“Sì.” Astor lo disse con una certezza così semplice e tranquilla, ma per me fu come se tutto fosse andato in frantumi. Il mio dolore, la mia speranza, tutto ciò a cui mi ero aggrappata crollò. Lo shock mi colpì come un pugno allo stomaco. Seguì l'incredulità, perché una parte di me pensava che non potesse essere vero, che fosse solo un crudele gioco di luce o un sogno dal quale mi sarei svegliata. Ma sotto il caos, sepolta nel profondo di me, c'era la felicità. Mia figlia. La mia Isabella. Viva. Ma quella felicità fu rapidamente soffocata da una serie di domande e da un'ondata di senso di colpa ancora più pesante. Mi girava la testa. Strinsi gli occhi, cercando di dare un senso ai sentimenti che provavo. “Io... ho sempre immaginato questo momento,” riuscii a dire con voce rauca e inst

