Eppure trascorsero i giorni e di Stephan non c'erano tracce, anche Helene non si fece mai viva. Eppure doveva sapere che ero in ospedale, la dama che mi faceva compagnia era del palazzo dove viveva. Quando fui dimessa trovai anche un'auto ad attendermi, probabilmente l'autista era lo stesso della settimana precedente.
"Dove andiamo madame?" Mi chiese gentilmente.
Dove andare? Stephan non mi aveva cercato, avevo sperato ma non era mai venuto. Per cui non sarei mai tornata al palazzo del granducato. "Parigi è vicina?" Chiesi.
"Oui madame." Mi rispose l'uomo mettendo in moto.
Non pensai tanto. Tornare da mamma con la coda tra le gambe non era cosa. Non fin quando non mi sarei ripresa dal mio lutto. Quei cinque mesi vissuti con Stephan erano da mettere nello scrigno dei ricordi e chiuderli per sempre.
Quando arrivammo non seppi dove sarei andata, ma i due inservienti messi mi a disposizione dal granducato continuavano a seguirmi. Credo sia stata la dama, che si chiamava Lucille, ad avere prenotato in albergo per tutti e tre. Era un albergo lussuoso e sinceramente non potevo neanche permettermelo. Non avevo soldi dietro con me, per cui ne restai sorpresa. Poi mi balenarono alla mente le parole del granduca.
"Fin quando non ci darai fastidio s non contatterai Stephan avrai tutti i privilegi che richiedono la tua ripresa." Erano loro a pagare? Dovevo darmi una mossa e ripartire.
Così uscii dall'albergo e feci ciò che mi ero premessa l'estate precedente. Andai all'Opera di Parigi, una volta li cercai un programma per trovare le compagnie di ballo che si esibivano lì e fatto questo cominciai a chiamare per dei provini.
Lucille veniva sempre con me. All'inizio ero titubante, la prima volta infatti stavo per mandarla via quando improvvisamente mi fece da interprete.
Solo così riuscii a fare il primo provino! Come mi disse Lucille, mi avrebbero fatto sapere.
"Ho detto loro che siamo amiche madame e che lei viene dall'Italia e parla poco il francese. Ho detto che voleva entrare nel corpo di ballo. Andava bene?" Mi chiese.
Annuii. Feci tutti i provini supervisionata da lei. Tutti davano sempre la stessa risposta. Le faremo sapere.
"Lucille non posso permettere al granducato di pagare per me questo albergo. Tornate a casa, al limite tornerò anche io in Italia." Conclusi amareggiata.
"Madame non è il granducato che le sta pagando tutto." Mi rivelò Lucille.
La guardai sorpresa. Possibile che Stephan mi stesse proteggendo? "È la principessa Helene. Ha mandato Armand a prenderla e ci ha ordinato di non lasciarvi fino a quando non ci raggiungeva lei."
Helene! Avrei dovuto aspettarmelo, era sempre stata un'amica sincera e Stephan non c'era stato alla mia partenza dal palazzo.
"Non capisco. Il granduca ha accettato che partiste con me?" Chiesi.
"La principessa mi ha fatto salire in auto in ultimo per portarvi all'ospedale, quando furono i fatti. La dama che vi accompagnava sarebbe dovuta rientrare la mattina stessa con l'autista, io sono un'amica di Helene sin da piccola, mi chiese di farle da assistente quando ne scelse una." Spiegò.
"Armand invece?" Chiesi.
"Armand è un tuttofare. Assunto sempre dalla principessa Helene. Non c'era quando è stata portata in ospedale poiché aveva altre mansioni. Ma non siamo pagati dal granduca madame." Ci disse.
"Non troveranno strana la vostra assenza?" Mi rispose. "Siamo stati assunti da Helene, inoltre lei al momento non è in Lussemburgo." Mi rispose.
"Mi sembra di approfittare di lei così." Dissi.
"Non lo dica madame. Lei è molto cara alla principessa."
Con questa frase mi misi l'anima in pace. Ad agosto mi ero ormai ripresa dalla gravidanza. Il lutto che portavo dentro era apparentemente non visibile. Mi allenavo ogni giorno nella danza per non perdere il lavoro fatto in quegli anni e facevo sport.
Nella reception dell'albergo mi consegnarono inoltre un paio di lettere. Venivano una dalla Compagnie de danse opéra e dalla compagnia Ballett de Paris. Ero stata invitata ad un secondo provino per entrambe le compagnie.
Sorpresa lo dissi a Lucille che mi accompagnò anche se in quei mesi il mio francese, grazie al suo aiuto, era migliorato.
Feci le selezioni per entrambe le compagnie ed alla fine fui presa alla compagnia Ballett de Paris.
Con queste premesse potevo avere un nuovo inizio.
