20 - Stephan

1456 Words
I miei genitori non risposero. Al contrario la zia Mette non si risparmiò. “Assolutamente no! Ricordati di seguire sempre il tuo cuore Stephan.” Ero contento che almeno la zia Mette mi appoggiasse. Lei era meno intransigente di mamma, nonostante fossero gemelle. Lei aveva sempre una parola dolce e una carezza per tutti noi. Forse perché non aveva figli suoi, o perché come me aveva seguito il suo cuore. Lo zio Hans era un critico d’arte, niente di ricercato o pretenzioso. Quando la zia Mette lo aveva conosciuto dieci anni fa si erano sposati, ed erano stati una bella coppia affiatata fino a quando non era venuto a mancare. Il dottor Lienderman si presentò nella mia stanza con uno specializzando nel tardo pomeriggio. “Abbiamo ritenuto giusto fare anche la biopsia con la TC, così da avere più chiara tutta la situazione. Fortunatamente nessun’altra parte del corpo è sofferta a metastasi. Il tumore è circonciso ad un solo lobo del polmone destro. Possiamo intervenire chirurgicamente. Fare una lobectomia e toglierlo. Asportato il tumore dovremo sempre fare gli esami e tenerti sotto controllo, dovrai fare una terapia farmacologica. Ma se dopo l’intervento con i nuovi esami non viene rivelata nessuna alterazione, possiamo prendere in considerazione di non fare la chemioterapia.” Ci informò. “La tempistica, non aver preso sottogamba l’affanno ed avere smesso subito di fumare ha fatto sì che probabilmente il carcinoma non crescesse. Anche se lo ha fatto, probabilmente quattro mesi fa era piccolo, dandoti solo disturbi respiratori quando esageravi con gli esercizi fisici.” Concluse. “Quindi non sono costretto a fare la chemio!” Affermai sollevato. “Non in questo caso. Se per te non ci sono problemi programmiamo l’intervento al mio primo spazio libero.” Mi disse. “Intanto se non ti dispiace userai il respiratore per qualche ora al giorno e ti dimetto.” Mi disse. “Dottore può viaggiare?” Chiese mio padre. “Vorremo riportarlo in Lussemburgo.” Stavano realmente pensando di riportarmi in quella prigione? “Si! Se tutto va bene l’intervento sarà da qui a quindici giorni. Ovviamente evitiamo di guidare signor Keller Shuber.” Disse ancora il medico. Non mi sentivo di tornare a casa. Però ancora di più non mi sentivo di discutere, potevo rilassarmi. Il mio tumore era operabile. “Potreste pernottare da me nel frattempo.” Disse la zia Mette. Era stupendo! Lei sapeva sempre ciò che volevo. “Sarebbe una bella opzione per ora.” Sussurrai. “Forse non sarebbe il caso.” Disse mio padre. “Organizziamo il viaggio e partiamo.” “Forse ha ragione la zia Mette.” Intervenne Pierre. “Abbiamo viaggiato tutta la notte, almeno per stasera fermiamoci e riposiamo.” “Stephan può tornare a casa nostra.” Disse anche Helena. “Ha le sue cose lì.” “No!” Disse Pierre. “Meglio che venga anche lui a casa della zia. Domattina partiremo presto.” “Passerò a portare le sue cose a casa di zia allora.” Disse Helena. Sospirai! Per la sera sarei stato comunque fuori dall’ospedale. La casa di zia Mette, una villa moderna, era molto grande e spaziosa. C’erano stanze per tutti e cinque ed era diversa dai canoni a cui ero abituato. Zia Mette mi assegnò una stanza a piano terra, così da non essere costretto a dover salire le scale. Jean mi disse che avrebbe dormito con me, poiché non voleva lasciarmi solo. Fortunatamente passai una notte abbastanza serena, non perché temessi di star male. Volevo però che i miei fratelli si tranquillizzassero e comprendessero che oltre i soliti sintomi stavo bene. Al mattino mi svegliai prima di Jean, erano le quattro, per cui scesi dal letto e andai verso la cucina per cercare un po’ d’acqua. Nonostante fossero le quattro di mattina scoprii con sorpresa di non essere l’unico sveglio, sentii infatti delle voci provenire dalla sala degli ospiti. Erano mamma e la zia Mette che discutevano. Sentendo che mi nominavano e curioso perché probabilmente stavano parlando dei miei figli, mi avvicinai. Forse sarei venuto a capo di quella storia senza lasciare tutto il peso della ricerca dei gemelli sulle spalle di Helena. Con la bottiglia d’acqua stretta mi avvicinai in silenzio. Bevvi prima di essere troppo vicino, onde evitare qualsiasi rumore. Fortunatamente la porta era