32 - Marina

1021 Words
Tornai a casa per curare le mie ferite e cercare di riprendermi. Petra la mia insegnante di danza mi fu vicina, tanto che mi propose di rilevare la scuola di danza. Era a conoscenza della Diamonds ed era sicura che con la nuova società ci sarebbe stata più affluenza. Accettai, anche se non sapevo quanto potesse aiutarmi lavorare a stretto contatto con delle bambine piccole. Fortunatamente a differenza dell'ultima volta non mi fermai a crogiolarmi su me stessa. Fui, sorprendendomi, contattata dal mio amico Turkis che mi chiese di raggiungerlo in Russia per un balletta che avrebbe decorato la fine del suo percorso a San Pietroburgo. Turkis era un ballerino eccellente, era stato preso sotto l'ala, e forse non solo, carrierista del maestro Nurayev e ne aveva seguito le orme diventando etoile a San Pietroburgo. Tuttavia sentiva di dover cambiare ambiente, per cui era intento a dire addio al luogo che gli aveva portato fortuna. "Marina raggiungimi, balliamo insieme." Mi disse. "Ho saputo che non sei più sotto contratto con la Scala, quindi puoi essere dove vuoi e con chi vuoi adesso." Aveva effettivamente ragione. Gli chiesi dove sarebbe andato a ballare e come me mi disse che per un po' avrebbe fatto il vagabondo, facendosi pagare profumatamente per chi lo voleva. "Così avrò modo di ballare con tanti ballerini e coreografi diversi." Mi spiegò. Sinceramente quella cosa piaceva anche a me. Così accettai. Fu un anno proficuo, molto più di quello alla Scala di Milano. Non ero più la loro etoile, ma l'Ettoile per eccellenza. L'angelo della danza che si spostava di teatro in teatro. Ballai con Turkis in Russia, prima a San Pietroburgo, poi a Mosca. Da lì lo seguii a Vienna e poi a Londra. Ero diventata l'emblema della danza riconosciuta ovunque. Le riviste parlavano di me, dell'angelo della Danza che fluttuava sulle punte con grazia ed eleganza, da Milano a Parigi, fino a volare a New York. La scuola di danza anche mi dava soddisfazioni, quando non ballavo insegnavo alle mie piccole allieve insieme a Petra. In ultimo il mio talento fu premiato in molti modi in Europa con encomi e titoli che non mi aspettavo di ricevere. In Danimarca infatti la principessa in carica mi conferì il titolo di baronessa, su un isola poco distante da Copenaghen, di un piccolo borgo su un isola poco distante da Copenaghen, Dragør. Quel posto mi piaceva molto e mi sarebbe piaciuto lasciare il segno. I danesi mi avevano accolta benevoli e alla fine della prima due splendidi bambini dagli occhi verdi mi portarono anche dei fiori. Quei bambini aveva acceso dentro di me una emozione indescrivibile. Forse per gli occhi verdi, così simili a sullo di Stephan, anche se avevano delle pagliuzze castane che li differenziavano, oppure quel viso a cuore, sempre così simile a quello di Stephan. Chissà perché a distanza di quasi sei anni il mio pensiero, nonostante le esperienze passate e gli amanti, andava sempre a Stephan. Perché ancora lo amavo? Decisi forse per quei bambini o per me stessa di mettere radici a Dragør a modo mio. Sentii infatti Jade a Zurigo per aprire una nuova scuola di danza, come avevamo assorbito la Versilia di Forte dei Marmi, ero sicura che potessimo aprire anche una terza scuola. "Per me si può fare. Ma io e Janine seguiamo qui a Zurigo e non penso di riuscire a seguire anche questa." Mi disse. "Tranquillo, propongo a Turkis di dirigerla. Cosa ne pensi?" Gli chiesi. "Ti dico di sì! In fino siete su e Zaphir le socie maggioritarie, informo anche gli Ashley Cooper dell'apertura della scuola." Mi disse. Speranzosa non potetti non fargli la fatidica domanda. "Sei riuscito a sentire Saffi?" Gli chiesi col cuore in gola. "Assolutamente! Quando Lady Lucrezia e Lord Geoffry sono morti, mi ha contattato il loro figlio, per la gestione della scuola di ballo e mi ha dato i contatti della madre di Zaphir. Ho scoperto che Saffi ha il telefono bloccato per le chiamate dall'estero." "Ma è strana la cosa." Affermai delusa. "Lo penso anche io! Lady Martha mi ha detto che purtroppo non dipende da Saffi, mi ha anche detto che è il motivo per cui la scuola di danza è qui in Svizzera dove ha anche la sede legale." "Che altro ti ha detto?" Gli chiesi. "Che il marito di Zaphir reputa inutile che Saffi lavori e abbia una sua indipendenza economica, quando c'è lui che può pensare a lei." Mi rispose. Assurdo. Saffi era orgogliosa tanto quanto me, ero sicura che non avrebbe mai voluto dipendere dal marito, proprio come me. Così tanto era innamorato di quell'uomo da annullarsi completamente? No! Quella non era la mia Saffi. "Ho capito. Va bene, allora significa che decido io. Apriamo a Copenaghen e metterò Turkis a dirigere la scuola." Affermai. Tra le strutture che avevo ricevuto col titolo, risalenti alla fine del seicento, c'erano un palazzo in stile barocco, un teatro sempre in stile barocco e alcune ville storiche in stile neo barocco e neo classico. Avrei ristrutturato la parte del teatro che mi serviva per la scuola di danza, e richiesto un finanziamento per ristrutturare invece il teatro. Turkis, era un ballerino eccellente e fargli gestire la scuola, era il minimo. Inoltre la scuola di ballo, avrebbe fatto anche spettacoli senza di me. Sempre con Turkis come etoile. Così iniziammo ad espanderci anche in Danimarca. Ero felice così. Con la mia danza, i miei amici e i gemelli dagli occhi nocciola che ogni volta venivano a trovarmi a Dragør. Poi l’estate di due anni dopo capitò qualcosa di bellissimo. *** Incontrai Thomas Keller, un imprenditore americano che aveva comprato una casa a Forte dei Marmi. Proprio al confine con la residenza estiva del gran ducato di’ Kelderdorp. Non seppi dire se fosse o meno una coincidenza, ma quell’estate inspiegabilmente mi innamorai di nuovo. Era possibile che avessi trovato l'uomo che mi avrebbe fatto dimenticare Stephan? Nello stesso posto che aveva visto sbocciare il mio primo grande amore, conobbi un nuovo amore. Sulla stessa spiaggia in cui io e Stephan avevamo creato le fondamenta del nostro amore, stava sbocciando un nuovo sentimento.
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