A settembre iniziai le prove con la compagnia per la nuova stagione invernale, avremo ballato nel Don Chisciotte ed ero molto esaltata.
Lucille mi seguiva spesso, anche solo per farmi compagnia o per massaggiarmi i piedi a fine giornata. Mi stancavo, tuttavia ne avevo piacere. Ballare mi permetteva di non pensare.
Fu proprio quando tornammo da una sessione di danza, che al ritorno in albergo trovai ad attendermi Helene. Era bella come sempre col suo viso a cuore, i capelli castani e gli occhi incredibilmente verdi come quelli di Stephan.
"Che sorpresa." Esplosi andando ad abbracciala. "Non mi aspettavo più di ricederti. "
Lei scosse la testa. "Ero in missione e purtroppo è fallita." Mi disse ricambiando il mio abbraccio.
"Cosa cercavi?" Chiesi invitandola a sedersi.
Lucille invece chiamò il servizio in camera per ordinare la cena.
"I gemelli!" Mi disse sorprendendomi. Cosa stava dicendo Helene? "Lucille mi ha detto che li sai morti. Ma io li ho visti nascere e stavano bene." Mi spiegò.
Ero sconvolta, tanto che quasi andai in iper ventilazione. "Aspetta, ricomincia. I miei figli sono vivi? Dove sono?" Chiesi.
"Sono vivi si. Non li ho mai persi di vista Marina, almeno fino a quando non sono stati portati in Danimarca."
"I miei figli sono vivi. Dio... i miei figli sono vivi." Blaterai piangendo.
"Sono vivi si! Però Marina tu hai firmato un contratto di rinuncia dei diritti su di loro con i miei genitori." Mi informò Helena.
Avevo firmato la rinuncia ai bambini. Scossi la testa. "No! Ho firmato i qualcosa, ma accettavo di non chiedere loro nulla, ne soldi o altro favori. Una cosa del genere." Affermai.
"Ti avranno detto così Marina, ma tu non capivi il francese e loro hanno preparato un contratto di rinuncia." Mi informò Helena.
"Quindi io avrei rinunciato ai miei figli? Non lo avrei mai fatto." Dissi sconvolta alla principessa.
"Lo so tesoro. Non comprendo cosa sia successo." Mi disse. "So solo che alla nascita dei gemelli andai con loro come tutrice alla clinica di Santa Maria in Lussemburgo. Quando chiesi a mamma chi sarebbe stata con te Leo mi disse che saresti andata altrove, al che chiesi a Lucille di controllarti e non perderti di vista." Mi spiegò.
"Quindi i bambini sono con te?" Chiesi.
Lei ancora scosse la testa. "Purtroppo no, arrivò mia zia Mette da Copenaghen e li portò via. Così mi sono prodigata a seguirla e indagare. Stephan sa che i bambini sono morti e che tu sei andata via perché non ti sentivi all'altezza." Mi raccontò.
"Non è vero! Mi hanno minacciato di rovinare la vita della mia famiglia, per questo ho accettato di andare via." Dissi ad Helene.
"Purtroppo non sapevo ancora come erano andati i fatti all'epoca. Sono stata tutti i giorni, tutto il giorno, con i bambini. Dopo aver firmato le dimissioni ai gemelli, l' auto non mi ha portato a palazzo ma a Mertert, una città del Lussemburgo vicina al confine con la Germania. Poi arrivò la zia Mette a prenderli e non li ho visti più. Quando sono tornata a palazzo non mi hanno volutamente fatto parlare con Stephan. Allora mi sono messa in azione da sola e sono andata in Danimarca. I gemelli sono lì e hanno il nome da nubile di mamma, Shuber."
"Bisogna dirlo a Stephan." Dissi. "Devo raggiungere i miei gemelli."
"Non è facile Marina. Stephan si è laureato e ha iniziato l'accademia militare. Per i gemelli quando sono stata a casa della nonna, non li ho mai visti."
"Mai visti?" Chiesi.
Lei annuì. "Devo tornare e cercarli. Sono venuta adesso ad avvertirti solo per farti sapere che Stephan potrebbe iniziare ad uscire con la viscontessa di Shaftsburry. Sicuramente la notizia uscirà su tutti i tabloid." Mi rivelò. "Non volevo apprendessi la notizia dai giornali."
Scossi la testa. Una nobildonna, ciò che io non ero. "Capisco... Grazie Helene."
"Non ringraziarmi. Domani torno a Copenaghen e cerco dove hanno nascosto i gemelli." Mi rincuorò. "Tu continua con la tua vita, realizza il tuo sogno." Mi incoraggiò.
Era una versione femminile di Stephan e la ringraziai per tutto ciò che stava facendo.
Stephan era andato avanti e avrei dovuto farlo anche io. Sarei andata avanti.