Come sempre prima di lasciare il granducato passai alle due associazioni che gestivo. Puntualmente stare con i piccoli della fondazione fiocco rosso per i bambini malati terminali, mi mise di buon umore e mi ricordò che la vita non sorrideva sempre a tutti.
Dopodiché passai alla fondazione sui diritti LGBT, incontrai Simon, il ragazzo di Armand e lo avvertii che sarei partito per un po'.
"Te lo lascio qui Armand." Gli dissi divertito, era giusto che fosse così. Lui era un uomo realizzato ed io invece dovevo andare a recuperare la mia felicità. In tutto ciò Armand non centrava.
Così ad un paio di giorni dall'addio alla mia famiglia, mi misi in auto, una Mercedes classe E, diretto verso Vienna.
Nonostante avessi promesso ad Helene di passare in Svizzera, andavo di fretta. Non vedevo l'ora di raggiungere Marina. Pensai di farmi tutta la Bavaria fino ad arrivare in Austria, poi ripensai che comunque mi sarei dovuto fermare per riposare. Così lasciai il Lussemburgo dopo una sana notte riposante e sboccai ad Hunsrock in Germania, guidai tutta la mattina fermandomi solo per mangiare e riposarmi un po'. Con tutte le soste sarei riuscito comunque ad arrivare a Zurigo poco prima delle diciotto.
Durante il viaggio più volte fui assalito da colpi di tosse intensa. Lo reputai strano, non mi sentivo per niente stressato. Ero riposato, quella tosse non ci voleva proprio.
Poi all'altezza di Weil am Rhein mi spaventai, la vista mi giocò brutti scherzi. Vedevo tutto sfocato! Era quindi una questione di stanchezza la mia? Dovevo fermarmi, cercai una piazzola di sosta o una stazione di servizio. Lo sentivo, il fiatone stava tornando. Tutta colpa della tosse maledizione. Finalmente trovai una stazione di servizio, misi la freccia e mi fermai.
Uscii dall'audo iniziando a respirare per regolare il respiro. Purtroppo la tosse non passava. Sudavo freddo, vedevo ancora appannato. Entrai nella stazione e chiese del telefono. Quando mi fu indicato feci la cosa più sensata possibile, chiamai un taxi.
Il tassista mi fermò come richiesto proprio davanti l’ospedale dove lavoravano Helene e suo marito. Pagai la corsa dando anche una lauta mancia, ero arrivato prima del previsto poiché erano le tre del pomeriggio. Con la mano stretta intorno la maniglia della valigia entrai.
Una volta alla reception guardai l’infermiera oltre il bancone.
“Scusi avrei bisogno…” dissi tra un colpo di tosse e l’altro. “Di un medico… ho avuto la vista appannata prima… mi scusi.” Mi giustificai ancora per la tosse.
“Compili questo modulo, potrei farla vedere da uno pneumologo tra un’ora circa.”
Quello era il medico che doveva vedermi? Era sicuro? Non dovevano guardarmi la gola?
Compilai il modulo poi andai a sedermi in attesa che mi chiamassero.
Successivamente non ricordai più nulla. Mi fecero prelievi, esami e controlli assidui. Questo fin quando il medico che mi stava visitando non mi invitò a prendere posto di fronte a lui. Era sera e dovevo sbrigarmi se non volevo far preoccupare Helene, sapeva che per le 18.00 sarei arrivato.
“Dunque signor Keller Shuber… leggo che ha compiuto ventisei anni meno di un mese fa.” Mi disse. Ma doveva aver letto male, avevo ventisei anni. “Leggo inoltre che è fumatore. Dovrebbe smettere di fumare…”
“Ho smesso già! Circa quattro mesi fa quando sono iniziati gli affanni. Ero molto stressato ed ho deciso in forma preventiva di smettere.”
“Quindi soffriva di asma?” Mi chiese leggendo gli esami che aveva sparso ovunque.
“Mai sofferto. Sono sempre stato uno sportivo, pratico tennis e vado a correre tutte le mattine. Gli attacchi, sono asma ha detto?” Chiesi, lui mi invitò a proseguire. “L’asma è iniziata circa quattro mesi fa. Verso fine aprile.”
“Capisco. Ha dei parenti che può chiamare signor Keller Shuber? Leggo che viene dal Kelderdorp.” Mi disse.
“Si! Sono diretto in Austria, come ho detto già. Sono di passaggio, mi sono sentito indebolito in autostrada e ho lasciato lì la mia auto chiamando un taxi.” Dissi. “Comunque posso chiamare mia sorella, stavo appunto pensando di contattarla poiché mi aspetta.” Affermai.
“Sua sorella vive qui?” Mi chiese lui prendendo nota.
