36 - Marina

1259 Words
"Sembri una bambina, invece sei grande." Mi disse. "Ho venticinque anni." Gli dissi divertita. "Domani vengo ad aiutarti con i bambini. Va bene?" "Se ti fa piacere si." Il giorno dopo arrivarono suo fratello Taddheus e la moglie Infa. Thomas e Tad non si somigliavano per niente. Viso spigoloso Tom, gentile Taddheus, capelli neri e occhi grigi il primo, occhi e capelli castani l'altro. Inga era splendida, alta, capelli fulvi e occhi azzurri, sembrava una modella. Poi c'erano i bambini erano una caravana, quattro bambini dai cinque ai sei anni e una neonata dai capelli rossi. Lui mi presentò anche, ma io ero attirata da uno dei bambini biondi, quello che non somigliava a Tom. Era splendido, capelli biondi, viso d'angelo e occhi azzurri puri come la sua anima. Quel bambino assomigliava quindi alla madre, così bella era Sapphire? "Tu devi essere Joel." Dissi quando mi furono presentati.. "Adesso ho capito tutto, sei un bimbo bellissimo." "Non capisco. Anche Gabriel e Tom sono belli." Rispose lui. "Si però tu assomigli alla tua mamma." Dissi al piccolino. "Papà possiamo andare in acqua?" Si lamentò Gabriel il bambino moro. "State qui vicino che devo vedervi." Rispose lui a tutti. "Posso giocare con Rafael o lo deve tenere lei?" Gli chiese Joel indicandomi. Per questo era così corrucciato? Tom se lo prese in braccio. "Ancora non mi hai dato un bacio. Comunque puoi giocare con lui, lo sai." Il bambino non si fece attendere, gli diede un bacio anche se subito mi avvicinai a loro con Rafael. "Thomas dice che hai gli occhi di tua madre, che somigli a lei fisicamente ma anche caratterialmente. Hai degli occhi limpidi piccolo Joel. Ora capisco come mai Thomas ami così tanto sia te, che la tua mamma." Gli dissi baciandogli la fronte. "Posso essere la tua...?" "Non puoi essere la mia mamma, ne di Tom!" Rispose sulla difensiva. Questo pensava? Che volessi prendere il posto di sua madre? Ero stupita. "Ma no! Io volevo essere la tua balia. Non mi permetterei mai di sostituire la tua mamma, le mamme non si cambiano. Poi perché dovrei?" Chiesi apparentemente divertita. Non avrei mai fatto ad altri ciò che era stato fatto a me. Era una cosa crudele e assurda. "Sei con il papà Thomas." Mi attaccò lui. Al che risi, povero piccolo, aveva capito male. Nella sua ingenuità pensava io stessi con Thomas, gli spiegai dolcemente che non era così. Che avevo conosciuto Thomas solo il giorno prima e non era assolutamente possibile. Ciò che mi pensava era occuparmi di Rafael e perché no, anche di lui, che si rassicurò alle mie parole. Passammo dei giorni bellissimi e i bambini erano stupendi e socievoli. Quando il lunedì mattina Joel e Thomas erano pronti per prendere il jet, Thomas mi chiese un favore personale. "Posso lasciarti qui con Gabe e Rafael? Se faccio il viaggio con loro sono più sicuro. Tanto ci sono Inga e Tad, anche." "E se invece vado io?" Gli chiesi, se era risoluto a non voler rivedere Sapphire era meglio che non andasse lui. "Tu?" "Si, così eviti di incontrare persone che ti farebbero soffrire." Gli dissi. Dopo che mamma mi aveva detto che egli era passato a trovarmi a casa, per me era un agonia pensare di rivederlo. Col tempo avevo rotto i ponti con Helene proprio per paura di rivedere Stephan e riaprire vecchie ferite. Il fatto che ella avesse solo l'indirizzo di mamma, aiutava. "Marina..." Thomas mi distolse dai miei pensieri. "Fidati di me. Sto un po' con loro, li consegno alla madre, poi ritorno." Gli dissi. Fece per ribattere, fortunatamente Taddheus intervenne. "Si vai tu Marina. Così siamo tutti più sicuri." Concluse guardandomi. Lui sospirò. "Va bene! Vai tu." Mi disse chinandosi sui due fratelli, stringendoli e abbracciandoli. Percepiii tutto il suo amore e la sua agonia in quei gesti. "Ci vediamo a