Per il tramonto ero già tornata a casa di Thomas. Mi offrii di preparare loro la cena e dopo aver raccontato loro approfonditamente del viaggio attesi che restassimo soli io e il padrone di casa.
"Quell'uomo... Il marito di Sapphire." Gli dissi "Non ha rispetto di nessuno, appena mi ha vista con i bambini all'uscita mi ha raggiunta squadrandomi dalla testa ai piedi. Poi ha provato a toccarmi."
Dissi raccontandogli tutti i fatti per filo e per segno.
A fine racconto Thomas sembrava affranto, era stato un bene che fossi andata io a Londra.
"Purtroppo la madre di Andrew sta seguendo le chemio e suo marito è preso da lei, non riescono a gestire anche il figlio. Al limite sentirò Edward in Scozia per sentire com'è la situazione." Disse stringendo i pugni. "Grazie per avermi informato Marina."
Scossi la testa raggiungendolo, gli prese le mani portandole all'altezza del suo petto. "Avevi ragione. Sapphire assomiglia a un angelo ed è una donna molto forte e protettiva nei confronti di chi ama. Sicuramente se avessi portato tu i bambini dalla madre avresti incontrato anche lui. Non penso sarebbe stato un bell'incontro." Gli dissi, soprattutto sapphire se ne sarebbe vergognata molto. Ero sicura che lo avesse fatto con me, perché non farlo con lui che era il suo grande amore?
"Sarebbe stata l'occasione per..." contestò lui, ma lo interruppe.
"Per niente." Risposi, immaginavo cosa avrebbe fatto. "Sapphire ha scelto di stare con lui per proteggere i bambini. Se avessi fatto qualsiasi cosa, avresti reso vano il suo sacrificio."
Scosse la testa. "È difficile...Vorrei dimenticarla e lasciarmi scorrere tutto." Sussurrò.
Dimenticarla?! Se qualcuno mi avesse chiesto di dimenticare Stephan avrei potuto uccidere. Non si poteva dimenticare qualcuno che si era amato così intensamente.
"Non devi farlo. Perché devi dimenticare chi ami? Fa soffrire perché non puoi averla, ma ancora vi amate. L'ho visto nei suoi occhi, orgogliosi di vostro figlio, quanto ti ama anche lei. Non avete litigato, è stato il destino ad essere funesto con voi. Per questo non puoi e non devi cancellare il tuo amore." Anche per me era stato destino, maledetto destino che mi aveva fatto partorire prima del tempo e che mi aveva allontanato di poco da Stephan. Poggiai il palmo della mano sul petto di Thomas. "Devi solo tenerlo qui nel tuo cuore. Ti accompagnerà nel momenti più bui." Perché gli occhi verdi di Stephan non mi avrebbero mai abbandonata, lo sapevo.
Thomas sembrava reticente. "Dovrei fare come mi ha detto Sapphire, dimenticarla e andare avanti. Troverò la persona che me la farà dimenticare."
"Ma spero proprio di no." Intervenni io.
L'amore che avevo vissuto mi ricordava che c'era un motivo per continuare ad andare avanti anche senza la presenza di chi si amava.
"Per andare avanti serve." Mi disse deciso.
"Per andare avanti serve che impari ad amare te stesso. Continua ad amare Sapphire che è la madre dei tuoi figli. Le altre dovranno adeguarsi e capire che hai spazio per tutti." Conclusi allontanandomi . "Adesso vado. Però se chiami il papà di Sapphire aspetta che ci sia anche io." Dissi aprendo la porta e uscendo. "A domani." Mi chiusi la porta alle spalle e mi diressi al mio appartamento, quello che Marcello aveva comprato e io avevo richiesto alla causa del divorzio.
Era vuoto e senza anima, non c'era la stessa aria che si respirava a casa di Thomas con i suoi due bambini. Era spoglia, senza fotografie e senza ninnoli.
Malinconica andai alla ricerca della cassetta che conteneva tutti i ricordi di Stephan. Io e lui adolescenti, poi innamorati e infine genitori al nostro matrimonio. La foto ce la scattò suo fratello Jean Marie, uno dei nostri due testimoni. L'altro era Pierre, l'erede. Così lo aveva sempre definito Stephan.
Un'unica foto ritraeva due bambini dai capelli scuri, avevano un anno, era il loro compleanno.
Sul retro con la bella calligrafia di Helena c'era scritto. Theodora ed Erik, 30 aprile 1989, primo compleanno.
