con una buona raccomandazione, partii per Milano. Così liberai sia Lucille che Armand da qualsiasi impegno con me, dicendo loro che avrei scritto presto quando avrei avuto un domicilio.
Venni accolta alla compagnia di ballo della Scala con molta ritrosia dal resto del corpo. Il direttore artistico, Amedeo Gorini mi accolse invece molto volentieri, dopo aver fatto il provino mi confermò infatti come sujet. Anche il suo assistente, Marcello Barnabei, mi accolse con piacere. Dopo neanche una settimana che ero alla compagnia infatti iniziò a provarci sfacciatamente con me. All’inizio non gli diedi peso, andai a vivere con un paio di colleghe ballerine e cercavo di stare più con loro e creare un legame, che flirtare con l’assistente di Gorini.
Poi un giorno tornando a casa mamma mi consegnò una lettera che proveniva dal Lussemburgo. Non era da parte di Helene o di uno dei miei due amici.
La aprii con mani tremanti, poteva trattarsi dei miei gemelli? Però non c’erano lettere, solo una foto di Stephan in compagnia di una donna dai capelli castani e i vestiti vistosamente eleganti. Vicino la foto c’era un articolo, ormai conoscevo il francese. Si parlava del granduca di Lussemburgo, Stephan Gerard Nasseau e della sua neo fidanzata, la marchesina di Rosenberg.
Senza accorgermene scoppiai a piangere. Mamma venne ad abbracciarmi mio padre invece inveì.
“Ti avevo detto che era il caso di gettarla. Quella gente non si merita la nostra bambina.” Urlò.
Era la prima volta che sentivo papà urlare.
“Perché vogliono farle così del male?”
Non volevano farmi del male, avevano solo messo in chiaro come stavano messe le cose. Stephan doveva stare con un suo simile.
Ma non volevo che i miei genitori si preoccupassero per me.
“Scusatemi. Non so cosa mi sia preso.” Balbettai. “E pensare che ho un fidanzato a Milano.” Dissi ai miei per rassicurarli.
“Non è vero! Ce ne avresti parlato.” Affermò mamma.
Scossi la testa. “Non ve l’ho detto solo perché non so se Marcello faccia o meno sul serio. Ma ve lo porto a conoscere la prossima volta che vengo.” Dissi loro.
I miei genitori ammutolirono. Quella stessa sera mentre rassettavano casa, mamma mi prese da parte.
“Io non so cosa sia successo tra voi. Ma l’anno scorso la prima settimana di maggio, Stephan venne a cercarti. Disse che eri scappata.” Mi annunciò mamma.
“Non ti ha detto nient’altro?” Chiesi.
Lei scosse la testa. “Ci chiese ospitalità, che ti avrebbe aspettata. È rimasto da noi per oltre un mese. Anche noi eravamo preoccupati per te. Non tornavi e ti sapevamo con lui.”
“Sono stata a Parigi.” Dissi loro. “Avevo un sogno da realizzare e ci sto riuscendo.”
Sentire che Stephan era venuto a cercarmi mi riempì il cuore. Non pensavo lo avesse mai fatto, invece era venuto e mi aveva aspettato. Ma cosa ne sarebbe stato di noi se si fosse messo contro i suoi genitori? Mi avevano fatto firmare una rinuncia ad avvicinarmi a Stephan, avevano promesso che se lo avessi fatto avrebbero mandato in rovina la mia famiglia.
“C-cosa ha detto la granduchessa quando sono venuti in vacanza?” Chiesi.
Mamma scosse la testa. “Io sono solo una delle domestiche. Ho sempre ricevuto ordini dal loro supervisore e comunque quest’anno sono venuti dei loro compagni alla villa.” Mi informò. “Sai che ti dico? Dovevano farla prima questa cosa.”
Lasciai correre l’argomento! Fin quando lasciavano stare i miei genitori a me andava bene. Tornai a Milano e accettai finalmente la corte di Marcello. Sapevo di starlo facendo per ripicca, tuttavia dovevo trovare la forza di andare avanti e volevo credere nel vecchio detto, chiodo schiaccia chiodo.
Così iniziai a frequentare Marcello, pensavo che sarebbe stata una toccata e fuga dopo il primo rapporto. Invece lui mi sorprese venendo con me dai miei genitori, comprò addirittura una casetta a Forte dei marmi.
“Per quando torneremo.” Mi disse.
Mi sorprese scoprire che pensava al futuro. Ed effettivamente la nostra storia non finì così presto come mi aspettai. Dopo due anni dalla nostra relazione, Marcello mi chiese di sposarlo e nonostante non lo amassi, accettai. In cuor mio pensavo che anche lui non mi amasse, per lui ero notorietà. Marcello era stato un ballerino alla scala che si era dovuto fermare per un infortunio. Io ero invece una ballerina emergente e molto in vista nel mondo del balletto. Stare con me gli dava quella notorietà che aveva perso. Poi ovviamente ero una bella donna, lui anche era un uomo affascinante, c’era fortunatamente affinità sessuale. Così accettai di sposarlo. Due anni dopo erano iniziati i problemi. Nonostante fossi una prima ballerina, infatti col matrimonio, cercavo di avere una famiglia e dei figli. Così tolsi la pillola, dopo circa due mesi restai incinta. Ero eccitata e anche Marcello sembrava felice. Facemmo tutti gli esami e seguii tutte le indicazioni del medico. Poi, poco prima del compimento del terzo mese di gravidanza, ebbi un aborto spontaneo. Ne restai sorpresa e sconvolta insieme! Perché?
Ero in grado di avere dei figli. Con Stephan avevamo avuto due gemelli! Erano nati e dalle lettere di Helene che arrivavano a casa di mamma, erano due bambini sani.
Non mi persi d’animo, per questo ci riprovai. Ma ancora una volta la mia gravidanza venne stroncata sul nascere. Non arrivai neanche a due mesi. Doveva essere una maledizione oppure una punizione per non aver lottato per i miei gemelli.
Decisi di dedicarmi solo alla danza e non pensare più a una gravidanza. Non volevo soffrire. Quando arrivò la terza gravidanza ero sconvolta. Non ero pronta ad un altro aborto.
Questa volta però il medico mi consigliò il riposo assoluto.
“So che sei una persona attiva. Ma proviamo con un completo riposo.” Mi disse.
Accettai. Marcello sembrava molto propenso a questa idea e mi portò a casa da mamma.
“Tua mamma saprà prendersi cura di te, avremo un figlio questa volta Marina.”