Avevo un tumore, ero quindi condannato. Tornando da Marina l’avrei condannata a mesi di apprensione e preoccupazione.
Sinceramente se avessi capito prima di avere un tumore avrei evitato anche di far chiamare Elene.
Volevo comunque pensare positivo. Volevo guarire, ma non volevo assolutamente fare la chemioterapia. Se c’era una cosa che avevo sempre desiderato era una bella famiglia, sapevo che la chemio mi avrebbe reso sterile. Non ero pronto a questo come non ero pronto ad accettare il mio infausto destino. Avrei lottato con le unghie e con i denti, senza fare la chemioterapia.
Tornammo a casa molto tardi. Nonostante tutto Elene fece preparare qualcosa da mangiare per tutti.
Giustamente appena fummo in casa mia sorella ne approfittò per incalzare nella sua battaglia.
“Devi dare la chemioterapia.” Mi disse. “Stephan non si scherza su queste cose.”
“Credi che non lo sappia?” Le dissi battagliero. “Elene...Credi davvero che io non sappia ciò che mi sta accadendo? Semplicemente che ho il cancro. Lo vedo ogni giorno alla fondazione fiocco rosso, tu sarai anche un medico. Ma io mi mobilito per finanziare delle ricerche e le famiglie facente bisogno.” Le dissi. “Non starmi addosso. La chemioterapia non la farò.”
“Ma Stephan…”
“Elene io stavo tornando da Marina, pensavo di avere una vita davanti e invece ho solo perso tempo in questi cinque anni, sarei dovuto andare subito da lei. Dimmi Elene, capisci come mi sento in questo momento?” Le chiesi.
“Puoi sempre tornare da leo…”
“No!” Affermai. “Non posso assolutamente tornare da lei. Non con questa spada di Damocle sulla testa.”
“Sei troppo disfattista.” Mi disse.
Al che la presi di petto. “Dove sono i miei gemelli Elene?” Le chiesi.
Al che lei indietreggiò iniziando a piangere. “Non lo so… sei ingiusto Stephan… dovresti pensare anche a loro adesso… se non fai la chemio lo lascerai senza un padre…”
“Perché sono un padre io!” Urlai spazientito. “Un padre cresce i suoi figli e li educa…. Non prendermi in giro Elene.”
“Ti prego Stephan…” mi supplicò ancora lei.
Feci scena muta! Non l’avrei assecondata, si parlava della mia vita e del mio corpo.
“Ho capito Stephan.” Disse mia sorella allontanandosi.
Di mio mi era passato anche quel poco di appetito che avevo. Mi scusai quindi con Johanne e andai in camera mia.
Avrei dovuto capire che mia sorella non si sarebbe arresa facilmente. Il mattino dopo andammo di buon ora in ospedale e mentre io mi avviavo a fare tutti gli esami dopo essere stato ricoverato in day hospital, mia sorella invece aveva aggirato le mie decisioni chiamando la fanteria.
Tre ore dopo aver conosciuto il dottor Lienderman e fatto le varie visite e gli esami, che egli stesso aveva richiesto, infatti Helena si presentò nella mia stanza. Non era sola! Mi sorpresi, ma non tanto, di trovare i miei fratelli e la zia Mette.
“Caro… come stai? Cosa dice il medico?” Mi chiese la zia premurosa. Il volto devastato sembrava più vecchia in quel momento, quasi le avessero tolto cinquant’anni improvvisamente.
“Lienderman vuole fare prima tutti gli esami necessari. Poi una volta avuto tutto alla mano mi parlerà della malattia.” Le dissi rassicurandola.
“Avresti dovuto chiamarci, sai che saremo stati con te.” Mi disse Jean.
“Non lo immaginavo mica!” Dissi apparendo sicuro di me. “Per strada mi sono sentito di nuovo male e una volta qui ho chiesto un consulto specialistico.” Spiegai.
“Helena ci dice che non hai intenzione di fare la chemioterapia.” Disse Pierre evidentemente preoccupato.
“Non la farò. Preferisco vivere ciò che mi resta senza la chemioterapia, piuttosto che sacrificare me stesso.” Affermai.
“Per un figlio Stephan!” Chiese Pierre irritato.
Sospirai fissando Jean. “Mirelle è incinta.” Gli dissi. “Cos’hai provato quando te lo ha detto?”
“Io… io….” Balbettò mio fratello. “Andiamo Steph… non siamo qui per parlare di me, bensì della tua salute.” Mi disse.
“Non starò per diventare padre!” Dissi ai miei fratelli. “Ma se starò bene, non voglio perdermi l’emozione di diventare genitore. Di crearmi finalmente una famiglia.” Dissi emozionato.
