5 - Stephan

1383 Words
«Gentilissimo Thomas, ciao Ti chiedo scusa anzitutto per la confidenza , siamo coetanei e mi sembra assurdo scriverti qualcosa di formare. Ma soprattutto ti chiedo scusa per questa mia, era mia premura infatti farti sapere ciò che ad oggi Marina ancora non ti ha confidato. Ovvero dei figli avuti a diciannove anni! Ebbene si mio caro. Marina ha già avuto dei figli e ahimè, essendo la mia vita agli sgoccioli credo sia corretto far crescere i nostri figli con la loro madre. Ma prima di arrivare a questo vorrei che tu capissi come ci siamo arrivati... ...Ero il figlio terzo genito del Granduca regnante del Kelderdorp, Emmanuelle Francesco Maria Von Kelder e della baronessa danese di Anaberg Keller Shuber, Louise Keller Shuber. Ero cresciuto sereno e con delle condizioni di vita imposte sin da piccolo. Facevo ogni cosa mi venisse chiesta, scuola primaria d Anaberg e successivamente istruzione all'istituto Rosey in Svizzera. Seguii tutto il percorso che loro hanno stabilito per me, o almeno ci ho provato fino a quando qualcosa non ha cambiato il mio punto di vista. Nella mia fanciullezza ricordavo le giornate trascorse a casa dei nonni in un sobborgo della periferia di Monaco, li dove conobbi gli unici veri amici che avevo avuto, dei cugini di terza o quarta generazione, Thomas ed Oscar. Furono i primi con i quali ebbi dei rapporti epistolari, poiché entrambi vivevamo in luoghi diversi: entrambi in America, il secondo era un vagabondo, io vivevo invece in Europa. Se con Oscar il rapporto si concluse in breve tempo, con Tom invece proseguì con regolarità fin circa i nostri diciotto anni. Oltre ai nostri fratelli c'eravamo solo noi, l'uno per l'altro. Avevamo una casa estiva a Forte dei marmi in Italia, ogni estate da metà luglio io e la mia famiglia eravamo lì. Adoravo l'Italia, mi piaceva andare al mare, mangiare il loro buon cibo e rilassarmi con i miei fratelli. In Italia infatti potevo mettere un po' da parte il mio ruolo di principe e pensare a Stephan e basta. A quindici anni conobbi per la prima volta Marina. Fui subito attratto da lei e dal suo carisma indipendente. Era stato un incontro fortuito poiché stava rifondendo il buffet della colazione. Entrai nella sala da pranzo e lei era li, impettita e orgogliosa. "E tu chi sei?" Le chiesi guardandomi intorno. Non c'era ancora nessuno, ne i miei genitori, ne i fratelli. "Non sei troppo giovane per fare la... cuoca?" Lei sollevò lo sguardo incantandomi con i suoi occhi da cervo. Caldi e invitanti come la cioccolata, dolci come quelli di Bambi, caparbi come quelli di un toro. Era bassa, snella e seria e quando mi vide gesticolò con la mano. "Non si è mai troppo giovani per iniziare a guadagnare." Mi disse. Feci una smorfia. "Ma legalmente parlando non potresti stare qui." Le dissi compito. "Ma io sono la figlia di una delle domestiche." Mi disse lei dopo aver aggiustato gli ultimi panini dolci. Afferrò il carrello, mi sorrise e mi innamorai. Il sorriso le illuminò tutto il viso fino ad arrivare al mio cuore. "Sei una privilegiata!" Affermai col cuore in gola. Questa volta scoppiò a ridere e anche il suono della sua ristata mi penetrò fin dentro l'anima. "Sei entrato da quella porta. Sei tu il privilegiato." Affermò divertita. "Però si! Sono raccomandata, ho potuto aiutare in cucina e ho servito la colazione con i cantucci che ho preparato io stessa. Questo mi permetterà di guadagnare abbastanza per pagarmi la scuola di danza a settembre." "Scuola di danza... vuoi pagartela da sola?" Le chiesi curioso. Perché non farsela pagare dai genitori? Perché lavorare alla sua età? Ci si divertiva alla sua età? "Ovvio, siamo quattro fratelli e..." si interruppe correndo verso la porta che portava alla cucina. Si sentiva chiacchierare dall'altra porta. "Non posso farmi vedere qui. Se vuoi vado in spiaggia tra cinque minuti." Mi disse sparendo verso la cucina. Quel breve incontro mi aveva segnato. Cinque minuti in spiaggia, sulla nostra spiaggia privata? Mi chiesi andando a versarmi del latte nel caffè e prendere i cantucci che conservai in tasca. Presi un panino dolce