“Sta facendo la specializzazione in questo ospedale. Si chiama Helena Keller Shuber è la moglie di Johanne Hoffman.” Spiegai.
“Ah si, Johanne lo conosco.” Disse prendendo il telefono e facendo un interno. Chi non conosceva il giovane premio nobel? Al telefono il medico chiese di Johanne e di sua moglie, dopodiché tornò su di me. “Dovremo fare una risonanza magnetica! Purtroppo al momento non posso dare cure, non fin quando non vedo la portata della malattia.”
Malattia! Quindi ero malato? Perché il medico di famiglia non aveva capito che ero malato?
Era forse polmonite? Mi chiesi ancora mentre la porta si apriva lasciando entrare mia sorella. Ricordai che lo zio Jean Claude era morto per una forma di polmonite.
“Stephan per l’amore del cielo.” Esordì Helena. “Cosa ci fai qui? Ho chiamato Jean, sono le diciannove quasi, mi stavi facendo preoccupare.”
Annuii. “Mi sono sentito male per strada. Quando sono arrivato ho chiesto una visita…” spiegai.
“Avresti dovuto chiamarmi. Saremo venuti insieme.” Mi disse
“Dottoressa Keller Shuber ha finito?” Chiese il mio medico.
Lei si mise retta fissandolo mortificata. “Si, mi scusi dottore.”
“Come dicevo a suo fratello dovremmo fare una risonanza magnetica totale. Gli esami hanno rivelato i fattori tumorali alterati e una macchia nel polmone destro. Ovviamente è facile fare uno più uno…”
Fattori tumorali alterati? Avevo il cancro? Ai polmoni?
“Non ho capito, non è possibile mio fratello…” disse Elene.
“Cosa non ha capito dottoressa Keller Shuber?” Chiese serio il medico. Io intanto ancora metabolizzavo, non pensavo più a nulla se non che avevo il cancro.
“Nulla… mi scusi dottor Von Stopper. Continui pure.”
“Dicevo, faremo una risonanza magnetica, per capire se il tumore per ora sia circonciso al solo polmone destro o se si sia propagato. Poi valuteremo la terapia da…”
“Non voglio.” Dissi fermando tutto sul nascere. “Io non farò nessuna chemioterapia.” Affermai.
“La chemioterapia serve…”
“So a cosa serve!” Dissi. “Ho una fondazione per i bambini affetti da tumore. So a cosa serve e conosco i danni collaterali.” Affermai.
“Signor Keller Shuber, ha solo ventisei anni…”
“E facendo la chemio dovrei condannarmi a una vita da uomo sterile. Dottor Von Stopper io voglio una famiglia, se anche sopravvivo e non posso avere una famiglia, mi dice a che serve?” Chiesi.
Marina, la mia Marina voleva avere un figlio. Io sarei dovuto essere da lei adesso e convincerla a tornare insieme per ricostruire insieme la nostra famiglia.
Ventisei anni! Era questo il mio termine? Arrivare a ventisei anni?
“Può almeno valutare l’idea di prendere delle compresse che la aiutino signor Keller Shuber?” Mi chiese il medico. “Tanto fino agli esami e al consulto con il dottor Lienderman, non potremo fare altro.”
“Compresse?” Chiesi.
“Non hanno le ripercussioni che potrebbe avere la chemioterapia, ripeto però che prima bisogna fare altri accertamenti e soprattutto deve vederla Lienderman. Io sono uno pneumologo, ciò che abbiamo adesso non è più di mia competenza.”
“Quando farò la risonanza?” Chiesi.
“Se non andate di fretta la farei già adesso. Il mio specializzando l’ha già prenotata, così domani mattina Lienderman troverà tutta la documentazione necessaria prima di vederla.”
Guardai mia sorella e Johanne. “Ci sono problemi se resto ancora per questo esame?”
“Non dirlo neanche Steph! Vai, noi aspetteremo che finisci.” Mi disse Johanne dandomi la parola per la prima volta
Lo ringraziai e quando fu il momento seguii la collega di mia sorella a fare la risonanza. Ciò mi diede modo di restare da solo e di pensare.
Volente o nolente ero malato! Non avevo crisi di ansia, ma un cancro ai polmoni.
Perché? Avevo ventisei anni e una vita davanti. Perché a me? Pensai poi ai bambini della mia fondazione. Che stupido egoista che ero. Io ero vissuto fino a ventisei anni in salute, così anziché commiserarti pensai di essere stato fortunato! Fortunato perché non avevo preso sottogamba i sintomi di quel giorno. Fortunato perché non ero andato spedito da Marina.
Come potevo pretendere che riformassimo la nostra famiglia se al momento non ero in grado di pensare neanche al mio benessere?