17 - Stephan

1035 Words
Due mesi?! Jean sarebbe rientrato per settembre. Era questo il suo piano, liberarmi da tutti gli impegni con Kelderdorp. Annuii. "Potrei andare in Svizzera da Helena e la zia Mette." "Stupido. Vai a riprenderti tua moglie." Mi disse Pierre. Al che mi stoppai. Non aveva capito Pierre, che non lo era più? Che Marina si era sposata con un altro? "Si è sposata." "Come te che non ami Amanda, lei non ama quel Barnabei." Disse Pierre. "Non l'hai vista la fotografia di loro due insieme vero?" Chiese. Ovvio che l'avevo intravista. Ma... "Piuttosto non ha mai visto come Marina lo guardava." Intervenne Jean. "Stephan Marina non guarda quel tipo come guardava te ed ha stampato in viso un sorriso falso di circostanza. Non quello che aveva sempre quando era con te." Ero sconfortato. "Eppure lo ha sposato." Dissi. "Avrà provato ad andare avanti Stephan." Mi disse Pierre. "Adesso due sono le cose o vai a riprendertela oppure vai avanti anche tu." Mi consigliò. Non avevo dubbi. "Andrò a riprendermela." Dissi. "Perfetto! La stagione all'opera di Vienna apre a metà ottobre. Hai tutto il tempo dal mio ritorno a casa per andare da lei." Mi disse. Io annuii e lo ringraziai. I miei fratelli non mi avevano tradito, erano con me. Proprio in virtù della nostra unione al suo matrimonio, come già era avvenuto al mio, io e Pierre fummo i suoi testimoni. Helene sedeva in prima fila con Johanne e la zia Mette, in un clima di assoluta serenità. Dopo la cerimonia andai ad abbracciare mia sorella. Di lì a poco ci raggiunsero anche Pierre e Jean, giusto in tempo per un momento tutto nostro. "Come va il tuo matrimonio?" Le chiese Pierre. "È perfetto! Anche se per il momento abbiamo deciso di aspettare per i figli." Ci disse. "E voi? Oh Jean sono felicissima per te." Disse abbracciandolo. "Io penso che sarò il prossimo a sposarmi. Ma con calma, la storia con Amelie è troppo acerba ancora." "Ti rendi conto che hai quasi ventinove anni?" Lo prese in giro. "Prendi esempio da Stephan che si sposò a ventidue anni." A proposito del mio matrimonio. "Sapevi che Marina si era sposata?" Le chiesi. Lei sospirò abbassando lo sguardo. "Si è sposata la scorsa primavera, era incinta e Marcello ha detto che era un segno del destino." Ci raccontò. "Come fa ad aprire la stagione a Vienna se è incinta?" Chiese Pierre. "Purtroppo ha perso il bambino al terzo mese." Rispose. "Questo è un segno del destino." Affermò Pierre. "Non lo so! Marina ci è comunque rimasta male per l'aborto. Credo che ci riproveranno." Mi prudettero le mani. In tutta sincerità speravo di no. "No, se prima vado a riprendermela." Dissi. Al che Helene mi sorrise raggiante. "Hai ragione! È con te che dovrebbe stare." "A metà settembre ritorno dal Giappone. Poi lui sarà libero dagli impegni del gran ducato e potrà riconquistarla." La informò Jean. "E noi ti aiuteremo." Esultò Helene. Fu così che mi impegnai a trascorrere l'ultimo mese nel Kelderdorp in totale tranquillità. Cercavo di lavorare quanto più possibile fuori dal palazzo, lontano dai miei genitori. Inoltre continuavo a seguire corsi di yoga anche se oltre al fiato corto adesso avevo anche della tosse fastidiosa. Facendomi visitare dal mio medico si pensò che probabilmente era una tosse convulsiva e che anch'essa dipendeva dallo stress. Io sinceramente sperai che andasse via presto, come me dal Kelderdorp. Probabilmente sia l'affanno che la tosse dipendevano da uno stress accumulato e sapevo fin troppo bene ormai quale ne fosse la causa. Il 18 settembre, due giorni dopo il ritorno di Jean a Saint Martin, preparai tutte le mie cose e con Armand ci dirigemmo verso l'uscita del palazzo. Chiesi ad Armand di prendere la mia auto, quella che avevo comprato con i miei guadagni e senza alcuna spesa da parte del granducato. Volevo lasciare quella che era stata mia casa fino a quel momento in modo del tutto pulito. Purtroppo sapevo benissimo che ancor prima di mettere piedi fuori dal palazzo i miei genitori sarebbero stati già informati. Ero a conoscenza del fatto che tuttoil granducato fosse giustamente fedele a papà. Nessuno mi avrebbe appoggiato come facevano i miei fratelli e le loro compagne oppure il mio caro Armand. Infatti alle porte del palazzo mi trovai di fronte i miei genitori. "Posso sapere dove stai andando Stephan?" Mi chiese mio padre. Al che io noncurante e sicuro di me risposi. "Vi avevo detto che me ne sarei andato, lo sto facendo. I rapporti col granducato sono finiti, se vi fa piacere avermi ancora come figlio ben venga, fatevi sentire. Ma io da oggi sono un uomo comune che svolgerà un lavoro comune e che sarà indipendente dal granducato. Non ho nessun obbligo con voi e spero che almeno continuiate a volermi bene anche se non farò ciò che mi dite." "Se varchi quella porta non tornerai più a palazzo Stephan, ti aveva avvertito." Disse impettito papà. "Anche io vi avevo avvertito padre. Proprio per non arrivare al limite, è giusto che adesso me ne vada. Guardate ci stiamo parlando in modo civile, sono sicuro che se avessi aspettato ancora non sarebbe stato più così." Papà annuì. "Non aspettarti da me la grazia, non avrò rimpianti o ripensamenti Stephan, qualsiasi percorso tu prenderai." Giustamente, non mi aspettavo di meno da lui. Era sempre stato distaccato nei miei confronti. Per l’amore del cielo, a modo suo aveva espresso affetto. Ma eravamo sempre stati trattati con distacco. Pierre era quello che si era vissuto di più papà, in fondo era il suo erede. Jean era quello che papà vedeva con riverenza poiché somigliava al defunto fratello, infine c’eravamo io ed Helena, sin da piccoli ci avevano impartito regole. Mamma restava sempre sulle sue e se non fosse stato per zia Mette non avremmo mai conosciuto l’amore materno. Ecco se dovevo definire la famiglia, io pensavo a zia Mette. "Va bene padre lo accetto." Dopodiché raggiungi mia madre e l'abbracciai. "So benissimo che la pensate allo stesso modo, sappiate che vi voglio bene, nonostante le ferite che mi avete inferto." Dissi riferendomi a Marina e ai nostri figli. Dopo aver detto ciò uscii dal granducato, la mia vita lì era conclusa.
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