Mi era rimasta asilo la danza.
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Dopo il Don Chisciotte, fui trasferita nelle file del corpo di ballo principale della compagnia scoprendo con molto piacere che mi fu assegnato un ruolo di secondo grado. Il motivo lo scoprii più sul tardi quando incontrai i primi ballerini. Non erano volti a me sconosciuti, anzi. Ruby Stone e Emeraude Burgés erano amici. Rivedendoli tornai indietro nel tempo di cinque anni, all'estate in cui lasciai il nido che era Forte dei marmi. A quando per partecipare a quel raduno di primi ballerini, decisi di lavorare e sudarmi i miei traguardi. ..
"Per studiare danza devi lavorare?" Mi aveva chiesto all'epoca Stephan. Sì! Dovevo lavorare se non volevo restare ferma a Forte dei Marmi. A gennaio ero infatti stata inserita nella rosa delle ballerine emergenti per un raduno europeo di giovani eccellenze della danza. Sarei stata a Zurigo insieme ad altri due ballerini della Versilia in rappresentanza di Massa Carrara e forse di tutta la Toscana, ciò che mi serviva per poter accedere al mio sogno erano i soldi per non pesare sulla mia famiglia. Non volevo essere di troppo, mi pagavano gia la scuola di danza e il materiale, pagavano per portarmi due volte a settimane a Massa Carrara, dove c'era la sede centrale della succursale dove studiavo. Non volevo che si impegnassero ancora di più quando c'era da pensare anche ai miei tre fratelli. nonostante fosse la mia maestra a portarmici.
La prima tappa per quel raduno che mi avrebbe visto a lavorare e competere con i ballerini più disparati, fu proprio da noi in Toscana. Quell'inverno, trascorsi quindici giorni a Viareggio con tutta l'associazione danza della Versilia, ci sarebbe stato la prima selezione, è una buona parte di noi sarebbe stata scartata. Ma io credevo in me! Ad esaltarmi ancora di più furono gli ospiti stranieri che arrivarono a fronte del prossimo raduno che ci sarebbe stato. Arrivarono dalla Francia, la Svizzera e l'Inghilterra, dalla Spagna, da Mosca e San Pietrobirgo, dall'Austria. Ero veramente galvanizzata. Il primo giorno capitai in fila con una decina di ballerina dalla nazionalità più disparata. Compresi che la ragazza al mio fianco fosse francese per la frase che gettò fuori.
"Maledizione! C'è anche Chantal Aimée." Compresi, c'è anche, ma non la prima parole. Segno che dovevo mettermi di buona lena a studiare il francese e non solo. Meglio studiare da autodidatta le lingue che mi sarebbero tornate più utili.
"Qual è il problema della Aimée?" Chiesi intanto che la giovane francese si voltò. Era stupenda, pelle d'ambra, occhi color cioccolato e capelli biondo oro, era alta quanto me.
"È brava, molto." Rispose la francese. "Quando faccio i provini con lei, non riesco mai a passare."
Fortunatamente l'inglese che iniziò a parlare lo capii, non compresi perchè trovava straordinaria la Aimée. "Non è così speciale. Io ci ho ballato e dovevo starle dietro. Può essere brava quanto vuole nei passi singoli, ma se non sa muoversi neanche con un passo a tre allora non è così speciale." Dissi pensando che probabilmente anche nelle altre scuole ci sarebbe stata la selezione per il prossimo raduno.
"Concordo." Intervenne una seconda voce, la ragazza era alta quanto me, splendidi occhi blu che spiccavano su viso ovale e pelle d'ebano, capelli biondi raccolti in una treccia e un sorriso così sincero che mi entrò nel cuore. "Dovresti credere in te e ballare per il piacere di farlo. Poi qui nessuno è per vincere, ma per imparare."
"Concordo con la ragazza dagli occhi di zaffiro." Dissi.
La francese ci guardò e scosse le spalle rassegnata. "Forse avete ragione. Ma la trovo sempre ovunque da quando mi sono trasferita a Parigi. Io sono Emeraude, diciassette anni e vengo da Marsiglia, voi invece?" Ci chiese.
"Oh io... Ciao!Io sono Saffi... cioè Sapphire, come ha detto lei." Disse la bionda indicandomi emozionata. Sapphire! Dio che bel nome, proprio come la persona che lo portava. "Vengo dalla scuola di ballo di Ginevra e ho quattordici anni."
