A settembre partii per Durham in attesa che Marina mi raggiungesse presto. Era talmente orgogliosa che voleva pagarsi da sola il biglietto per l'Inghilterra. A nulla erano valse le mie lamentele!
Così lasciai correre, tanto presto o tardi saremo stati insieme per sempre. Con lei non avevo che quella parola, Marina era il mio per sempre.
Prendemmo ad aggiornarci a telefono, mi diceva che lavorava come commessa in un negozio e che aiutava la sua insegnante di danza con le bambine della scuola. Avrei tanto voluto che non si sforzasse tanto. Fortunatamente a Durham io e i miei due fratelli avevamo affittato una palazzina vicino l'università a Margery lane, ognuno di noi aveva un appartamento, io ero al terzo piano essendo l'ultimo fratello. Pierre ovviamente era al primo e Jean al secondo, dei tre Pierre era quello che portava più ragazze. Da quando facevo sul serio con Marina nessuna più varcava la soglia di casa mia, ma anche prima non avevo il via vai di mio fratello maggiore che a differenza mia se l'era presa comoda con l'università, quell'anno era però riuscito ad entrare all'accademia di Sanshurst, percorso militare che avrei fatto anche io. Avevo, per il momento, la laurea come obbiettivo e sempre Marina nel cuore. Un po' come Jean che si riservava il suo spazio con Mirelle ogni qual volta lo raggiungeva a Durham. Con la scusa della specializzazione, mio fratello Pierre ancora non aveva lasciato Durham completamente, gli mancava il master. Io invece, forse per via del mio Qi, ero sulla buona strada per laurearmi e andare all'accademia di Sandhurst, fortunatamente il Berkshire era più vicino a Londra rispetto a Durham, così Marina avrebbe potuto anche iniziare la carriera da ballerina presso al Royal academy di Londra. Oppure saremmo andati a Milano e avrei fatto lì l'accademia.
Un giorno di metà novembre finalmente Marina mi chiamò con delle belle notizie.
"Partirò a fine novembre." Mi annunciò.
"Allora andremo nel Kelderdorp. A metà dicembre rientro per le vacanze di Natale. Potremo stare insieme lì e poi partiamo per Durahm." Le proposi.
"In un vero castello? Dovrò vestirmi come Lady Diana?" Chiese entusiasta.
"Si e si. Facciamo così, prendi il treno per Torino. Io prenderò l'aereo fin lì poi andiamo insieme nel Kelderdorp ." L'avrei presentata ufficialmente come la mia compagna ai miei. "Cosa ne pensi?" Proposi.
Marina era sempre stata eccitata all'idea di vedere un castello. Casa mia non era Buckingham palace, ma ci andava vicino.
"Come una coppia." Rispose felice.
"È quello che siamo!" E io non volevo tornare indietro.
"Quando ci vediamo devo dirti una cosa importante." Disse
"Anche io! Non vedo l'ora." Le risposi.
Trepidante attesi quei giorni che mi tenevano separato da lei. Sarebbe stata la nostra ultima separazione.
Ci trovammo alla stazione di Torino e appena la vidi mi sembrò più splendida che mai. La raggiunsi di corsa e una volta alle sue spalle le coprii gli occhi con le mani. "Indovina chi è?"
Lei si voltò di scatto raggiante più che mai.
"In inverno anche sei sempre bellissima mia dolcissima Marina." Affermai stringendola e baciandola.
"Mi sei mancato tanto." Rispose lei tra un bacio e l'altro.
"Anche tu. Ma vieni, andiamo a pranzare. Il nostro treno parte nel primo pomeriggio." Le dissi prendendole la valigia e lasciandole il beauty case.
"Va bene. Dove andiamo a mangiare?" chiese.
"Penso che restare qui in stazione sia la soluzione." Dissi raggiungendo il ristorantino della stazione e una volta seduti le presi la mano. "Ho tutti i crediti per poter conseguire la tesi." Le dissi. "Se riesco a laurearmi per la fine dell'anno, ci trasferiamo a Milano e non dovrai rinunciare alla tua carriera di ballerina."
Sembrava sorpresa, ero contento di averla colpita ma non mi aspettavo che scoppiasse a piangere.
"Oh Stephan, sei così caro!" Mi disse intrecciando le nostre mani.
"Amore ti prego non piangere. Non volevo... è il tuo sogno diventare una prima ballerina." Le ricordai.