settembre. Mi raccomando, divertitevi e fate i bravi, obbedite alla mamma." Disse. "Quest'anno festeggiamo il diciannove settembre. Ci sei vero?" Chiese Tommy. "Certo che si! Non mi perderei mai il vostro doppio compleanno." Gli rispose dandogli un altro bacio sulla fronte. "Adesso andate con Marina." E partii. Durante l'ora e mezza di viaggio io e i bambini facemmo un bel po' di giochi e chiacchiere. Tanto che all'arrivo il tempo sembra essere stato troppo poco. Una volta a terra andammo verso la nostra uscita. Come detto a Thomas avrei consegnato i bambini e sarei venuta via. Una volta all'uscita mi guardia intorno, una giovane donna bionda attirò la mia attenzione. Stava scostandosi da un uomo che la toccava. Temetti di aver attirato l'attenzione su di me per il mio sguardo insistente perché l'uomo si voltò verso di me. Era alto e magrissimo, il viso lungo a tirangolo circondato da rughe confermavano che avesse più di trentacinque anni, naso aquilino, occhi scuri e bocca sottile. Quello era negativo, a casa mia si diceva che la gente con le labbra sottili era falsa a subdola. Si leccò la lingua guardandomi e venendo verso di me. Provai un brivido di paura. "Ma tu guarda che bel bocconcino abbiamo qui." Disse presentandosi. Il suo sguardo la diceva lunga su che intenzioni avesse. Sollevò la mano verso il mio viso, forse più all'altezza del collo e cazzo non riuscivo a muovermi e reagire. Svelta la donna bionda ci raggiunse intanto che Tommy si frappose tra lui e me. "Sta lontano da Marina. Non ti azzardare a toccarla." Lo minacciò. "Sta lontano lurido bastardo." Urlò Andrew alzando il pugno verso di lui. Istintivamente vidi la bionda chinarsi a proteggere il bambino, quasi sapesse cosa sarebbe accaduto. Anche io istintivamente cercai di proteggerlo. Ma la donna aveva fatto per entrambe. "Non ti azzardare a toccare mio figlio." La sentii dire autoritaria. Lui sorprendendomi la afferrò per i capelli tirandola su. "Tu..." Lei orgogliosa lo fissò. "Puoi andare Marina." Disse tenendo lo sguardo fiero su quel mostro. "Ringrazia la nostra ospite per averci portato i bambini, Andrew." Gli disse con sguardo duro. Lui rispose sempre col suo modo ambiguo. "Le baby sitter del suo amichetto sono sempre belle. Dovremo ospitare a casa la tata per farla riposare, così ci divertiamo un po'..." "Tu non ospiti nessuno." Rispose lei lanciandomi per un attimo uno sguardo fugace. "Grazie per aver portato i bambini, saluta Inga e Taddheus per me." Disse intanto che il porco la tirava a se per i capelli. “Non permetterò a nessuna ragazza di dormire sotto il tuo stesso tetto, lo sai vero?!" Disse all'uomo che sovrastò la bionda. Dovevo reagire, cosa mi stava prendendo? Io non ero così. "Polizia!" Dissi, pensando a come la paura ci potesse soggiogare nonostante facessimo le dure. "Chiamiamo la polizia." Sapphire si voltò verso di me, nello stesso istante Andrew la lasciò andare guardandosi intorno. "Grazie mille per esserti presa cura dei miei figli. Ti conviene andare." Mi disse fiera abbassando lo sguardo Attesi per un po' dopodiché sospirai. Non avevo nulla da dire in merito, anche io ero orgogliosa e non avrei mai permesso a nessuno di intromettersi così nella mia vita, soprattutto per nuocere a qualcun altro. Adesso compresi perché Thomas amava così tanto quella donna. "Se questo signore vi fa del male chiamatemi. Verrò subito a prendervi con la polizia." Dissi ai bambini. "Vale anche per te." Conclusi rivolgendomi a Sapphire prima di allontanarmi. "Io ti ringrazio." Mi disse. "Anche io. Non mi piace essere toccata senza permesso e da mani luride." Risposi indicando Andrew. Dopodiché raggiunsi una hostess e le indicai Andrew Davis, quello era il massimo che potessi fare. Avvertire le autorità.
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