarmi fuori dalla sala.
"Signore..." mi chiamò Armand.
"Si?" Chiesi. "Provo a indagare con la servitù."
Annuii. "Grazie Armand. Io andrò all'associazione fiocco rosso, poi parto per la Danimarca. Ho bisogno di evadere...." E perché no, trovare i miei figli.
I bambini della fondazione fiocco rosso, nonostante fossero malati di cancro, mi tranquillizzarono. Vedere loro mi faceva capire che ero comunque una persona fortunata, in qualunque modo andasse la mia vita. Io vivevo mentre loro erano destinati ad essere reclusi in un letto d'ospedale sperando nella guarigione.
Partii per Copenaghen e mi trovai a passare un piacevole periodo. Helene si prendeva cura della zia che era stata colpita dal Parkinson ed era stata da ella designata come prossima baronessa di Shuber.
Ispezionai tutto il palazzo e alla fine compresi che i gemelli non erano lì.
"La zia Mette non partecipa più agli incontri con Roberta, al suo posto ci va una donna che ho scoperto essere la sua assistente. Comunque i bambini non hanno più bisogno di un controllo mensile come quando erano neonati. Per cui la stessa Roberta non riesce più a vederli sempre." Mi rivelò.
"Quando li ha visti l'ultima volta?" Le chiesi.
"A novembre, per il diciottesimo mese." Affermò. "Il prossimo controllo salvo influenze e virus vari, sarà a due anni."
"Quindi non potrò vedere i bambini e non potrò incontrare il loro dottore." Affermai.
"I bambini no! Anche se la zia mi ha detto che una volta baronessa di Shuber erediterò oltre questa residenza altre tre abitazioni, di cui una in Svizzera." Disse. "Quindi i bambini sono in una delle altre due qui in Danimarca."
"Sai dove si trovano?" Chiesi.
"Una a Esbjerg, ci siamo state in estate. Ma non ho trovato i bambini in quella casa. Al che ho pensato che sono nella casa a Monaco di Baviera..”
"Farebbero un bel po' di strada fino a qui." Dissi.
"Se pensi che adesso tornano in Danimarca solo per il controllo annuale. Non è un peso." Affermò.
"Anche una casa in Svizzera?" Chiesi sospetto. "Possono essere lì."
"La casa in Svizzera è molto nuova." Rispose mia sorella. "La zia l'ha comprata quando ha capito che mi piace Johanne Hoffman, il fratello di Lars. Loro sono svizzeri."
La guardai circospetto. "Si sono trasferiti qui però."
"In realtà solo Lars! Lui e Roberta si sono conosciuti durante la specializzazione all'ospedale universitario di Monaco. Lui l'ha seguita qui a Copenaghen, come io seguirò Johanne a Zurigo, Stephan." Mi disse.
"È un medico anche lui?" Le chiesi.
Lei annuì. "Medico. Ha ben due lauree e un buon lavoro all'ospedale di ricerca di Zurigo. Ha svolto un lavoro in ambito della medicina che gli ha permesso di prendere il premio Nobel."
La guardai sorpreso. "Johanne Hoffman?" Chiesi stupito, lo conoscevo di nome. Si era parlato di lui quando prese il Nobel alla medicina ad appena trent'anni. "Ha dieci anni più di te o sbaglio?" Le chiesi.
Helene annuì. "Dodici! E sarebbe anche sposato, aspetta che la moglie firmi il divorzio."
"Questo mamma e papà..."
"Non lo approvano lo so! Ma a me non importa Steph, alla zia Mette piace molto e io pazienterò." Mi disse.
"Se ti sta bene così." Le dissi.
Lei sorrise. "Mi sta molto bene. Ci amiamo e una volta al mese viene a trovarmi qui in Danimarca. Anche io vado da lui una volta al mese e per ora sono comunque concentrata sugli studi." Mi disse.
"Ne parlerai con mamma e papà?" Chiesi.
"Ci ha pensato la zia Mette. Infatti io non sto tornando più in Lussemburgo, volevano che sposassi un nobile del principato di Monaco. Ma no! Quando dissi loro che avevo altri progetti mi hanno voltato le spalle e io non mi sono sentita in colpa. Sono libera adesso Stephan." Mi rivelò.
"Ti capisco. È una sensazione bellissima amare chi vogliamo noi." Ammisi.
"Marina ti ama ancora. Se così non fosse non avrebbe smesso di scrivermi, sa che le parlerei di te." Affermò.
"Quindi risponde alle tue lettere. Se fosse per via dei gemelli?" Le chiesi.
"Anche... però sento che ti ama ancora."