Lei era talmente triste che avrei voluto fare qualcosa per tirarla su. Ma non sapevo cosa. "Fa nulla, sarò felice. Sono vivo e chissà che non mi innamorerò di nuovo e in modo sincero come con Marina. Papà e mamma sono propensi a darmi libertà adesso." Affermai.
Lei annuì iniziando a piangere. "Mentre eri nel Kelderdorp sono stata da Marina." Mi disse sincera. Probabilmente stava tenendosi dentro di sé quel segreto.
"Le hai detto della mia malattia? Non le avrai chiesto di tornare da me?" Chiesi allarmato.
Lei scosse la testa. "No Stephan. Stai tranquillo, con me il tuo segreto è al sicuro. Ha lasciato Marcello, ha scoperto che la tradiva, era alla terza gravidanza con lui e ha perso anche questo ultimo bambino." Si sfogò. "Non potevo dirle anche di te. L'avrai sicuramente uccisa."
Involontariamente piansi anche io. La mia Marina aveva avuto un terzo aborto? "Mio dolce amore. Come sta adesso?" Chiesi a Helena.
"Devastata! Ha lasciato il corpo di ballo. Sai quanto sia orgogliosa e quel Marcello l'ha umiliata di fronte a tutti." Raccontò. "Ma ciò che più le ha fatto male è stato perdere il bambino. Io sono incinta Stephan e ho pensato. Io sto bene e lei no."
"Ma a livello medico cosa potrebbe causare l'aborto. Tu che sei un medico non lo sai?" Chiesi
Lei scosse la testa. "Io no, ma Johanne dice che con una cartella clinica alla mano si potrebbe capire un po' di più."
Annuii. "Chiederò a Lorena quando starò meglio." Le dissi.
Fui dimesso dalla clinica sette giorni dopo. I primi esami erano risultati negativi, segno che l'intervento era andato veramente bene. Mi restava solo il periodo di riabilitazione e la cura farmacologica che comunque dovevo portare a termine. Così con l'infermiera che mi assegnarono tornai a casa.
Non ripresi subito il mio lavoro. Ero comunque soggetto a poter prendere qualsiasi malattia virale poiché il mio sistema immunitario era al momento molto debole. Ciò che potevo fare era avere contatti telefonici.
Passai alla zia Mette quindi la gestione della fondazione lgbt e come mi aveva detto mamma, ella fu molto contenta di poterla seguire. Si dava addirittura fiera di me per ciò che avevo creato.
Mamma invece seguiva la fondazione dei bambini fiocco rosso. In ultimo, dal momento che ero a casa, conclusi le pratiche per la terza fondazione che ero stato intenzionato ad aprire prima che scoprissi della malattia. La fondazione per chi riceveva abusi domestici! Non era un problema molto invadente nel Kelderdorp, ma alcuni articoli e testimonianze che avevo visto negli ultimi anni, mi avevano spinto ad aprire la fondazione e pubblicizzarla ovunque. Per questa fondazione trovai un socio non indifferente, Amelie Grandcoeur, la fidanzata di mio fratello Pierre accolse con gioia questa mia creazione. Tanto che non potetti non includerla nel progetto.
A un mese dall'intervento telefonai anche a Lorena Rossi. Attesi di chiamarla quando c'erano a casa Mirelle o Amelie, poiché necessitavo di una voce sconosciuta che richiedesse di poter parlare con lei. Non potevo chiedere a Miléne, la mia infermiera, poiché nel frattempo eravamo diventati amanti.
Ovviamente Mirelle, che cercava notizie di Marina fu molto collaborativa.
Così chiamai Lorena inserendo il viva voce per tenere informata anche lei in tempo reale.
"Guarda chi si risente!" Mi salutò sul piede di guerra . "Tua sorella è passata di qui a fine ottobre. Pensavo che ti avesse raccontato..."
"So tutto!" Le dissi sperando che si calmasse.
"Lo sai!" Sbottò lei. "E perché non ne hai approfittato? Stephan torna qui e vieni a riprendertela, sta male e al momento sei la sua cura migliore." Mi disse.
Mi si strinse il cuore a quell'affermazione così dura e sincera. "Non posso." Le dissi.
"Dimmi un motivo e cerca di farti perdonare." Mi disse battagliera.
"Sono in riabilitazione." Affermai.
"Oh... Madonna santa! Dimmi che stai bene. Hai avuto un incidente? Correvi con una delle tue macchine sportive? Oh bischero ma perché non stai attento." Mi rimproverò.
Quel suo tono e l'accento toscano mi misero di buon umore, scoppiai a ridere ma fui frenato da un colpo di tosse.
"Oh non ridere!" Mi rimproverò.
"Scusami! Ma sei sempre così cara." Le dissi. "Comunque sono stato operato e non posso tornare da Marina fino a quando non starò completamente bene. Dovrei quindi aspettare almeno sei mesi, meglio se un anno." Le comunicai.
"Così tanto tempo Stephan. Lei ha..."
"Lorena avevo il cancro." Le dissi fermandola. Se avesse continuato a parlarmi di Marina sarei corso subito a riprendermela. "Fosse per me volerei subito lì in Italia." Le dissi, non rispose più. Per una volta non la sentii ribattere alle mie parole.
Anche se arrivavano soffusi percepii però dei singhiozzi.
"Questo è il Signore che vi punisce. Perché Stephan non dovevate lasciarvi, questo è il Signore." Mi disse in lacrime.
"Non fare così Lorena. Questo non è una punizione, Marina può avere figli..." Le dissi.
"Marina ha perso l'ultimo figlio per un problema cardiaco." Mi rivelò. "Forse è dovuto dalla scoperta del tradimento, o forse ne soffre da sempre visto che ha perso anche gli altri due bambini." Restai basito da quella rivelazione, non poteva essere. "Vedi che siete stati puniti?"
"Lorena ascolta." Le dissi. "Questo è un caso a parte. Adesso ti rivelo un segreto, ma non dirlo a nessuno, se Marina non ve lo ha mai detto, tu dovrai tenere questo segreto per te." Dissi.
"Che soffre di cuore? Ma lei infatti non lo sa, io ho letto la sua cartella clinica, sto studiando medicina Stephan e ho portato la cartella anche dal mio professore. Marina non sa che ha avuto un'aritmia." Mi spiegò.
"No Lorena. Marina non soffre di cuore, noi abbiamo avuto due gemelli e vivono in Svizzera con mia zia." Rivelai. "Sai cosa vuol dire?" Le chiesi.
Non potetti vederla, anche se compresi che stava metabolizzando la mia frase. "Vuole dire..." disse lentamente. "Che Marina inconsciamente non voleva i figli di Marcello!"
"Cosa dici? Lorena..." La ammonii.
"Ti mando la cartella clinica! Falla leggere in Svizzera e fammi sapere se ho ragione." Mi disse.
"Se hai ragione cosa facciamo?" Le chiesi.
"Se ho ragione allora dovrai guarire completamente per poterla riavere." Mi disse facendomi gelare il sangue nelle vene.