Con quella sua affermazione restai basito.
"Purtroppo non ho fatto in tempo a seguirla, ho visto che i dottori con mamma le hanno consegnato i gemelli. Mi aspettavo che sarebbero tornate tutte e due al palazzo con i bambini perché erano stati dimessi, tuttavia quando sono rientrata al palazzo la zia non c'era e con lei i gemelli." Mi raccontò non avendola io interrotta.
"Quindi i bambini sono vivi?" Le chiesi riprendendomi, ero speranzoso.
"Si! Appena sono nati mamma mi ha invitato ad andare alla Maternité Grande-Duchesse Charlotte con i gemelli così da accudirli. Non volevo accettare per non lasciare Marina da sola. Tuttavia ci ho ripensato, così l'ho affidata a Lucille, la mia segretaria e sono andata alla clinica. Erano sani Stephan, non erano stati neanche in incubatrice. Indossavano addirittura il corredino che Marina aveva preparato loro,i bavaglini e i nomi Stephan..." disse dopo essersi infilata il vestito venendomi incontro. "Li hanno chiamati Erik e Theodora, come avevate scelto." Mi disse dandomi la schiena .nuda.
Mi avvicinai a tirarle su la cerniera. "Erano Erik e Theodore e al limite Erika e Thea, non Theadora." Specificai. "Mi stai dicendo che hanno preso i gemelli?" Chiesi sconvolto.
Lei annuì girandosi. "So che sono sotto responsabilità della zia. La dottoressa Klain è il loro pediatra." Mi disse.
"Quindi hai visto i bambini, mi hai detto che ti ha illuminato." Le dissi.
"No! Non li ho visti purtroppo. Non capisco neanche in quale ala della casa sono tenuti." Mi disse. "Marina sa che li sto cercando, da quando ha scoperto che sono vivi ha ripreso in mano la sua vita e guardaci, siamo venuti a vedere il suo primo balletto." Mi disse entusiasta.
"Senza i gemelli." Dissi. "Elene io ho bisogno di riprendermi la mia famiglia, Marina e i gemelli. Parla con la zia Mette o con questa dottoressa Klein."
"Tu non capisci Steph. Un giorno fermai Roberta per un consiglio medico, all'epoca non sapevo che fosse la pediatra. Le volevo chiedere un consiglio sulle dinamiche del parto di Marina e lei mi disse, non sono un ginecologo, ma un pediatra." Mi spiegò. "Ovviamente le ho chiesto dove visitava i bambini, mi rispose che glieli portavano ogni volta che avevano appuntamento. Il marito Lars, ha ipotizzato che probabilmente i bambini sono in un'altra casa." Raccontò.
"La residenza estiva?" Ipotizzai.
"Non lo so! Posso solo dirti che Roberta vorrebbe farmi una foto dei gemelli, ma che non può dal momento che la zia Mette presenzia ogni visita." Finì di raccontare.
"Hai detto che è sposata. Al limite con una scusa potrebbe partecipare anche il marito alla visita e distrarre la zia Mette!” Le dissi emozionato. “Elle io voglio vedere i miei figli.”
Lei si voltò verso di me abbracciandomi. “Anche io voglio che siate felici tutti e quattro insieme Steph. Voglio proteggere la tua famiglia e la mia amica Marina.” Disse con fervore.
“Anche io! Ti prego, dimmi che non è un sogno.” Le dissi.
“Non lo è.” Mi disse lasciandomi andare. “Abbiate fiducia in me e intanto tu fai come Marina. Continua il tuo percorso accademico e speriamo che a fine anno io riesca a darvi notizie dei bambini.” Mi disse Helene.
“Quindi Marina lo sa? Vorrei poterne parlare con lei e rivederla.” Le confidai.
Lei scosse la testa. “Ci sono i suoi genitori, resteranno a Parigi per una settimana e non so se riuscirai a parlarle. Marina mi dice che anche loro erano contrari a una vostra storia.” Mi informò.
Sospirai. “Si! È stata infatti Lorena ad informarmi della prima di questa sera. Ancor prima di te.” Le dissi divertito. “La sorella minore di Marina è il mio unico alleato in quella famiglia.”
“Allora per quello che posso dirti Stephan è aspettare tempi più maturi. Facciamo così, prendiamo un appuntamento io, te e Marina per quando avrò notizie più certe dei gemelli.” Mi consigliò e dovetti capitolare.
Quella sera vidi per la prima volta Marina dopo otto mesi. Sul palco nei panni di Mercedes fu talmente splendida da mettere in ombra la prima ballerina. Lo pensai sinceramente dicendolo ad Helene che non dissentì dicendomi fossero gli occhi di un innamorato.
“È veramente molto più brava rispetto agli altri. Probabilmente per questo ha subito avuto un ruolo importante.” Mi disse.
“È un piccolo prodigio. Ha iniziato danza classica a tredici anni e a diciotto si è diplomata nella sua scuola come ballerina. Surclassò tutti i compagni compreso chi faceva danza da almeno dieci anni.” Le rivelai.
“È stata una sorpresa.” Mi disse.
“Non per lei. È orgogliosa e tende a fare tutto in meglio per eccellere. Fa parte del suo carattere.” Le dissi. “Ti prego, dopo quando andrai a salutarla consegnale questo per me.” Le dissi dandole un bacio sulla guancia.
Mi sarebbe mancata, ma avrei tenuto duro fino al nostro ritorno insieme.
“Lo farò Steph! Tu abbi fiducia in me.”
E fu ciò che feci. Attesi paziente per tutto l’anno successivo. L’unica notizia che appresi mi arrivò da Armand, l’uomo assunto da Elene quando rientrò in Lussemburgo.
“Madame è tornata in Italia. Adesso lavora per la compagnia della Scala a Milano e ringraziandoci ci ha congedato. Sua sorella mi ha detto di raggiungerla qui e attendere il suo rientro per informarla. Mi ha anche fatto avere questa…” disse porgendomi una busta chiusa. “Ancora non è riuscita a vedere i due gioielli.” I gioielli? Perché chiamava così i gemelli. Si avvicinò lentamente a me guardandosi intorno, poi parlò in un sussurro. “Ma adesso che vostra zia sta male la sta accudendo e sta acquisendo fiducia. Forse riuscirà a vederli.”
Al che capii. Armand era un dipendente personale di Helene, per cui non era compromesso e si muoveva per il nostro bene e non per il granducato. Aprii la busta e ciò che ne uscì furono delle foto.