anche, andai a tavola intanto che venivo raggiunto dai miei genitori che discutevano con mia sorella minore Helene. Subito mi sedetti. Volevo dare l'impressione di avere già finito. Feci finta di sorseggiare il caffè macchiato quando invece lo buttai giù in una volta. "Buongiorno." Dissi posando la tazza e addentando il panino dolce. "Buongiorno caro. Sempre mattiniero." Mi disse mamma. Le sorrisi. "Devo mantenere i miei orari se voglio andare a correre o studiare un po'." Le dissi finendo il panino in un boccone. "Anzi sai cosa? Adesso vado così forse riesco anche a fare due tiri a tennis." Conclusi pulendomi la bocca. "Più che vacanza è un tour de force." Mi prese in giro Helen. "Dovresti essere perseverante come tuo fratello signorina." Disse mio padre servendosi al buffet. "Buona giornata figliolo." Una volta congedato andai via. Corsi fuori dalla villa diretto alla spiaggia. La corsa era una mia passione, ma quel giorno la sostituii con piacere con una scappatella in spiaggia. Da quando mio fratello Pierre studiava in Inghilterra e Jean Marie era amico con Ralph Mercier, in Italia eravamo solo io ed Helene. Non avrei destato sospetti. Arrivai in spiaggia a tempo record. La giovane con gli occhi da cervo era già lì. Stava raccogliendo gli scuri capelli in una coda. "Sei venuto signor principe." Mi disse divertita. "Ti dispiace se faccio il bagno? Poi vado via che inizio il lavoro al mercato con mia zia." Mi disse. "Ti dispiace se faccio il bagno con te?" Le chiesi io. Lei scosse la testa e si tolse il suo vestito color rosa pastello. Indossava un costume molto semplice che le stava benissimo. "Non sono un principe. Solo il figlio di mio padre." Le dissi togliendo la maglia e i pantaloni. Io non avevo il costume. Ma non me ne fregava di fare il bagno con i boxer. "Ok figlio di papà. Potresti non dire ai tuoi che lavoro alla villa? Finisce che mamma avrà un richiamo o peggio sarà licenziata." Mi disse entrando in acqua. Si fermò un attimo a prendere fiato per il cambio di temperatura e si strinse in un abbraccio. "Fredda!" "Allora è perfetta." Affermai entrando anche io e tuffandomi. Nel farlo la schizzai. "Ehi... questa me la paghi." Disse. Io risi, appena uscii dal fondo lei diede un calcio all'acqua schizzandomi. Qualcun altro ci avrebbe pensato due volte prima di fare un gesto del genere, ma lei no. Più la conoscevo e più mi piaceva. "Non svelerò mai il tuo segreto, ma tu permettimi le mattine con te tutti i giorni fino alla mia partenza." Le dissi. "Potrei se non fai lo snob. Si! Un principe non si vede tutti i giorni." Mi disse raggiungendomi lentamente. Le sorrisi. "Non sono un principe. Sono solo Stephan." Affermai. "Io sono Marina." Mi rispose lei. "Stupendo. In ricordo di questo splendido mare scommetto." Le dissi. Lei rise. "No! Mia madre adora zaffiri, turchesi e acqua marine. Poiché non potevo chiamarmi come i primi due, mi hanno chiamata Marina. Come l'acqua marina." Mi raccontò sognante. "Quando sono nata mio papà ha regalato un acqua marina a mamma. Non è romantico?" Mi chiese. Non ero romantico in realtà. Ma vederla così entusiasta mi fece desistere dal dirglielo. "È bello, in pratica la tua nascita è legata all'amore dei tuoi genitori. Sei la prima figlia?" Chiesi. "La terza! Ci sono Giovanni e Marco, sono la prima femmina. Poi è arrivata mai sorella che ha il nome di nonna." Mi raccontò. "Tu invece?" "Anche io sono il terzo. Compirò sedici anni a dicembre e studio in Svizzera. Mi chiamo Stephan, Stephan Luc Henri Tomaso Kelder- Lotter Keller Shuber. Brutta gatta da pelare." Le dissi divertito. "Sei serio? Così tanti nomi?" Mi chiese. "Almeno non mi chiamo Marie, è il secondo nome di mio fratello Jean, Jean Marie Marcelle Albert." Rivelai. Al che lei rise divertita. "Io ho un solo nome e dodici anni. Aiuto i nonni in campo e la zia a vendere la verdura, così potrò pagarmi le trasferte con la scuola di danza classica. È il mio sogno da quando sono piccola e quest'anno potrò realizzarlo. Voglio ballare come Carla Fracci." Disse rivelandomi il suo sogno.
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