La lettera allegata diceva che aveva convito la zia Mette a poter aiutare nelle attività della casata, così facendo si era insinuata in casa e aveva potuto partecipare al compleanno dei gemelli.
Theodora era un nome orrendo, per quanto lo indossasse la zia, sapevo che non le piaceva. E neanche e io volevo che i miei figli lo indossassero. Sarebbe dovuto essere Thea il nome.
La lettera mi diceva che si era iscritta all'università di Copenaghen per poter essere loro vicino e che presto mi avrebbe dato notizie.
La lettera successiva, raccontava che sua madre Louise la redarguiva dal controllare i gemelli, Jean Marie si era fidanzato e quindi quella sarebbe stata la dimora fissa dei bambini.
La lettera non mi parlò di un fidanzamento di Stephan, nessuna in realtà me ne aveva mai parlato.
Le risposte che le avevo dato io erano sempre state sfuggevoli cartoline da Milano o da altri luoghi dove ero in tournée. Poche parole efficienti.
Grazie per tutte le informazioni! Ti voglio bene.
Era lei a scrivere di più, anche se le lettere si diradarono. Più brevi:i bambini stanno bene, finalmente mi sono laureata.
I bambini stanno bene, sto prendendo il master. Mi dispiace per la tua gravidanza.
Al secondo aborto, mi scrisse che non dovevo arrendermi. «Non sei tu il problema, hai due gemelli forti e sani.»
Al terzo aborto... me l'ero trovata a casa di mamma.
La cartolina dell'anno prima, non una lettera, Helene mi avvertì che i gemelli avrebbero iniziato la scuola. Giustamente.
Erano nati lo stesso anno di Gabriel e Thomas, loro avevano quasi sette anni. I miei figli li avevano invece compiuti.
Quell'anno infine ancora non avevo ricevuto nessuna lettera di Helene. Ne ero sorpresa, da scrittrice era diventata molto evasiva e non ne capivo il motivo.
Stephan! Ah se avesse bussato in quel momento stesso alla mia porta sarei subito tornata con lui. Ma questo era impossibile. Per questo non potevo fare altro che portare il suo ricordo nel cuore per sempre. "Ti amo." Sussurrai.
Volevo che lo sapesse, speravo che lo capisse che lo avrei amato sempre anche se non ero più accanto a lui.
Il giorno dopo quando arrivai a casa di Thomas, lui chiamò il padre di Sapphire. Scoprimmo che ella era già lì con i bambini, che erano al mare e sorprendendomi scoprii che avevano delle capre. La bellissima ed elegantissima Sapphire faceva mungere le capre ai suoi figli? Dio come ammiravo quella ragazza.
Vedendo Gabriel rammaricato perché non poteva vedere anche lui una capretta, gli promisi che ce lo avrei portato io. Quel bambino era così bello e in cerca di amore, nonostante ne avesse tanto dal padre, la madre e lo zio.
Inga era una madre attenta e presente, Thomas era un padre altrettanto presente. Poi c'era Taddheus che anche lo trattava come un figlio nonostante fosse lo zio. Eppure lui cercava qualcosa in più! Credo che lo trovò in me, perché legammo talmente tanto che diventammo una cosa sola, lui aveva trovato in me ciò che cercava. Io avevo trovato in lui e Rafael il figlio che non avevo mai avuto.
A far da peso alla bilancia c'era anche Thomas. Più si andava avanti e più trascorrevo del tempo da sola con lui. Una volta mi chiese anche chi era la persona che portavo nel mio cuore. Aveva capito che c'era stato qualcuno di importante.
"Il mio primo amore, l'ho conosciuto a dodici anni." Gli dissi. "L'unico amore e non parlo di mio marito."
"È stato prima?" Mi chiese.
Lo guardai annuendo. "Si! Siamo stati insieme approssimativamente qualche mese, come te e Sapphire, ma è bastato a restare per sempre."
"Perché hai sposato tuo marito se c'era lui?" Mi chiese.
"Eh... perché si è messo di mezzo il destino. Proprio come con te." Affermai. "Sai... se in questo momento venisse e bussasse alla porta per portarmi via. Io ci andrei via con lui."
"Questo lui non ha un nome?" Mi chiese.
Al che sorrisi. Non potevo dirglielo, Stephan era un granduca, non potevo fare diffamazione nonostante i suoi genitori fossero venuti a chiedermi scusa. "È troppo famoso perché lo nomini." Risposi.
"Ma l'ho amato tanto e ancora lo amo." Gli dissi sicura di me.