15 - Stephan

1006 Words
"Non voglio tornare nel Kelderdorp." Dissi. "Mamma e papà mi hanno rovinato la vita." "Torna! Non lasciare Pierre da solo, almeno fin quando non rientra Jean." Mi disse. Sospirai combattuto. Sarebbe stato l'unico motivo del mio ritorno, i miei fratelli. Nel Kleinsten, prima tappa del granducato per le vacanze natalizie, rividi i miei genitori e con loro c'erano Pierre e la marchesa Amanda D'Amplié. "L'hanno messa con te." Sussurrai a mio fratello. "Ho detto a papà della duchessa di Grandcoeur, l'hanno chiamata per te." Mi rivelò. "Insistono." Sbuffai. "Falle da accompagnatore e evita di toccarla. Così non le darai false speranze." Disse Pierre. Scossi la testa cercando con lo sguardo Jean che con Mirelle chiacchierava con un paio di coetanei. "Lasciamo stare. Li asseconderò per ora, ma penso che prima o poi farò come Elene. Lascio tutto." Dissi. E così senza accorgermene, con la scusa di essere il suo accompagnatore mi trovai Amanda sempre intorno. Fortunatamente non stava dietro le mie attività lavorative nell'esercito o all'ambasciata. Ciò che mi infastidiva era che non voleva seguire neanche le mie due fondazioni. Passò un anno e un altro ancora e le uniche mie passioni erano il tennis, la corsa e soprattutto andare a vedere Marina alle sue prime. In un anno ne fece tre, l'ultima fu con il primo corpo di ballo della Scala, in Cenerentola. Aveva surclassato tutti e si iniziava a parlare di lei anche sulle riviste. Così come anche delle sua vita privata, stava ancora con quel Marcello Barnabei. Amareggiato mi arresi all'evidenza, ragion per cui accettai di diventare, almeno apparentemente, il compagno di Amanda. Non la amavo, non volevo più amare. Ma non toccavo Amanda, mi lasciavo andare a relazioni sfuggevoli durante le mie uscite diplomatiche. Volevo dimenticare Marina. Mi rilassavo solo quando lasciavo il Kelderdorp per raggiungere mia sorella Helena. Che fosse a Copenaghen o Zurigo, ci piaceva trascorrere del tempo insieme a correre o giocando a tennis. "Roberta e Lars aspettano un figlio, non vedo l'ora che nasca." Mi informò mia sorella mostrandomi la mano sinistra. Un diamante di media dimensione brillava sul suo anulare. "Johanne mi ha chiesto di sposarlo, mi sono laureata e non vedo l'ora di iniziare la specializzazione a Zurigo." Mi disse raggiante. "Sei convinta?" Le chiesi. "Si! E la zia Mette verrà con me in Svizzera. Quindi mese prossimo mi sposo, qui a Copenaghen e la prossima volta ci vedremo a Zurigo, mi raccomando. Mettiti in forma." Mi disse toccandomi la pancia. "Sono in forma!" Affermai. "Corro tutti i giorni e cerco di fare tennis almeno un paio di volte a settimana." Al che lei mi guardò scoppiando a ridere. "Allora sono stata io a farti venire il fiatone." Gongolò vittoriosa. "Piccola impudente." La presi in giro. "Ci vediamo tra quindici giorni e voglio la rivincita." Le dissi. Tornai nel Kelderdorp perlomeno felice per il periodo passato con mia sorella. Non avevo vinto la nostra partita di tennis, ma le notizie che mi aveva dato mi avevano messo di buon umore. La vita era bella e una volta a casa ancora di più, poiché rientrò anche Jean. "Io e Mirelle ci sposiamo." Mi disse. "Adesso resterò qui e metterò a disposizione del Kelderdorp tutte le mie conoscenze." Decisamente era piacevole quella novità. Come anche vedere finalmente Pierre felice con Amelie, che aveva accettato la sua corte. Solo io mi sentivo insoddisfatto, non amavo Amanda e gli articoli che parlavano della prima ballerina Marina Rossi, erano sempre più presenti nella mia collezione. Stava scalando la vetta del successo ed ero contento per lei. Ma lo sarei stato di più se fossimo tornati insieme. "Ehi Steph giochiamo a tennis insieme?" Mi chiese Jean. "Con piacere. Anche perché devo sconfiggere Helena la prossima volta che vado a trovarla." Affermai seguendolo. "Sta sempre con il nonno?" Mi chiese divertito Jean una volta in campo. "Si sposeranno presto. Lei sfoggia un bel diamante." Dissi a mio fratello tra un colpo e una ripresa. "Spero solo non vi sposiate nello stesso periodo. Non posso dividermi in due." Scherzai affannato. Meglio non parlare durante il gioco. "Io e Mirelle ci sposiamo a maggio." Mi informò Jean. "Helene il mese prossimo." Gli dissi divertito facendo punto. "La zia Mette non vuole che Johanne dormi con Helena fin quando non si sposano." Rise anche lui mentre batteva il suo servizio. "La zia è molto legata a lei." Scossi le spalle, era molto legata anche a me. "Lei e zio Hans non hanno avuto figli. Ci sta." Affermai segnando i punti decisivi. "Si!" Esultai. Mio fratello mi raggiunse corrucciato. "Hai vinto una battaglia non la guerra." Mi disse cambiando campo. "Basta parlare! Giochiamo..." gli dissi nello stesso tono. Le nostre partite giornaliere divennero di routine. Anche se forse dovevo darmi una calmata con le sigarette, anziché migliorare la mia respirazione peggiorò e mi stancavo facilmente. Io e i miei fratelli andammo a Copenaghen per il matrimonio di Helene, fu una bella cerimonia, molto intima. Invece che sfarzose damigelle Elle aveva un paggetto con una piccola dama, entrambi vestiti di azzurro. Se avevano quattro anni era anche tanto. C'era la famiglia di Johanne al completo e una piccola fetta della nobiltà danese. La cerimonia e la festa nel loro insieme furono perfette. Come la compagnia piacevole. Mi dispiacque che i miei genitori non avessero presenziato al matrimonio di Helene nonostante l'invito. Ma al fine di vedere mia sorella felice facemmo tutti buon viso a cattivo gioco. Tornammo nel Kelderdorp molto felici. Soprattutto con l'intenzione di prepararci per bene al matrimonio di Jean. Alla celebrazione stava pensando il servizio eventi del palazzo, noi ci saremmo solo dovuti presentare lì ventuno maggio. Jean si assicurò che Helena venisse al matrimonio, le ricordò che l'aveva invitata e se i nostri genitori avrebbero proferito anche una sola parola sarebbe entrato sul piede di guerra minacciandoli. I miei genitori approvavano quel matrimonio. Mirelle era la figlia del primo ministro e con Jean stavano insieme da molti anni. Non avrebbero mai rovinato il loro giorno più importante.’loro avevano rovinato solo la mia di vita.
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