aperta così potevo ascoltare meglio, c’era anche papà, lo sentivo adirato. “Ieri stavi per dirgli tutto.” Sembrava furioso, effettivamente due volte ieri papà era intervenuto a fermare la zia Mette dal dirmi, forse, dei bambini. “Non potevo stare a guardare mentre gli negavate di stare con i suoi figli.” Disse la zia. “Avreste dovuto avere il coraggio ieri, di dirgli la verità.” “Quindi che vuoi fare? Chiamare la tua amica e fargli portare i bambini?” La accusò papà. Si! Volevo vedere i bambini. “Non è mia amica Emanuel, è mia sorella maggiore. Mi avete lasciato i bambini perché sono i miei nipoti, figli di mio figlio!” Disse risoluta lasciandomi basito. Ma cosa stava dicendo? Io ero figlio di Louise. “Sono io a decidere per i gemelli, valutare se possono o meno incontrare il padre. Ovviamente non ora! È tardi e da solo non ce la farebbe. Comprendete quale grande dolore avete dato a quel ragazzo e a quella povera ragazza, quando avete detto loro che i gemelli erano morti? Adesso che Stephan è ammalato lo comprendete. Ditemi comprendete cosa vuol dire sottrarre un figlio sì o no!” Si infervorò “Adesso ci stai accusando di averti preso Stephan?” Chiese Emanuel. “Ti ricordo che se non fossi rimasta incinta di un estraneo i tuoi nonni non avrebbero preso in considerazione l’idea di darlo a noi! Ti ricordo che l’abbiamo accolto e lo reputiamo nostro figlio, Mette. Stephan non è tuo figlio.” Disse papà, io ero sconvolto non stavano parlando solo dei miei figli stavano parlando principalmente di me. Quindi era vero! Io non ero loro figlio. “Ti prego Emanuel. Sai come sono andate le cose. Non ve lo avrei mai dato, tuo padre e mia nonna approfittarono di un nostro momento di dolcire. Voi me lo avete sottratto con la forza!” Disse pacata la zia Mette. “No, noi non te l’abbiamo sottratto con la forza Mette. I tuoi nonni ritennero giusto che noi crescessimo il bambino al tuo posto. Non eri sposata, eri sola e avevi una posizione sociale da mantenere integra. Per questo tua nonna colse l’occasione di far sembrare Stephan un Von Kelder. Non saresti dovuta andare col primo che è capitato.” Le disse papà fermo. No, non era mio padre… "Io non sono andata dal primo che è capitato, ho semplicemente amato Luc. Che c'è di male nell'amare qualcuno incondizionatamente dalla sua estrazione sociale." Rispose la zia. "L'uomo che ti ha lasciato appena hai scoperto di essere incinta." Intervenne mamma. "Ricordati che ti ha lasciato perché non voleva la responsabilità di un figlio. Ti rendi conto che noi stiamo cercando di fare il possibile per non sviare Stephan e fargli fare la tua stessa strada?" Disse mamma "Un libro non si giudica dalla copertina Louise." Le disse la zia Mette. "Hans è stata una persona stupenda, nostro padre era un commercialista e anche lo era. Ricorda che nostra madre l'ha amato e ancora oggi si amano e nutrono rispetto l'uno dell'altra. Fossi in te rivaluterei un po' le tue priorità Luise, nostro figlio aveva tutto a portata di mano, l'amore e la felicità e voi gliel'avete portato via. Ha 26 anni e potrebbe morire, mio figlio sta morendo e voi non avete saputo accettarlo per ciò che era, sarebbe potuto essere felice con lei, invece siete stati dei totali egoisti. Ha ventisette anni e potrebbe morire, mio figlio sta morendo e voi non avete saputo accettarlo per ciò che è, sarebbe potuto essere felice con lei, invece siete stati dei totali egoisti." Dio! Le parole che avrei voluto sempre dire si stavano materializzando. "Se tu l'egoista, ancora oggi pensi a te stessa e non alle ripercussioni che le tue azioni possono avere sulla nostra famiglia." Le disse mamma, io ormai ero sconvolto, mamma non era la mamma e la zia Mette, non era la zia. Ero suo figlio e di uno sconosciuto di nome Luke. Un essere umano comune, come Marina, Armand o Johanne. Mio nonno materno era un comune commercialista! C'era quindi qualcosa di salvabile nella mia vita, c'era chi ragionava col cuore e non viveva nelle convenzioni. Era la zia Mette, mia mamma a quanto pare.Sconvolto capii che i miei figli alla fine erano stati cresciuti dalla loro nonna. "Vuoi dire a Stephan che è tuo figlio. Ti rendi conto che lo sconvolgerai Mette?" Chiese papà.
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