“Stephan…” Mi chiamò la zia Mette. “Ti prego, ravvediti. Noi tutti vogliamo che tu stia bene, io per prima. Non essere testardo.”
Ancora scossi la testa. “Vi prego zia. Voi più di me dovreste capirmi, non siete riusciti ad avere figli con lo zio Hans.”
Lei sussultò, fece per parlare, ma fu interrotta dalla porta che si apriva. Sulla soglia c’erano i miei genitori.
Mia madre aveva il volto devastato, pari a quello della zia Mette. Appena mi vide si riversò sul letto accanto a me prendendomi il viso tra le mani e toccandomi, incredula che fossi steso sul letto, ammalato. “Oh Dio! Perché non è uno scherzo.” Chiese disperata.
Sospirai guardando mia sorella. Perché aveva chiamato anche loro.
“Mamma e papà erano presenti quando ieri sera Elle ci ha chiamato.” Affermò Pierre senza che chiedessi.
“Siamo passati dal medico che ti ha preso in cura.” Disse mio padre. “Johanne ci ha assicurato che Lienderman è uno dei migliori oncologi della struttura e di tutta la Svizzera.”
“Ha già parlato con voi?” Chiesi.
Papà annuì. “Ci ha detto che non intendi fare la chemioterapia.” Mi disse. “Vorremmo che ci ripensassi Stephan, questa volta è una situazione seria e non dovresti intestardirti.”
“Il dottor Lienderman vi ha detto che con la chemioterapia diventerei sterile?” Chiesi loro.
“Vuoi dei figli e non ti decidi a metter su famiglia! Stephan pensa a tua madre e a tua zia, vuoi farle penare realmente così tanto?”
Scossi la testa guardando ora la mamma, ora le zia. Erano identiche, anche l’espressione preoccupata era la stessa intanto che entrambe si sostenevano a vicenda.
Non era giusto! Sapevano che non avrei mai voluto fare soffrire nessuno. “Io voglio solo una famiglia. Perché non volete capirmi.” Dissi loro spazientito.
“Non dire di volere un figlio, saresti egoista nei suoi confronti.” Disse mamma alterata. “Non immagini Stephan il dolore. Non sai cosa significa quando senti che la vita di tuo figlio sta scivolandoti tra le mani.”
Al che mi alterai, aveva veramente il coraggio di dirmi una cosa del genere. “Credo di saperlo troppo bene invece!” Dissi secco guardando tutti gelido.
Mamma comprese di aver fatto una gaffe perché abbassò lo sguardo mortificata.
La zia Mette fece un passo avanti, possibile che finalmente mi dicessero la verità e me li facessero vedere. “Steph…” Disse in un sussurro interrotta da papà.
“Proprio perché sai cosa a si prova, dovresti rinsavire Stephan.” Mi disse. “Per l’amore del cielo, prendi in considerazione la chemioterapia e torna a casa con noi.” Mi disse.
“Mettiamoci tutto alle spalle, farai ciò che vuoi della tua vita. Ma per l’amore del cielo, fai la chemio.” Mi supplicò. Non lo avevo mai visto così. Probabilmente la notizia della malattia lo aveva devastato più di quanto immaginassi e dava a vedere.
Effettivamente sapevo cosa si provava quando si perdeva un figlio. Solo meno di cinque anni prima mi era stata data una notizia simile, falsa, ma intanto era riuscita ad distruggermi emotivamente quanto la scomparsa di Marina.
“Vedrò cosa dirà il dottore.” Dissi. “Ma non vi prometto niente. Era mia intenzione tornare da Marina e riportarla da me, tuttavia date le ultime novità, dovrò fare un passo indietro.” Dissi loro.
“In merito a questo…” sussurrò papà stringendo le mani a pugno. “L’articolo che ti abbiamo fatto vedere è vecchio.” Mi rivelò. “Risale all’anno scorso, non l’avresti trovata a Vienna. Volevamo mostrarti che si era rifatta una vita ed era andata avanti.”
Sospirai. Quindi quel viaggio sarebbe andato a vuoto. Scossi la testa guardando papà. “Fa nulla. Se non me lo aveste fatto vedere, non avrei mai reagito lasciando il Kelderdorp. Non sarei mai partito e adesso saremo ancora al palazzo pensando che fosse una tosse convulsiva.” Gli dissi sincero.
“Voglio che tu capisca che tutto ciò che faccio è per il tuo bene.” Mi disse ancora papà.
“Lo capisco… Ma tu dovresti capire che non faccio le cose per dispetto. È cosi sbagliato seguire il proprio cuore?”