"Che coincidenza." Esclamai rivelandole il mio segreto, solo i miei genitori, che lo avevano scelto, e Stephan lo sapevano. "Il mio nome viene dall'Aqua Marina. Vengo dall'associazione di Versilia. Gioco in casa e ho quindici anni." .
"Acqua Marina?" Chiese sorpresa Saffi. "Aqua."
Le sorrisi sincera, Aqua e Zaffiro, mi piaceva. "Zaffiro!" Sussurrai porgendole la mano alle due "Smeraldo." Dissi anche alla marsigliese.
Tutte e tre sorridemmo soddisfatte e intrecciando le nostre mani sancimmo un tacito accordo. "Tre pietre preziose, come i tre moschettieri. Mettiamocela tutta, insieme." Disse Emeraude.
"Insieme." Disse la svizzera.
Iniziò così la nostra amicizia, con Saffi conobbi anche la sua amica Janine, e la di lei madre nonché maestra di Saffi, Maelle. Saffi aveva amicizie anche tra le file dei ballerini maschi, infatti appena ci incrociammo mi presentò Jade Genner, che si profilò essere un bravissimo ballerino.
"Ragazze non dobbiamo perderci. Scriviamoci." Propose Emeraude.
"Odio scrivere!" Rispondemmo insieme Saffi e io.
"Basta con queste coincidenze voi due." Ci prese in giro Janine.
Vero! Noi due ci somigliavamo parecchio, eravamo nate lo stesso giorno a distanza di un anno. Sorprendentemente ci piaceva lo stesso cibo, amavamo entrambe i bambini e quando eravamo libere ci dilettavamo a occuparci dei piccoli ballerini in erba. Il nostro stile era simile, nonostante venissimo da due scuole di ballo diverse, eravamo le più giovani del gruppo prescelto, ma anche quelle più apprezzate dai coreografi. Entrambe eravamo orgogliose, golose, nonostante dovessimo seguire una dieta e, come dicevano Emeraude e Janine, ci preoccupavamo più degli altri che di noi stesse.
"Scrivere è noioso!" Affermai. "Inoltre le lettere ci mettono tempo ad arrivare oltre confine. Scambiamoci i numeri di telefono." Propose.
"Ci sto!" Rispose entusiasta Saffi.
"E ci parleremo tutte in inglese... vi prego, datemi tempo per imparare bene a parlare francese." Ricordai alle ragazze.
In primavera, fortunatamente fui ri-selezionata e ci trovammo tutte a Ginevra. Il gruppo si sfoltiva sempre di più, Petra la mia maestra mi rivelò che quei raduni erano un modo per importanti al fine di farci conoscere e ci preparavano a un grande progetto di cui mi avrebbe parlato se avessi passato le ultime selezioni. Tutte queste esperienze le raccontavo trepidante a Stephan quando in estate arrivava a Forte dei Marmi. Dio se lo amavo e se mi appoggiava in pieno. Lui era la persona che più mi apprezzava e lo stesso facevo io con lui. Durante quell'anno io, Emeraude e Saffi ci sentimmo spesso a telefono, poiché per l'estate dovetti rinunciare al ritiro di Parigi,
"Per pagarmi i raduni lavoro l'estate. I miei mi pagano già la scuola di danza, le scarpe e gli accessori tutti. Ci tengo ad aiutarli, in fondo si tratta del mio sogno." Spiegai a Saffi che mi comprese
"Capisco. Non riesci a lavorare durante l'anno scolastico?" Mi chiese, non capivo se fosse svizzera o inglese ancora, anche se la cadenza linguistica mi faceva capire fosse più franco svizzera. "Per quando si ritorna a Londra potrei ospitarti da me." Affermai invitandola.
"L'importante è che non si faccia in estate." Risposi ridendo, anche perché significava non poter più vedere Stephan.
"Ah no! Vedi che si sta bene anche a Londra in quel periodo." Si risentì Saffi.
"C'è il mio ragazzo che rientra dopo l'anno accademico." Le rivelai emozionata, non potevo nasconderlo alla mia più cara amica.
"Sei innamorata! E com'è? Cioè le sensazioni..." Mi chiese sognante.
"Sono bellissime. Comunque, anche tu verrai da me quando rifaremo il raduno in Italia. E se sarà in estate ti presento Steph." Le dissi allegra.
"Con piacere Aqua, non vedo l'ora. Allora fai belle vacanze." Le dissi.
"Anche tu. Rilassati con la tua famiglia."