"Ma al momento mi è impossibile portare avanti questo sogno." Confessò in lacrime. "Oh Stephan... sono incinta."
Incinta? Un bambino non era contemplato, io avevo da portare avanti la carriera accademica e lei voleva diventare ballerina. Però... però si trattava di me e Marina.
"Oh... cioè... tu... anzi no, noi? Aspettiamo un bambino, ma allora sei... Dio... sei..." balbettai toccandole il ventre. Quello era il frutto del nostro amore.
"Quasi quattro mesi." Confermò. "Ma non l'ho detto a nessuno e dovrò vedere un dottore." Blaterò.
"Andremo insieme. Oh Dio stiamo per diventare genitori." Esultai, un figlio nostro. Era un figlio nostro. "Spero di essere in grado."
"Sicuramente lo sarai. Lo saremo." Mi disse e io le credetti.
Non avrei mai immaginato che di lì a pochi mesi la mia vita sarebbe cambiata e soprattutto non per mano di chi amavo. I miei genitori!
La prima volta fu quel Natale. Appena arrivati non nascosero la loro disapprovazione per la mia compagna.
Feci buon viso a cattivo gioco, non volevo far sentire Marina inadeguata per cui cercavo di portarla ovunque o lasciarla con Helene che le si affezionò subito
Non volevo qualcuno rovinasse la mia felicità con Marina anche perché quando andammo dal medico non solo scoprimmo che stava bene, ma anche che i bambini erano due. Eravamo colmi di gioia.
Sinceramente senza pensarci diedi anche la notizia ai miei genitori. Forse così avrebbero cambiato idea.
"Liberati di quella pezzente e dei suoi figli." Mi disse papà.
"Non sei serio. Io la amo!" Gli dissi.
"Credi davvero che l'amore conti nel nostro mondo. Svegliati Stephan, non puoi sposarti con una servetta." Disse ancora papà.
Oh io potevo eccome. La amavo e poco mi importava cosa era o a chi era figlia Marina. "È semplicemente una donna perfetta. Cambiate il vostro punto di vista altrimenti me ne sbatto di questo mondo e lo lascio. Io e Marina possiamo benissimo crescere i nostri figli da soli e senza un titolo nobiliare." Dissi loro.
Non mi importava il loro parere, ma solo la mia felicità.
Così ritornammo a Durham, mi sarei laureato in legge e avrei trovato un lavoro per mantenere la mia famiglia.
Non potetti mentire a Marina, ero convinto che un rapporto sincero fosse fondamentale tra di noi.
"Non approvano. Effettivamente non hanno tutti i torti, dovremo sposarci, prima della nascita dei bambini." Le dissi, poiché mi premeva proprio sposarla.
"Forse dovresti lasciarmi stare e andare dalla tua contessina." Disse indispettita. "Tua madre che cos'è?"
Feci una smorfia coccolandola. "È baronessa di Shuber. Ma io non ho mai cercato una nobildonna." Le dissi ammiccante.
"Sono un capo espiratorio contro i tuoi genitori?" Chiese.
Ma cosa diceva? "No! Sei la persona che mi ama incondizionatamente." Le risposi baciandola. Era la donna che amava Stephan e non il granduca. "Questo è il motivo per cui ho scelto te, perché ci amiamo reciprocamente, non mi importa la classe sociale."
"Maledizione! Scusami se ho dubitato di te. Ti amo!"
"Anche io e voglio fare le cose per bene. Sposiamoci Marina, siamo una famiglia coi nostri figli."
Accettò e fortunatamente Pierre e Jean non ebbero nulla in contrario. Anzi Marina piaceva molto a entrambi, tanto che Jean Marie mi chiese di esserci testimone con Mirelle così che Marina potesse avere una damigella.
Anche Pierre volle farmi da testimone, così io e Marina accettammo entrambi.
Ci sposammo a San Valentino nella cattedrale di Durahn, il regalo di Pierre fu farci raggiungere da Helene che con Mirelle fece da damigella a Marina.
Della sua famiglia non c'era nessuno! Marina era molto orgogliosa e aveva litigato con i genitori paradossalmente per il mio stesso motivo. Perché maledizione non andavano oltre?
Ma andava bene così fin quando io e Marina stavamo insieme. Casa nostra era più colorata da quando c'era lei che si completava con la mia famiglia. Era quella spruzzata di allegria che mancava tra di noi che eravamo sempre gessati.