16 - Stephan

1083 Words
Nel mese che precedette il matrimonio di Jean presi delle decisioni importanti. Stressarmi di meno e allentare con le sigarette. Ormai il fiatone veniva con più frequenza di prima, anche se non facevo attività fisica. Leggendo varie indicazioni sull'enciclopedia, scoprii che dipendeva dallo stress. Poiché non riuscivo più a giocare a tennis come volevo e anche le ore di jogging stavano diventando una forzatura. Dovevo rimediare. Solitamente non fumavo tanto, in media un pacchetto di Malboro mi durava quattro giorni. Ma a mali estremi, estremi rimedi! Decisi di smettere. Se volevo riprendere a fare sport dovevo eliminare le sigarette, presi anche a iniziare la meditazione. Una buona posizione corporea e rilassarmi ero sicuro che mi avrebbe aiutato. Con Pierre e Jean mo accordai anche sul mio lavoro al gran ducato. Lasciai i miei investimenti in gestione di una società tedesca consigliatami da Pierre e di cui la zia Mette era socia, la KCG Germany di Monaco. Mi sarei occupato dei rapporti diplomatici con i paesi amici e sarei stato ambasciatore del Kelderdorp in Inghilterra Francia e Italia, lasciando l’impegno del Giappone e della Corea del Sud a Jean. Infine l'esercito, chiesi ai miei fratelli di poter seguire solo il reclutamento e non lavorare sull'addestramento militare. Non avendo più grandi responsabilità, mi sarei stressato di meno e non avrei avuto attacchi di ansia. Ovviamente in ultimo per evitare l'ansia avrei dovuto lasciare anche Amanda. Sapevo che quando ero con lei, camminavo sui carboni ardenti. Sembrava volermi spingere a chiederle di sposarlo. Ma io non potevo e non volevo, ero ancora sposato con Marina e non volevo sposare Amanda. Non la amavo! Tuttavia dopo il matrimonio di Helene e in preparazione di quello di Jean, sembrava sempre più insistente. Con lei anche i miei genitori. Come sempre quando avevano da dirmi qualcosa mi accoglievano nell'ufficio di papà. A porte chiuse nessuno poteva sentirci e non ci sarebbero stati orecchie indiscrete sentire. Nonostante ciò, mi portai dietro i miei fratelli. Ciò che mi sorprese quando ci accomodammo fu che non parlarono, al contrario mi fecero vedere un articolo che riguardava Marina. Era splendida in una vestito da ballerina con una lunga gonna in tulle rosa. Il titolo riportava: Marina Rossi, da Parigi a Milano, nascita di una stella. Il sottotitolo diceva: La prima ballerina del teatro alla Scala, non si ferma. Aprirà la stagione all'Opera di Vienna dove interpreterà Giulietta, nel Romeo e Giulietta. Mi esplose il cuore di orgoglio. Cosa volevano dirmi? Che avevano sbagliato a giudicarla. "È andata avanti. Si è sposata con un certo Marcello Barnabei, dovresti andare avanti anche tu." Mi disse papà. Si era sposata! Ma... "Noi siamo ancora sposati." Dissi. Mio padre scosse la testa. "Siete separati da ben tre anni. Il matrimonio è stato sciolto." Mi disse. Volsi lo sguardo verso Pierre che rispetto a me ne sapeva di più di queste cose. Lui annuì. "Effettivamente essendo separati il vostro matrimonio può essere sciolto in modo consensuale." Mi confermò. Quindi non eravamo più sposati! Perfetto! Anzi imperfetto. In quegli anni non avevo concluso nulla ed avevo lasciato correre come mi era stato consigliato. Nel farlo l'avevo persa per sempre. "Va bene. Sono felice per lei." Affermai fissando i miei genitori. "Comunque non c'è bisogno che mi diciate cosa devo fare. Sto per compiere ventisei anni e la mia vita sta andando avanti benissimo. Sto comprando delle proprietà, faccio degli investimenti che mi fruttano e vi sto aiutando anche al gran ducato. Penso che siano più che a posto così." Dissi loro. "Sai benissimo che non parlo di questo." Disse papà. "Hai appunto ventisei anni. Dovresti pensare a sposarti, Amanda aspetta da anni una tua proposta." "Voi aspettare, ma io non la amo! Per me è solo una piacevole compagnia." Dissi sfidandolo con lo sguardo. "Non devi amarla! Devi sposarla e avere un erede." Affermò papà risoluto. "I miei eredi sono morti quando Marina è andata via." Affermai. "Poi siamo sinceri, è importante che Pierre si sposi, lui è il vostro erede diretto e lui dovrà darvi il diretto successore al gran ducato. Se non vi sta bene dopo di lui c'è Jean, io vengo dopo di loro." Affermai. "Non sfidarmi Stephan." Mi minacciò papà. "Non sfidatemi voi padre!" Dissi deciso. "Sto arrivando al punto di non ritorno! Continuate così e me ne andrò. Vi ho detto più volte che non mi interessa essere granduca e tutto ciò che faccio è per voi, non per me stesso." Affermai con la voce affannata. Di nuovo! Le mie buone intenzioni a restare calmo erano tutte vane fin quando restavo lì. "Sei mio figlio e fai ciò che ti dico Stephan. Chiedi ad Amanda di sposarti, altrimenti saremo io e tua madre ad annunciare il vostro matrimonio." Concluse mio padre repertorio. "Padre ti prego." Intervenne Jean. "Smettetela di discutere, tra una settimana mi sposerò e ci sono già ospiti al palazzo. Potremo rimandare le discussioni dopo il matrimonio?" Chiese frapponendosi tra me e papà. "Credo comunque sia giusto, come anche Stephan vi ha ricordato padre, che sia prima io a sposarmi. Amo la contessa di Grandcoeur." Intervenne anche Pierre. "Ma stiamo insieme da troppo poco per sposarci. Troppo poco per il lutto che ella ebbe. Non affrettiamo i tempi altrui per favore." "Potrei farlo se vostro fratello come voi, ragionasse e agisse in meglio per il gran ducato!" Insistette papà. "Dopo il matrimonio!" Disse ancora Jean. "Fatemi sposare padre, fatemi partire per il Giappone con Mirelle. Poi al mio rientro ne riparliamo, convincerò io Stephan." Concluse. Seriamente il mio caro Jean approvava che io mi sposassi con Amanda? Non andava bene la coltellata che avevo appena ricevuto da Marina. Ci si metteva anche lui? "E dopo il tuo rientro sia." Sentii dire da papà. Jean al mio fianco sospirò. "Grazie padre. Adesso se ci permettete, sono arrivati i principi dal Liechtenstein. Io e i miei fratelli andiamo ad accoglierli." Ci congedò. Mio padre ci fissò tutti e tre per poi fermarsi su di me. "Hai più di tre mesi di tempo Stephan." Mantenni lo sguardo, una mano sulla spalla Jean mi portò via dall'ufficio. "Scusami Stephan. Sono stato un egoista." Mi disse mio fratello. "Molto." Risposi. "Calmati e respira Stephan." Mi disse invece Pierre. "Non farti venire un attacco di panico per via di nostro padre." "Tutto questo stress non ti aiuta. Lo so! Ma dopo il matrimonio partirò Stephan." Mi disse Jean. "Tieni duro altri due mesi almeno, aiuta Pierre in mia assenza e al mio ritorno vattene, sii libero come Helena."
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